La selvaggia Punta Erbing

La Punta Erbing, un belvedere eccezionale

Antonio Dimai, famosa guida alpina ampezzana, conosceva bene il Pomagagnon, sul quale fra il 1899 e il 1905 aprì ben cinque nuovi itinerari. L’ultimo saliva la parete sud della sommità più orientale della cresta (2301 metri), scalata con l’inseparabile compagno Agostino Verzi e un tale Erbing, il cui nome apparve nella storia dolomitica come una meteora, ma è poi rimasto a identificare la cima.

Nel 1903 Dimai si era lasciato sfuggire la conquista della vicina Punta Zestelis, lungo la cui parete sud i colleghi Pompanin e Zangiacomi guidarono il cliente Grauer, ma due estati più tardi ebbe l’onore di battezzare una vetta fino ad allora sconosciuta.

Negli anni ’40, alla sua via si aggiunse una diretta ad opera di due giovani Scoiattoli, salita d’inverno da scalatori veneti nel 1953: in seguito però ambedue le vie sono state abbandonate.

Sulla Punta Erbing

Noi possiamo accostare la Punta Erbing a piedi senza grossi problemi, dall’uscita del sentiero attrezzato della “Terza Cengia” (la soluzione è riservata però ai “ferratisti” esperti), oppure risalendo la via di rientro da quest’ultima, che parte da Forcella Zumeles, è segnata, nel complesso non difficile e con un buon sapore d’antico. Per salire la Punta dobbiamo prima portarci a Forcella Zumeles (2072 metri, un’ora e un quarto dal Passo Tre Croci, poco più da Rio Gere, quindici minuti dall’arrivo della seggiovia di Sonforca).

Dalla forcella seguiamo le indicazioni, traversando piacevolmente in piano il boscoso versante nord dei Crepe de Zumeles, finché la traccia inizia a salire fra i mughi.
Superata con prudenza una ripida rampa franosa, seguono due brevi passaggi su roccette, che ci immettono sull’ampio dorso detritico e roccioso della Punta, selvaggio e molto panoramico.
La traccia zigzaga fino ad un esposto intaglio di cresta che guarda Cortina, dove termina la ferrata della Terza Cengia.

Punta Erbing

In pochi minuti e con un po’ di cautela possiamo guadagnare la puntina, magnifico belvedere sulla conca ampezzana (3 ore da Tre Croci). In discesa, ricalcheremo i passi della salita.

Fino ad oggi ho salito diverse volte la Punta Erbing, da entrambi i lati e anche da solo; mi piace percorrere la caratteristica rampa fra i mughi, che frana ogni anno di più, afferrare le solide roccette, rimontare il faticoso spallone detritico a nord, assecondare l’aerea cresta finale e giungere sull’angusta cima, dove solo una rozza croce segnala un culmine minore e poco considerato, belvedere eccezionale  e soprattutto luogo silenzioso.


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