Monte Cernera: una cima panoramica sopra il Passo Giau

Era da un po’ di tempo che non salivo sul Monte Cernera. Ci sono tornato pochi giorni fa accompagnando Mauro e, arrivato in cima, mi sono ricordato di quanto sia bella questa montagna e soprattutto di quanto sia straordinario il panorama che offre.

Il Cernera non è certamente una delle cime più famose delle Dolomiti. Dal Passo Giau, dominato dalle forme molto più appariscenti della Ra Gusela, dell’Averau e dei Lastoi de Formin, passa quasi inosservato. Visto dalla Val Fiorentina mostra invece un carattere completamente diverso, con la sua grande parete meridionale che precipita verso Santa Fosca.

La via normale parte dal Passo Giau e permette di raggiungere la cima con un dislivello relativamente contenuto. Ma proprio questo dato, insieme alla presenza di alcuni brevi tratti attrezzati, può dare un’idea sbagliata della difficoltà della salita.

La salita dal Passo Giau

Dal Passo Giau si imbocca il sentiero 436, che inizia nei pressi della caratteristica chiesetta, in direzione di Forcella Giau e Mondeval. A chi proviene da Cortina suggerisco però di parcheggiare nello slargo che si trova nei pressi dell’ultimo tornante della strada, poco prima di raggiungere il passo. Da qui parte un sentiero non numerato che, in breve, si immette sul 436 nei pressi di Forcella Zonia, evitando così di dover raggiungere il Passo Giau.

Superata Forcella Zonia (2229 m) si raggiunge Forcella Col Piombin (2239 m), dove si abbandona il sentiero principale e si svolta decisamente a destra, seguendo le indicazioni per il Monte Cernera.

Da Forcella Col Piombin il sentiero perde inizialmente un po’ di quota, per poi iniziare un lungo traverso sul versante occidentale del Cernera. La traccia è generalmente evidente e, dove lo è meno, alcuni ometti aiutano a individuare il percorso.

Il sentiero rimane quasi sempre stretto. Nei tratti pianeggianti questo non crea particolari problemi, ma in diversi punti attraversa diagonalmente pendii molto ripidi ed esposti, dove è indispensabile muoversi con passo sicuro. Lungo il percorso si incontrano alcuni brevi tratti attrezzati con cavo metallico, ma, a mio parere, non sono questi a rappresentare l’aspetto più delicato della salita.

Anche prima e dopo l’ultimo tratto attrezzato si percorrono infatti tratti di sentiero esposti dove una scivolata potrebbe avere conseguenze fatali. Erba bagnata, fango o roccia umida possono rendere questi passaggi molto più delicati: per questo consiglio di affrontare la salita con terreno asciutto e di evitarla dopo piogge abbondanti.

Non ci sono particolari difficoltà tecniche e un escursionista esperto e abituato a questo tipo di terreno può procedere senza problemi, ma è importante non confondere l’assenza di difficoltà tecniche con l’assenza di rischio.

Superato l’ultimo tratto attrezzato, il sentiero continua a salire alternando terreno erboso e roccioso, con ancora qualche passaggio esposto che richiede attenzione. Gradualmente la pendenza diminuisce e si raggiunge la cresta sommitale, dove l’ambiente cambia completamente e la vista comincia ad aprirsi in tutte le direzioni.

Seguendo la cresta si raggiunge infine, senza particolari difficoltà, la Cima Nord del Monte Cernera, a 2664 metri, meta della via normale.

Il panorama dal Monte Cernera

La posizione del Monte Cernera è davvero privilegiata e lo sguardo spazia praticamente in ogni direzione, abbracciando una parte straordinaria delle Dolomiti. Il Pelmo, in particolare, domina il panorama e sembra vicinissimo.

Le montagne visibili sono talmente tante che elencarle tutte avrebbe poco senso. C’è però una particolarità che dà bene l’idea dell’ampiezza della vista: dalla cima del Monte Cernera si possono vedere contemporaneamente le tre montagne più alte delle Dolomiti: la Marmolada, l’Antelao e la Tofana di Mezzo.

È uno di quei luoghi nei quali viene spontaneo fermarsi più del previsto, semplicemente per guardarsi attorno e riconoscere, una dopo l’altra, montagne e vallate.

Una possibile variante di rientro

La discesa classica si svolge lungo lo stesso itinerario percorso in salita, ritornando a Forcella Col Piombin e quindi, attraverso Forcella Zonia, al Passo Giau. Anche in discesa è necessario prestare attenzione nei tratti più esposti, soprattutto se il terreno è umido o scivoloso.

Chi invece desidera allungare l’escursione può compiere un interessante anello passando per il Monte Verdàl (2493 m) e la Val di Zonia.

Dalla Cima Nord del Cernera si ritorna per un tratto lungo lo stesso itinerario di salita. Dopo aver percorso in discesa l’ultimo tratto attrezzato, si incontra la deviazione, ben segnalata, che conduce a Forcella Ciazza. Da qui, con una breve salita, si può raggiungere la cima del Monte Verdàl; si ritorna quindi alla forcella e si prosegue in discesa verso la Val di Zonia.

Raggiunto il bivio a quota 1910 m, bisogna recuperare una parte del dislivello perduto: seguendo il sentiero 462 si risale la valle fino a Forcella Zonia (2229 m). Qui ci si ricongiunge al sentiero 436 percorso all’andata e si rientra al Passo Giau.

È una variante più lunga e comporta un maggiore dislivello rispetto al semplice ritorno per la via di salita, ma permette di compiere un bel percorso ad anello e, con una breve deviazione, di aggiungere anche la cima del Verdàl.

Una montagna frequentata da molto tempo

Nella guida di Antonio Berti, alla voce dedicata alla via comune del Cernera, non compare il nome di un primo salitore, ma semplicemente «cacciatori locali ignoti».

Del resto non sorprende. La zona del Giau e della Val Fiorentina è stata frequentata per secoli da pastori e cacciatori locali, ed è molto probabile che qualcuno abbia raggiunto la cima ben prima che gli alpinisti iniziassero a documentare le loro ascensioni. Chi sia stato davvero il primo, naturalmente, non lo sapremo mai.

Una delle prime testimonianze alpinistiche ben documentate risale invece al 10 giugno 1912, quando Arturo Andreoletti, A. Della Bianca e sei soldati alpini raggiunsero il Cernera da nord nel corso di una traversata esplorativa delle creste. All’epoca il gruppo era ancora poco conosciuto e lo stesso Andreoletti ne pubblicò successivamente una descrizione accompagnata da uno schizzo topografico.

Ma il Cernera mostra un volto completamente diverso verso la Val Fiorentina, dove precipita con la sua imponente parete sud. Il 26 luglio 1953 quattro Scoiattoli di Cortina — Lino Lacedelli, Beniamino Franceschi “Mescolin”, Candido Bellodis e Claudio Zardini — aprirono su questa parete una via di 400 metri e VI grado, impiegando 9 ore e 70 chiodi.

Una curiosità geologica

Di geologia confesso di capire poco o niente, ma preparando questo articolo ho scoperto una cosa sul Cernera che non conoscevo. Secondo la Fondazione Dolomiti UNESCO, le sue rocce conservano importanti testimonianze delle antichissime fasi che portarono alla formazione delle Dolomiti, quando quest’area era occupata da un mare tropicale. Nelle rocce sommitali sono stati inoltre rinvenuti fossili che raccontano l’evoluzione di quell’antico ambiente nel corso di milioni di anni.

Per approfondire gli aspetti geologici rimando volentieri a chi ne sa molto più di me. A me basta pensare che, mentre camminiamo su queste rocce, sotto i nostri piedi c’è una storia iniziata centinaia di milioni di anni prima di noi.

Una cima che merita di essere conosciuta

Tornare sul Monte Cernera dopo parecchio tempo è stata una piacevole riscoperta. È una montagna forse un po’ oscurata dalle cime più celebri che la circondano, ma proprio per questo conserva un carattere particolare.

Il panorama dalla Cima Nord vale da solo la salita e, per chi ha voglia di prolungare la giornata, l’anello attraverso il Monte Verdàl e la Val di Zonia rende l’escursione ancora più varia e completa.


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Enrico Maioni e la filosofia di guida alpina.

Enrico Maioni

Questo è il mio blog. Guida Alpina, nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, con una vasta conoscenza delle Dolomiti e anni di esperienza in montagna.