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Kalymnos, arrampicata e spugne.

Pescatori di spugne e Dolomiti… Perchè? Quando pubblico un articolo sul sito, raramente mi trovo a scrivere di qualcosa che non sia strettamente connesso alle Dolomiti, e se lo faccio è perché ritengo che l’argomento trattato possa essere interessante per il lettore-scalatore.
Kalymnos, una dei 12 isole del Dodecaneso nell’Egeo orientale, a soli 20 km dalla costa della Turchia, è ben nota agli arrampicatori di tutto il mondo (ospita circa 10.000 climbers all’anno) che l’apprezzano per le sue fantastiche falesie, per il mare meraviglioso, per gli ottimi piatti sapientemente preparati nei svariati ristoranti di Masouri e, non ultimo, per i suoi prezzi davvero vantaggiosi.

Spugne a KalymnosPrima dell’arrivo dei climbers, Kalymnos era nota al mondo come “l’isola delle spugne”. Fino a pochi decenni fa la sopravvivenza dei locali era strettamente legata al mare, e se oggi l’arrampicata ha certamente risollevato l’economia dell’isola, un tempo la pesca delle spugne costituiva la principale fonte di sostentamento della maggior parte delle famiglie kalimniote.

Prima del boom dell’arrampicata le nude rocce erano mal viste dalla popolazione locale, che oggi usa esprimersi così: “Quando Dio creò la terra lanciò soltanto sassi nella direzione di Kalymnos. È difficile credere che quello che in precedenza noi credevamo fosse una maledizione, sia diventato ora una benedizione”.

La gran parte degli allegri e spensierati scalatori che oggi si godono le bellezze di Kalymnos forse non sa quanto dura fosse la vita dei pescatori di spugne, ed è per questo che, al ritorno da un mio viaggio sull’isola, ho ritenuto interessante scrivere questo post.

La vita dei pescatori di spugne, l’oro soffice di Kalymnos.

«Sull’isola greca di Kalymnos, i subacquei raccolgono le spugne naturali dal fondo del mare, e questo non è certamente il lavoro più facile, o il più sicuro, quindi perché farlo?
Un uomo sta in piedi in riva al mare, lo sguardo rivolto al largo, sull’Egeo. Nonostante sia un pescatore del posto ne è ancora affascinato, anche dopo molti anni. Nel profondo, tuttavia, sa bene cos’è che lo attira davvero: l’immersione per le spugne è tutto ciò che conosce e l’idea di fermarsi non gli è mai passata per la testa, nonostante tutte le disgrazie occorsogli, tutti i colpi crudeli del destino.

Pescatori di spugne a KalymnosPantelis Georgantis, 41 anni, è in piedi nel porto di Pothia, e ci racconta di Nikolaos, il suo fratello morto, disperso in mare. Poi prosegue con la storia del suo incidente, quando si immerse a una profondità di 50, forse anche di 60 metri e tornò in superficie troppo velocemente, senza prendersi il tempo necessario per decomprimere. Bolle d’aria si formarono nel suo corpo, causandogli la malattia da decompressione.

Da allora usa un bastone per camminare, trascinandosi dietro una gamba, ma tutto questo non ha intaccato la sua passione, non ha fermato la sua professione. “È davvero l’unica cosa che ho imparato a fare” dice, prima di guardare indietro verso il mare. “Là fuori c’è la mia seconda casa. La mia vita. La mia esistenza.”

Kalymnos, la casa dei pescatori di spugne, è sede di villaggi affascinanti e romantici, come Masouri, nella parte occidentale dell’isola, con la sua deliziosa Aegean Tavern. Quelli che siedono sulla terrazza di questo ristorante-bar godono della vista del sole che tramonta dietro l’isola di Telendos, una perfetta scena mediterranea da cartolina. Il resto di Kalymnos, tuttavia, è per lo più caratterizzato da rocce. Scogliere e lande desolate, nonché una dura realtà che la popolazione locale ha affrontato da millenni: l’agricoltura frutta davvero poco, il che significa che per guadagnarsi da vivere la gente ha solo la pesca e… le spugne.

Pescatori di spugneNei tempi antichi, figure come Platone e Omero descrivevano la spugna come un importante strumento igienico da utilizzare durante il bagno. Nel corso degli anni il centro mondiale della raccolta delle spugne è stato istituito qui a Kalymnos.
A metà del XX secolo, l’epoca d’oro per i pescatori di spugne, ogni primavera migliaia di uomini si dirigevano a Kalymnos via mare dalla Sicilia, da Cipro e perfino dalla Libia.
Fino a 20 uomini rannicchiati insieme erano soliti passare settimane, a volte mesi, sui loro caicchi. Per tirare avanti portavano con loro patate, fagioli e carne salata.

Nelle annate migliori i subacquei di Kalymnos raccolsero fino a un milione di spugne, che furono poi esportate in tutto il mondo per i bagni, l’industria della ceramica e la lucidatura delle porcellane. Sebbene fosse una professione fruttuosa, era anche terribilmente pericolosa. I subacquei scendevano fino a 90 metri di profondità prima di tornare veloci in superficie, equipaggiati con mute da sub appena cucite, che vedendole oggi ti fanno pensare ai romanzi di Jules Verne.

Molti, come Georgantis anni dopo, hanno sofferto di malattia da decompressione e molti sono morti.
Per gli altri, i loro corpi si sono semplicemente appassiti a causa dell’enorme sforzo fisico, mentre alcuni sono stati feriti dalle razze o addirittura attaccati dagli squali. A Kalymnos si dice che quasi non c’è famiglia che non abbia sofferto una sorta di tragedia collegata alle immersioni per le spugne; in passato, quando in estate gli uomini sani andavano in mare, si vedevano soltanto tre gruppi di persone sulla terra: bambini, storpi e vedove.

La pesca di spugne oggi.

Pescatori di spugneCon il passare degli anni, però, la professione è diventata sempre meno importante. C’è stata un’enorme diminuzione della domanda in quanto la concorrenza dei prodotti sintetici ha stravolto il mercato e, dopo decenni di attività di pesca, sono rimaste ancora poche aree sul fondo del mare ancora ricche di spugne.

Oggi a Kalymnos ci sono circa 80 pescatori di spugne ancora attivi, e gli isolani continuano a seguire ogni primavera la vecchia consuetudine di organizzare una grande festa d’addio – la festa dell’amore – per i sub che si imbarcano per il loro raccolto annuale. Il clou dell’evento è il mihanikos, una danza tradizionale in cui i ballerini zoppicano intorno usando un bastone per raffigurare i pescatori di spugne con le loro gambe storpie, proprio come Pantelis Georgantis.

La paura, secondo Georgantis, è qualcosa che non ha mai provato e, anche se ciò non fosse vero, deve ancora nutrire la sua famiglia. Ha chiamato il suo caicco Nikolaos, dopo la morte di suo fratello. Finché sarà ancora in grado andar per mare ed immergersi, seppure con una sola gamba, Pantelis Georgantis continuerà ad andare in mare, anno dopo anno. E giù, dentro gli abissi.»

Se vuoi sapere di più sui pescatori di spugne, leggi qui.
Se invece vuoi venire con me ad arrampicare a Kalymnos, in primavera o in autunno, guarda il mio programma “Arrampicare a Kalymnos“!


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