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La montagna dei bambini

L’asilo nel bosco.

Accadde a Cortina d’Ampezzo, nella primavera del 1997, che alcuni genitori si trovarono nella spiacevole situazione di veder chiudere l’asilo frequentato dai loro amati pargoletti.
Fu così che presero una coraggiosa quanto difficile decisione: perché non provare con l’Asilo nel bosco?
L’Asilo nel bosco è una tipologia di scuola dell’infanzia rivolta a bambini di età compresa tra i tre e i sei anni, che si svolge quasi esclusivamente all’aperto. Si trattava della prima esperienza del genere in Italia,
al contrario di quanto già succedeva in alcuni Paesi del Nord Europa.

Pensandoci bene, Cortina e le sue meravigliose montagne, che svettano al di sopra di verdi boschi ricchi di flora, fauna, ruscelli e cascate, era il luogo ideale per tale esperienza.

I nostri chiesero allora al maestro montessoriano Georg Hafner, che fino ad allora aveva seguito i bambini nel precedente asilo, se fosse stato disponibile a questa nuova esperienza: nacque così l’Asilo nel bosco, che i piccoli frequentarono per ben tre mesi.

L’Asilo nel bosco, il primo sicuramente in Italia, è stata la premessa di quanto, qualche mese dopo, si sarebbe trasformato in un’esperienza educativa montessoriana conosciuta e stimata in Italia e all’estero, portata avanti dall’Associazione “Facciamo un Nido”, fondatrice del Centro Montessori Cortina.

Asilo nel bosco

Durante i mesi di permanenza nel bosco i bambini hanno avuto modo di vivere un’esperienza impagabile, che è stata documentata da un magnifico album fotografico.

Sembra una fiaba, ma è stata una realtà per i nostri bambini che hanno imparato dal muschio, dagli alberi, dal silenzio, dall’acqua, molte più cose, forse, di quante non s’imparino dai libri e comunque in modo più autentico.

Queste le parole che commentano la prima delle tante immagini dell’album al quale è stato assegnato nel 2000 il primo premio nazionale Federbim Valsecchi – premio che viene assegnato ogni anno a quanti contribuiscono alla crescita e allo sviluppo economico, politico, sociale e culturale della Montagna italiana.

E’ stato inoltre un onore per il direttivo di “Facciamo un Nido” ricevere una lettera di plauso con parole di elogio, solidarietà e amicizia da Irenäus Eibl Eibesfeld, allievo di Konrad Lorenz, al quale è stata portata personalmente al Max-Planck-Institut di Monaco di Baviera una copia dell’album.

Tale album ha voluto testimoniare l’avventura, meravigliosa e unica, di un piccolo gruppo di bambini ampezzani che hanno vissuto ogni giorno, con gioia ed entusiasmo, durante i mesi della primavera 1997, l’esperienza dell ‘Asilo nel bosco in località Pian de Loa.

Asilo nel bosco

Riporto qui di seguito il testo “La Montagna dei Bambini”, introduzione dell’album fotografico, scritto dall’amico Raniero Regni, Professore ordinario di pedagogia sociale all’Università LUMSA di Roma.

La montagna dei bambini

Possono le montagne, il lago, gli abeti, le tempeste e il sole essere educatori ed amici? Un bambino sdraiato guarda da vicino la splendente architettura verde del sottobosco. I suoi occhi traguardano i larici che la sovrastano e, oltre le cime, il cielo e le nuvole.


Hermann Hesse fa dire ad un suo personaggio, nato in un paesaggio che ricorda quello familiare ai bambini di Cortina, che le nuvole sono i sogni della terra, nei quali l’anima contaminata degli uomini si stringe di nuovo al cielo puro. Il mormorio del ruscello che racconta la sua storia, la crescita pensosa degli abeti, il fasto luminoso e schietto dei prati fioriti, l’austera semplicità delle terre coperte di neve profonda, le cime di roccia che dicono sempre la stessa cosa ma, come il mare, non ti stanchi mai di guardarle, possono avere ancora un posto nell’educazione?


I bambini della scuola nel bosco fanno pensare a Comenio che invitava ad apprendere, giocando sull’assonanza del nome e sulla diversità del significato, dagli alberi e non dai libri. Essi richiamano l’esperienza dei Wandervogel, il movimento degli “uccelli migratori”, il movimento giovanile che attrasse i giovani tedeschi a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Loro era la tecnica del vagabondaggio con spartana autosufficienza, alla ricerca di quelle comunità che sapevano ancora raccontare e cantare assieme. Nelle veglie accanto ai fuochi, nei silenzi del lungo inverno contadino, nelle escursioni verso quelle cime che sembrano sognare in remote lontananze, essi inseguivano l’ideale del “restare puri e diventare maturi”.


Pensare con le mani, con un pensiero che sa di terra, di muschio e felci. Pensare con le gambe, la stessa lenta pensosità del passo di montagna. Questo realizza alcuni dei diritti naturali dei bambini: il diritto a sporcarsi, a respirare i profumi offerti dalla natura e ai suoi sapori e alle sue sfumature, come anche il “diritto al selvaggio”, ad arrampicarsi sugli alberi o a nascondersi tra l’erba.
Diritti che non escludono, anzi potenziano il diritto ad avere una conoscenza precisa, scientifica e tecnica, dell’ambiente naturale ed umano.
Diritti che vengono prima e dopo quelli asettici delle programmazioni e dei lavori scolastici. Nella scuola nel bosco si può finalmente avere qualcosa da amare senza spiegazione.
Il diritto di dire sì a tutto ciò che vive. Diritto che, se soddisfatto nell’infanzia, può poi riempire il cuore di una persona per tutta la vita. “Tutto questo può – dice il Peter Camenzind di Hesse – ben riempire un’infanzia, e al caso una vita intera. Tutto questo parla infatti a voce alta e spiegata il linguaggio di Dio come non è mai uscito da labbra umane”.


Guardando queste foto e pensando a questa esperienza viene in mente Montessori “ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo”. I ragazzi vengono qui aiutati a fare il più possibile da soli. Ma non si tratta di una scuola di sopravvivenza, né del romantico struggersi e contemplare del turista occasionale. Credo che la vita trascorsa da questi insoliti allievi dei boschi abbia una segreta armonia con il lavoro, almeno con il lavoro dei montanari e , forse, con quello degli scienziati.


La stessa impressione che provava Heidegger, uno dei massimi filosofi del nostro tempo, quando rinchiuso nella sua baita di montagna, sotto una tormenta di neve, paragonava il suo faticoso lavoro alla ricerca della parola giusta alla resistenza che i grandi abeti oppongono alla tempesta, un lavoro il suo che era esattamente dello stesso genere di quello dei contadini della sua valle alpina.
E aggiungeva “solo il lavoro apre lo spazio necessario affinché si stagli questa realtà di monti e vallate”. Quando questi ragazzi sentiranno la gloria eterna nascere dentro di loro di fronte ad un tramonto o ad uno spettacolo naturale in cui tutto risplende, non si tratterà della voluttuosa e artificiosa immersione dell’escursionista o dello sciatore. Sentiranno la loro esistenza raccogliersi in se stessa, nell’attività seria e libera del lavoro che stanno svolgendo.


Se difficilmente l’innovazione educativa verrà per il futuro dal territorio chiuso della pedagogia, è probabile che la più difficile delle educazioni, l’educazione all’essere, possa venire proprio da una scuola nel bosco, capace di proteggere i bambini, una volta diventati adulti, dalla velocità, dalla superficialità e dall’apparenza a cui sembriamo destinati.


La vita vagabonda di questi ragazzi, potrebbe essere stranamente adeguata proprio al nostro tempo. Essa somiglia, da un lato, a quella dei nostri antenati cacciatori e raccoglitori nomadi che hanno costituito il 99% della storia della nostra specie. Dall’altro, non è detto che proprio le abilità sviluppate in questo ambiente naturale si rivelino, paradossalmente, molto adatte in un contesto di cacciatori e raccoglitori dell’era informatica. Nell’età di Web e di Net, nelle reti e nelle ragnatele elettroniche, si può riscoprire la trama profonda del Web of life, della rete di tutte le reti, cioè la vita.


Sì, perché poi questi bambini torneranno a casa, si inseriranno nelle mille attività del nostro tempo, ma conserveranno il rispetto, il pensiero meridiano, il senso della misura, l’ethos del limite, quell’essere vicini al cuore delle cose che la montagna avrà insegnato loro per sempre.


Winter

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