+39 347 2301915

La valanga

Informazioni di base sulla valanga e sui diversi tipi di neve

Il rischio di valanga è una delle preoccupazioni costanti degli sciatori fuori pista, dei scialpinisti e dei responsabili delle stazioni di sci. Molti appassionati di fuori pista e di scialpinismo lo temono mentre altri lo ignorano del tutto, per incoscienza, per incompetenza o per eccesso di sicurezza in se stessi.
Sciatori fuori pista e scialpinisti non devono mai lasciarsi tentare da una discesa senza riflettere sui rischi che essa presenta: l’improvvisazione non deve prendere il posto della più elementare prudenza.


Qual è il limite da non superare con riferimento al rischio di valanga? Ecco la domanda che ci si deve porre prima di intraprendere delle discese fuori pista, specie dopo un lungo periodo d’inattività forzata, quando le belle discese in neve fresca in giornate serene suscitano un irresistibile desiderio di scivolare…
La risposta a questa domanda non è così semplice poiché in tema di valanghe il margine fra rischio medio e rischio forte è assai ristretto.

Ed i parametri in grado di trasformare una grande giornata di sci in un dramma sono molti e fra di essi il caso può giocare un ruolo importante. Non entrerò in dettagli nello studio della neve, ma dopo una serie di considerazioni generali sulle valanghe vedremo come è possibile, partendo da certe osservazioni, limitarne i rischi. Esamineremo infine il comportamento da tenere in caso di distacco di una valanga.

Considerazioni generali

  • Esiste sempre un rischio di valanghe o di stacco di neve ogni qualvolta si esce dalle piste segnalate, anche molto tempo dopo l’ultima nevicata.
  • Esaminando la casistica delle valanghe si può facilmente vedere come nella maggior parte dei casi siano gli sciatori stessi a provocarle.
  • I mutamenti atmosferici improvvisi che si verificano in media o alta montagna modificano radicalmente la struttura del manto nevoso: i due elementi che più influiscono su di esso sono il vento e la temperatura.

Esistono varie scale per la valutazione del rischio di valanghe. Bisogna imparare ad interpretare i bollettini niveometeorologici tenendo presente che nessuna scala ha la pretesa di essere perfetta: spetta allo sciatore interessato fare le sue scelte in base alla giornata, all’itinerario, all’orario, ai compagni e anche in base al gruppo montuoso: infatti da un massiccio a un altro, a seconda dell’altitudine o dell’esposizione, i rischi annunciati dai bollettini possono variare notevolmente.

E’ inoltre opportuno sottolineare le differenze fra sci fuoripista e scialpinismo rispetto al rischio di valanga:

  • nel fuori pista la maggior parte dei pendii sono spesso percorsi da un gran numero di sciatori che contribuiscono ad assestare i diversi strati di neve; inoltre dopo abbondanti nevicate in alcune località gli addetti provvedono a far staccare artificialmente le valanghe con l’aiuto dell’esplosivo nei punti maggiormente pericolosi (anche se si è provveduto allo stacco artificiale di valanghe conviene essere prudenti all’inizio stagione quando il manto nevoso non è ancora consolidato o dopo un periodo di vento o ancora in caso di cambiamento di temperatura).
  • nel caso dello scialplinismo avviene spesso che sia proprio salendo con le pelli di foca che ci si espone maggiormente al rischio di valanghe, in particolare quando si devono effettuare delle lunghe diagonali. Inoltre, i pendii raramente frequentati, l’ora piuttosto avanzata della discesa e la tecnica approssimativa di alcuni scialpinisti contribuiscono ad aumentare i rischi accidentali e naturali.
    Va sottolineato come molti sciatori seguano qualsiasi traccia senza preoccuparsi dell’itinerario, dell’ora e delle conoscenze tecniche indispensabili per evitare il rischio di valanghe.


D’altro canto certi fanatici considerano prerogativa di grande bravura, dopo una grossa nevicata, fare le prime tracce sulle più belle discese della regione. Non vanno assolutamente imitati, bisogna saper attendere e anche rinunciare qualora si nutra il più piccolo dubbio. Le gite scialpinistiche programmate per il weekend spesso con grande anticipo vanno cambiate o annullate senza esitazione in caso di pericolo.

Regole generali
Munirsi di un apparecchio di ricerca in valanga, comunemente noto come ARVA (Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche, in francese) o come ARTVA (Apparecchio di Ricerca dei Travolti in VAlanga, in Italiano) ed ovviamente impararne bene il funzionamento, esercitandosi regolarmente nell’ uso dello stesso.
Avere sempre con sè la sonda da valanga e la pala da neve.
Non sciare mai da soli, ma evitare anche i gruppi troppo grandi. valanga
Lasciar detto, a chi rimane a valle, dove s’intende andar a sciare. valanga
Sciare nei canalini è meno rischioso che nei pendii aperti di media inclinazione, salvo in casi di rialzo notevole della temperatura.
Una conoscenza estiva dei luoghi può permettere di scegliere zone pietrose, più sicure dei pascoli o dei prati non falciati, sui quali la neve ha più difficoltà a fare presa.
Equipaggiamento valanga

Scegliere con cura le zone dove conviene fermarsi evitando di attardarsi sotto grandi pendenze o creste poiché il pericolo può venire dall’alto: valanghe naturali o valanghe provocate da altri sciatori che hanno tagliato il pendio appena sopra, scivolamenti di neve o caduta di seracchi. valanga

Quando la coltre nevosa supera i 60 cm di neve fresca è importante scegliere con cura il tracciato: sono da preferire le zone convesse, i pendii rotti da tratti molto ripidi e da falsopiani.
Si deve insistere sul fatto che per elementare regola di sicurezza non si deve affrontare il fuori pista subito dopo una grande nevicata (80 cm di neve fresca o meno se la neve è ventata). Se non si vuol fare a meno di sciare fuori pista meglio optare per zone boscose o ricche di cespugli. Diffidare del Föhn, vento caldo responsabile di un generale scioglimento della neve.

Dopo una caduta di neve accompagnata da vento forte, specialmente in alta quota, persiste il rischio di valanghe di lastroni fino a quando non avvenga un surriscaldamento del manto: contrariamente ad una credenza generale il freddo non favorisce assolutamente  l’assestamento della neve salvo in caso di forte umidità dello strato nevoso preesistente.

In primavera è meglio sciare sui versanti ad est evitando di sciare in ora tarda sui versanti esposti a sud e a ovest poiché il sole trasforma rapidamente la neve generando il rischio di valanghe di neve bagnata.
Evitare di attraversare un pendio nella parte centrale, ma se non ci sono altre soluzioni occorre prendere le seguenti precauzioni:

  • Se presenti, slacciare le cinghiette di sicurezza degli sci.
  • Slacciare i laccioli dei bastoncini.
  • Reggere lo zaino con una sola spallina.
  • Attraversare il pendio uno alla volta, rispettando un minimo di intervallo fra uno e l’altro: 30 o 50 metri a seconda della pendenza.
  • Nello stesso tempo non si devono perdere di vista il pendio ed i compagni impegnati nella diagonale.


Tener presente anche il rischio di piccole slavine, che può essere molto grande se trascinano a valle lo sciatore attraverso possibili salti di roccia o di seracchi. Bisogna sempre essere in grado di valutare i rischi che l’itinerario  comporta in base alla qualità della neve e all’orario della discesa. In caso di piccoli distacchi superficiali è meglio uscire dall’asse della propria discesa dopo alcune curve; si limiterà così la larghezza della slavina.
Occorre essere degli osservatori sempre molto attenti ed evitare di lasciarsi prendere dall’ebbrezza della discesa quando vi è la possibilità di qualche pericolo.

E’ importante sottolineare l’importanza di sciare con un apparecchio ARVA (Apparecchio di Ricerca delle Vittime delle Valanghe). E bene controllare prima di iniziare a sciare che I’ARVA sia acceso in emissione e che le pile siano cariche. Ma una  cosa soprattutto deve essere chiara: l’ARVA non può bloccare le valanghe!

Quando si pratica lo scialpinismo è bene avere sempre con sé una pala da neve per liberare il più rapidamente possibile una persona sepolta dalla  neve: le statistiche  dimostrano che le possibilità di sopravvivenza sono poche dopo 30 minuti di seppellimento.

In sintesi la valanga è di due tipi:

  • Valangha di superficie, quando il solo strato superiore scivola non avendo aderito allo strato sottostante. Lo spessore di questo strato può variare da pochi centimetri a ben più di mezzo metro.
  • Valangha di fondo, quando tutta la neve si stacca ed il terreno viene messo a nudo a causa della grande instabilità del manto nevoso.

Queste valanghe possono assumere forme diverse:

  1. Valanghe di neve polverosa
    Dopo una caduta di neve fredda, abbondante, lo strato è molto instabile, per mancanza di coesione tra i cristalli.
    Il rischio è molto più alto se ci si trova in un grande pendio poiché le valanghe di neve farinosa si staccano in modo molto rapido, raggiungendo a volte una velocità di 200 chilometri all’ora. La neve si mischia all’aria formando una miscela  molto dannosa.
    Chi ne viene investito rischia la morte per asfissia, in quanto i cristalli di neve penetrano nei polmoni attraverso il naso e la bocca.
    Quando si stacca una valanga di neve polverosa, bisogna tentare di fuggire rapidamente poiché lo spostamento d’aria e la neve leggera possono percorrere delle distanze impressionanti! valanga
  2. Valanghe di neve bagnata
    Sono queste delle valanghe di fondo dovute all’aumento della temperatura per l’azione del sole o del vento caldo. Tutta la massa nevosa diventa senza coesione, umida e scivolosa. La velocità di stacco è assai lenta, ma la massa di neve è notevole e la sua densità può toccare i 400 chilogrammi al metro cubo. La valanga scende sotto forma di molte palle di neve e si crea un passaggio raschiando il suolo come un bulldozer. Quando essa si ferma le forme di neve si schiacciano le une contro le altre soffocando lo sciatore sommerso; questa neve si indurisce rapidamente come cemento rendendo difficile il sondaggio.
    È la tipica valanga di primavera ed è anche la più prevedibile. valanga
  3. Lastroni formati dal vento
    Il vento comprime i cristalli di neve gli uni contro gli altri distruggendone le ramificazioni e formando granuli fini. Agglomerandosi i granuli formano lastroni molto instabili che non aderiscono allo strato inferiore dal quale rimangono separati come da un materasso d’aria.
    Questi lastroni si formano abitualmente nelle zone sotto-vento, sotto le cornici, nelle interruzioni di pendenza e nelle conche sovraccariche di neve ventata. Questa neve si frantuma molto facilmente e tutto il pendio è interessato dall’onda di rottura del lastrone. La velocità di questo tipo di valanga è in funzione della pendenza e dello spessore del lastrone stesso (da 30 cm a 2 m circa).
    I pericoli di valanghe di lastroni sono i più imprevedibili e richiedono molta prudenza, perché da essi dipendono i 3/4 degli incidenti. valanga

Va notato che certe valanghe sono miste in quanto la qualità della neve varia con l’altitudine, ossia una valanga di neve farinosa che si stacca in quota può a sua volta causare il distacco di una valanga di neve bagnata ad una altitudine inferiore. Per lo stesso motivo lo stacco di un lastrone su di un grande pendio può trasformarsi in una pericolosa valanga di neve polverosa.

10 regole da ricordare

  1. Indossare l’ ARTVA e controllarne il funzionamento prima di iniziare l’attività.
  2. Muoversi il più possibile lungo le creste e le dorsali, utilizzando i punti sicuri del terreno, come le rocce, gli alberi, i tratti pianeggianti.
  3. Evitare le zone sottovento e/o dominate da cornici di neve.
  4. I pendii aperti ed uniformi, o quelli che presentano bruschi cambi di pendenza, sono da considerarsi sospetti.
  5. In caso di manto nevoso instabile, non avventurarsi su pendii con inclinazione superiore a 30 gradi.
  6. Evitare l’attraversamento (taglio) di pendii aperti.
  7. Quando non c’è modo di evitare l’attraversamento, il pendio deve essere tagliato il più in alto possibile.
  8. La salita e discesa di un canalone deve avvenire sempre verticalmente e lungo i margini.
  9. Evitare assolutamente l’attraversamento di zone che confluiscono in crepacci, salti di roccia, pietraie affioranti o altre insidie.
  10. Le vecchie tracce non sono indice di sicurezza, in quanto nel frattempo la situazione può essere mutata. Anche le tracce di animali non danno garanzie.
Come comportarsi in caso di valanga
Bisogna analizzare la situazione il più rapidamente possibile: ad esempio se una valanga di neve polverosa sta per travolgerci, è inutile cercare di scendere sulla linea di massima pendenza poiché si verrebbe subito raggiunti dallo spostamento d’aria e dal pulviscolo.
Meglio fuggire di lato facendo una veloce diagonale in discesa.
Se si viene presi nella valanga, di qualunque tipo essa sia, non bisogna farsi prendere dal panico: se si rimane nella parte alta della valanga bisogna tentare assolutamente di aggrapparsi al pendio cercando l’appiglio di un albero o di un cespuglio. Se questo non è possibile, bisogna cercare di stare a galla nuotando, poiché restando in superficie ci saranno forti possibilità di uscirne indenni.

Nel caso si venga sommersi, nell’attimo stesso in cui si viene seppelliti bisogna comportarsi nel modo seguente:

  • non respirare e tenere la bocca chiusa: nel caso di neve polverosa un foulard può essere molto utile;
  • rannicchiarsi con le braccia chiuse contro il corpo e le gambe piegate;
  • nello stesso momento in cui la valanga si ferma, bisogna spingere la neve il più lontano possibile con le ginocchia e con i gomiti per creare una specie di cavità;
  • infine, bisogna mantenere la calma, senza sprecare energie urlando, al fine di risparmiare l’ossigeno.


Come organizzare le ricerche

  • Incaricare una persona di sorvegliare il pendio sovrastante, poiché può arrivare una seconda valanga. È ovvio che bisognerebbe sempre essere equipaggiati con I’ARTVA, in tal modo le ricerche saranno più veloci, semprechè ci si sia esercitati costantemente all’uso dell’apparecchio.
  • Cercare di localizzare il luogo approssimativo in cui gli sciatori scomparsi sono stati visti l’ultima volta; cercare una traccia: un bastoncino da sci, un berretto, piantare uno sci in questo luogo (per segnalare e ricordare tale punto) e effettuare un sondaggio sommario con le sonde.
  • Effettuare le ricerche preferibilmente nei tratti in piano immediatamente sotto ad ostacoli naturali e sui bordi dei conoidi d’accumulo.
  • Procedere con metodo segnando i luoghi già sondati.
  • Avvisare al più presto il soccorso alpino, poiché, più il tempo passa, minori sono le possibilità di trovare vivi i compagni.


Nell’attesa, proseguire le ricerche facendo un sondaggio più preciso:

  • mettersi in fila, gli uni accanto agli altri, a 60-70 cm di distanza e sondare in avanti ad ogni passo;
  • non sfiorare la neve in alcun modo per evitare che il fiuto dei cani da valanga che possono giungere con i soccorritori venga disturbato;
  • la persona che va a chiedere soccorso deve ricordarsi bene il luogo dell’incidente e saper dare le seguenti indicazioni: nome esatto del luogo, l’altitudine approssimativa, nome dell’impianto di risalita o della pista più vicina.


In caso di intervento con l’elicottero

Trovare uno spiazzo per l’atterraggio libero da ostacoli e quando l’apparecchio sta per scendere girarsi con la schiena al vento, le braccia a croce per favorire la manovra del pilota.
Se si riesce a trovare da soli lo sciatore, stendere la vittima su abiti caldi, con delicatezza poiché può avere delle fratture. Quando lo scampato è in stato di incoscienza bisogna praticare immediatamente la rianimazione con la respirazione bocca a bocca.

Tecnica della respirazione bocca a bocca

  • liberare innanzitutto le vie respiratorie da neve, terra, liquidi, muco, con le dita o girando la vittima prona e battendo sulle scapole;
  • tirare quindi fuori la lingua della vittima con l’aiuto di un fazzoletto (sovente essa ostruisce la faringe), appoggiando la testa all’indietro sopra ad una giacca a vento piegata;
  • appoggiare la propria bocca su quella ben aperta della vittima;
  • evitare ogni fuoriuscita d’aria appoggiandosi bene e con l’aiuto delle dita chiudere le narici affinché l’aria non esca;
  • mantenere per tutto il tempo la testa in posizione di iper estensione;
  • se la cavità orale non può essere liberata o se la mascella è bloccata, praticare il bocca a naso. In tal caso sarà prima necessario aspirare la neve, l’acqua e il muco che verrà immediatamente sputato e poi si inizierà a soffiare;
  • si devono praticare dodici respirazioni al minuto.


Importante: frizionare vigorosamente la vittima senza interruzione.
Continuare per molto tempo la respirazione artificiale: a volte la rianimazione è avvenuta un’ora e mezza circa dopo l’inizio dell’ intervento.
Se la vittima è in stato di morte apparente e appoggiando l’orecchio sulla parte sinistra del torace non si sente alcun battito cardiaco, bisogna unire alla respirazione artificiale un massaggio cardiaco esterno.

Tecnica del massaggio cardiaco esterno

  • Il soccorritore, accovacciato accanto al ferito, con le due mani incrociate disposte una sull’altra ben appoggiate sulla parte anteriore del torace deve esercitare delle pressioni energiche ad un ritmo di 60-80 al minuto, più o meno una al secondo.
  • Se si è soli, occorre effettuare le due operazioni in modo alternato, una respirazione bocca a bocca ogni 5 massaggi al torace.

Raccomandazione importante!

Uno sciatore sepolto sotto un leggero strato di neve può essere ritrovato in stato di incoscienza; anche se non si è dei soccorritori professionisti si deve agire rapidamente, praticando le operazioni di rianimazione con convinzione.
In conclusione, si può dire che la valanga non sia sempre una fatalità come sovente si dice dopo un incidente; ciò nonostante i fenomeni legati alla neve sono complessi e a volte imprevedibili e possono sorprendere anche i migliori.
In ogni caso, se tutti gli sciatori amanti del fuori pista o dello sci alpinismo perdessero un po’ di tempo per informarsi e per rispettare le regole fondamentali viste in queste righe, certamente il fuori pista causerebbe molte vittime di meno.

AvalancheTrail

Avalanchetrail è uno strumento interattivo davvero interessante e molto utile. Si tratta di una piattaforma WEB didattica che oltre a fornire numerose informazioni ed insegnamenti utili a chi frequenta la montagna in inverno, permette anche la pianificazione delle attività invernali nel territorio montuoso del Trentino-Alto Adige e del Veneto (Dolomiti Orientali). Consiglio vivamente di dare un’occhiata al sito AVALANCHETRAIL.

Scroll Up