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Tecnica di arrampicata

tecnica di arrampicata

Tecnica di arrampicata, uso dei piedi e concetti di base

Si definisce appoggio una sporgenza della roccia tale da sostenere il corpo sulla verticale dell’appoggio stesso e comunque sufficiente a permettere una spinta del piede essenzialmente dall’alto verso il basso.
Quasi tutte le strutture della roccia che possono essere usate come appiglio offrono anche possibilità d’appoggio, ma solo una tecnica sviluppata d’uso degli appoggi permette di sfruttare le più piccole asperità.

Le scarpe hanno un ruolo della massima importanza nel diverso modo d’impiego dei piedi nell’arrampicata. La mescola delle suole da aderenza, come anche la forma della scarpa stessa, sono fattori importanti che determinano la tecnica d’appoggio usata dall’arrampicatore. Quando la pressione di caricamento sulle suole delle scarpe e l’angolo tra la scarpa e la roccia sono corretti, perfino appoggi grandi quanto una testa di fiammifero tengono ancora. tecnica di arrampicata

Su appoggi piccoli e piccolissimi la parte più efficace della suola è il bordo interno della punta. tecnica di arrampicata
Spesso la struttura della roccia impedisce questa posizione del piede e così si deve stare frontalmente sulle punte dei piedi. Ciò richiede una maggiore forza delle dita e del polpaccio, perché l’applicazione della forza avviene con un angolo sfavorevole. La tecnica di caricamento frontale degli appoggi è usata soprattutto sulla roccia calcarea, in buchi poco profondi.
A causa dell’anatomia del piede, molto più compatta rispetto a quella delle dita, le possibilità d’incastro sono molto limitate e sfruttano solo la torsione e la leva.

Appoggi inclinati (in aderenza) sono sfruttati nel modo più efficace quando si cerca di portare a contatto con la roccia la maggior superficie possibile della suola. tecnica di arrampicata

Nell’arrampicata classica le gambe svolgevano solo una funzione di sostegno e di spinta per la progressione. Oggi l’arrampicatore estremo deve abbandonare completamente quest’opinione. Con gli alti gradi di difficoltà attualmente raggiunti, agli arti inferiori sono date delle possibilità d’impiego molto ampie, nelle quali essi devono svolgere un “lavoro attivo”:

  • Con il tallone in pressione e trazione (foot-hook).
  • Con la parte superiore del piede in trazione (toehook).

Per questo dobbiamo focalizzare l’attenzione sia sullo spostamento del peso, cioè del baricentro che è rappresentato da un punto ideale all’interno del bacino, sia sulla spinta delle gambe. tecnica di arrampicata
È inoltre necessario imparare a separare completamente il movimento del bacino da quello dei piedi. Questo è indispensabile per essere sempre in equilibrio, quando passiamo da un appoggio all’altro.

Caricare un appoggio significa esercitare una spinta distendendo la gamba che lavora sull’appoggio soltanto dopo aver ricercato l’equilibrio sull’appoggio stesso, in modo da sollevare il bacino (baricentro) con la spinta della gamba. tecnica di arrampicata
Nei casi in cui non c’è necessità di sollevare il bacino, caricare l’appoggio equivale a trasferire il peso sulla gamba, ricercando sempre l’equilibrio. Quanto detto è ugualmente valido se si lavora in aderenza.

Isolare il bacino significa separare il movimento del bacino da quello del busto, di norma quando utilizziamo quattro punti d’appoggio ma anche quando utilizziamo solo una gamba e il braccio opposto.
La retroversione del bacino permette di caricare in modo ottimale gli appoggi, soprattutto quando poggiamo la parte anteriore del piede. Infatti, la retroversione del bacino permette di portare il peso esattamente sulla verticale degli appoggi evitando di affaticare eccessivamente gli arti superiori.

L’apprendimento è facilitato dalla ripetizione e dall’esecuzione lenta dei movimenti (esercizi e progressioni) eseguiti su terreno facile.
I terreni appoggiati richiedono prevalentemente numerosi passi di piccola ampiezza. Su terreno strapiombante è preferibile aumentare invece l’ampiezza dei passi per ottenere una maggiore velocità d’esecuzione, diminuendo così il tempo di durata dello sforzo degli arti superiori che su questo terreno sono coinvolti maggiormente. I terreni verticali rientrano nel primo o nel secondo caso secondo la peculiarità del passaggio.

  • tecnica di arrampicata
  • tecnica di arrampicata

Ad eccezione del caso di un terreno strapiombante, in cui non è possibile mettere il baricentro sulla verticale degli appoggi a causa della pendenza della parete, quando ci troviamo con i piedi sugli appoggi dobbiamo tendere in linea di massima a mantenere il bacino il più possibile sulla loro verticale.
Il principiante deve acquisire familiarità con quest’assetto su pareti notevolmente appoggiate perché normalmente su questi terreni una tendenza istintiva lo porta ad avvicinarsi alla parete, allontanandolo da una posizione in verticale sugli appoggi.

Nel caso d’appoggi ampi, il principiante è portato a poggiare la maggior superficie possibile della suola delle scarpette sugli appoggi stessi. Si deve invece utilizzare solo l’avampiede (la parte anteriore del piede che comprende le falangi e le articolazioni tra metatarso e falangi) anche quando l’appoggio offre uno spazio maggiore, evitando di interessare l’arco plantare e il tallone.

Quando la sporgenza è più stretta si deve prestare attenzione a poggiare la parte interna dell’avampiede, corrispondente al dito alluce, coinvolgendo “in primis” l’articolazione che collega alluce e metatarso.
In una fase più avanzata dell’apprendimento si potrà poggiare anche la parte esterna del piede, in prossimità del dito mignolo.
Nel caso di buchi e appoggi piccoli si utilizzerà la punta del piede (falange ungueale dell’alluce).

In generale, è necessario imparare a mantenere i talloni bassi e a non superare con essi il piano d’appoggio. Bisogna perciò allenare le dita dei piedi in modo da evitare di alzare troppo il tallone quando poggiamo il piede di punta, allenamento necessario soprattutto in previsione d’appoggi piccoli. Infatti, ad una minore capacità di far forza con le dita dei piedi, corrisponde una maggiore necessità di tenere il tallone sollevato.

Il tallone alto diminuisce la stabilità, affatica il polpaccio (tremore incontrollato), ostacola la retroversione del bacino e quindi tende ad affaticare eccessivamente gli arti superiori.

In definitiva, la corretta posizione del piede consente di scaricare in modo adeguato il peso del corpo sulla roccia. Quest’ultimo aspetto è uno dei più importanti dell’arrampicata e costituisce l’elemento che più d’ogni altro evidenzia il livello d’apprendimento conseguito. tecnica di arrampicata

Per quanto riguarda l’uso dei piedi in aderenza, possiamo affermare che in questo caso il piede, privo di un sostegno adeguato per mancanza di sporgenze nette, viene poggiato su un’ondulazione o su un tratto liscio di parete, in modo da sfruttare al massimo l’attrito della suola. Differentemente da quanto avviene nell’uso dell’appoggio (in cui la posizione ottimale è sulla verticale dell’appoggio stesso), nella tecnica dell’aderenza, allontanando il bacino dalla parete (in senso perpendicolare alla parete stessa) aumentiamo la capacità di tenuta dei piedi. Infatti, la pressione che determina l’attrito della suola sulla roccia dipende dalla componente di spinta perpendicolare alla superficie di contatto. Questo è possibile naturalmente se possiamo far presa sugli appigli.

Nei casi in cui dovremo utilizzare anche le mani in aderenza, potremo conseguire l’equilibrio ponendo il bacino sulla verticale della superficie di contatto dei piedi, ma quando l’attrito della suola non è sufficiente a sostenerci, distribuiremo il peso su tutti gli arti interessati. tecnica di arrampicata
Per imparare il valore limite d’aderenza delle scarpe è consigliabile arrampicare su massi a poca altezza da terra. tecnica di arrampicata

È importante studiare soprattutto il corretto assetto che il corpo deve assumere quando poggiamo i piedi in aderenza utilizzando degli appigli per le mani. Bisogna quindi esercitarsi ad individuare il “momento limite” della tenuta dei piedi in aderenza, al fine di acquisire la necessaria sensibilità: è proprio questa, infatti, che ci permette di risparmiare l’energia delle braccia, qualunque sia la posizione delle mani sulla roccia.

L’uso dell’aderenza presenta indubbiamente un’elevata difficoltà d’apprendimento. Mentre è relativamente semplice imparare a posizionare il piede sugli appoggi e caricarli, migliorare la sensibilità al fine di individuare il limite di tenuta dei piedi in aderenza e saper trovare l’esatta disposizione del bacino in questo situazione, risultano tra le cose più complesse dell’arrampicata.

Per approfondire l’argomento “Tecnica d’arrampicata” vi invito a visionare la pagina dedicata all’argomento sul sito ufficiale delle Guide Alpine Italiane. tecnica di arrampicata

Per gentile concessione di Paolo Caruso, guida alpina ed autore del libro “Progressione su roccia” (Vivalda Editori) da cui ho tratto gran parte di queste notizie.
Testi tecnico – didattici  del Collegio Nazionale Guide Alpine

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