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Un americano sullo Spigolo Jori

Un giorno in montagna, molti anni fa

di Rodger Raubach – Accadde il 12 Settembre 1963
I fatti che avvennero nella giornata che vado a descrivere accaddero sullo Spigolo Jori, vicino a Cortina quasi cinquantun’anni fa, i 12 settembre 1963. A quel tempo ero un soldato dell’Esercito degli Stati Uniti di stanza a Mannheim , in Germania. Questo, tuttavia, fu soltanto il primo di molti miei viaggi nelle Dolomiti, il paese delle meraviglie.spigolo jori

Avevo sognato di scalare molte delle famose vieche si sviluppano su queste magiche montagne, rese famose dagli scritti di Herman Buhl ed altri.
Una via nei pressi di Cortina d’Ampezzo che aveva attirato la mia attenzione per la sua linea meravigliosa e senza compromessi era lo “Spigolo Jori”, sulla Punta Fiames! Il Gruppo del Pomagagnon costituisce il bastione settentrionale delle montagne che circondano Cortina, e il tagliente spigolo è stato nominato “Spigolo Jori” in omaggio al primo salitore, Francesco Jori, che assieme al suo compagno Kaethe Boeske, fece la salita nel 1909.

spigolo jori


Al mattino presto partimmo con la mia Volkswagen verso il vicino ospedale, e lì parcheggiammo. Il sentiero che porta all’attacco era molto piacevole, e la temperatura fresca; procedendo rapidamente, in breve arrivammo alla base dell’imponente parete.

Dopo una breve pausa ci legammo ed iniziammo la scalata, con il “Toto” che procedeva veloce su un terreno ancora facile. C’erano un sacco di appigli e appoggi, con molte cenge spaziose. Eravamo davvero in sincronia e nel primo terzo della parete ci muovemmo veloci. Una lunga attraversata verso destra ci portò poi direttamente alla cresta torreggiante che ora incombeva sopra di noi.

Qui iniziarono le effettive difficoltà della salita, un buon IV grado UIAA che comunque non ci rallentò molto. Prestavamo particolare attenzione alla gestione della corda e alla sicurezza, e ci divertivamo un sacco semplicemente parlando dei fatti della vita e d’arrampicata in particolare. Più salivamo, più lo spigolo si impennava e si assottigliava. Ora vedevamo chiaramente il ben noto tetto triangolare, che sembrava sbarrarci il cammino.

Il “Toto” arrampicava con grossi scarponi, e dovette utilizzare una staffa per superare una breve fessura. La punta dello scarpone era troppo rigida per fare un incastro con torsione nella fessura, mentre invece io potei farlo facilmente con le mie scarpe leggere con suole “Marwa”. La parete immediatamente sotto il tetto era il punto cruciale della salita , e il “Toto” dovette ricorrere nuovamente ad un passaggio in artificiale per superare la parete di roccia levigata.

L’arrampicata ora era un buon V grado, un camino inclinato verso la base destra del tetto permetteva di passare con relativa facilità, e costringeva poi lo scalatore ad un passo su una parete ripida tagliata da un’ampia fessura “addobbata” con alcuni vecchi chiodi.

La guida “Langes” fa sembrare temibile questa crepa, ma in realtà non è così difficile se si applica la giusta tecnica.

Ci stavamo avvicinando velocemente alla vetta quando con grande sorpresa, un tiro sotto la cima, ebbi il piacere di firmare sul “libro di via”.

Al termine della via chiesi al “Toto” di farmi con gli ultimi scatti a disposizione una fotografia, di me seduto in cima alla Punta Fiames.
Ancora oggi penso a quella esperienza come una delle mie più belle in 55 anni di arrampicata.

spigolo jori

Iniziammo così la discesa, e aver raggiunto verso Est la Forcella Pomagagnon scendemmo rapidamente all’automobile, Cortina e una taverna per qualche birra e del meraviglioso “speck” sud-tirolese.

Complessivamente, un “bel giorno in montagna”, e ora… tanto tempo fa.


Rodger Raubach è un alpinista di vecchia data ed ora risiede in un ranch vicino Douglas, Wyoming, USA. È dottore in chimica ed ha lavorato nel settore chimico fino al suo pensionamento nel 2009.

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