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Una magnifica guglia dolomitica: il campanile Dulfer – Cadini di Misurina

di Fabio Bellotto – Accadde il 13 settembre 2006

La salita al Campanile Dulfer, un sogno diventato realtà

Arrampico da tanti anni, 51 per l’esattezza, con una passione di molto superiore alle mie capacità, passione che anziché adattarsi docilmente all’inevitabile decadenza fisica non cessa di farmi guardare verso l’alto perpetuando in tal modo il ricordo di tante bellissime ascensioni.

Quando frequentavo il liceo al Dolomiti Pio X di Borca di Cadore un mio professore di scienze, il dott Giovanni Orsoni, mi fece mettere le mani sulla roccia guidandomi sulla torre grande d’Averau; fu la prima di una lunghissima, non ancora interrotta, serie di scalate delle quali serbo ricordi indelebili di gioia, fatica, apprensione, soddisfazione, crescita umana e culturale che poi mi hanno avvicinato a tanti altri amici e professionisti della montagna ai quali sono profondamente legato.

Tra questi, Enrico Maioni spicca per le sue doti non solo alpinistiche ma anche umane.
A dire il vero non sono pochi gli alpinisti che stranamente coniugano forza di carattere e profonda sensibilità; d’altronde, nella vasta gamma di motivazioni – non tutte necessariamente positive – che ci spingono su per le crode l’essere sensibili rappresenta per alcuni un prerequisito cioè il punto di partenza, l’innesco di una grande passione.

Fabio e Mimmo sul Campanile

Enrico, in particolare, mi ha sempre stupito per questo essere parallelamente un uomo forte e tenero, tecnicamente e fisicamente preparatissimo e, nel contempo, estremamente gentile, attento alle emozioni di chi a lui si affida e forse proprio per questo siamo diventati così amici.

Quando Gianni mi parlò per la prima volta dello spigolo sud del campanile Dülfer lo fece per un incidente lì occorso che per poco non costò la vita ad un nostro amico; lo andammo a trovare all’ospedale di Pieve ormai fuori pericolo dove ci raccontò della bellezza commovente della salita e dell’orrida discesa con infinite corde doppie quando ancora non usavamo né imbraghi né discensori e gli ancoraggi erano spesso di scarsa affidabilità.

Rimase in me un certo timore per questa guglia slanciata, bellissima nella sua livrea giallo chiaro che dal rifugio Città di Carpi si stenta a riconoscere in tutta la sua eleganza risultando come appiattita sui contrafforti meridionali dei Cadini di Misurina.

Il Campanile Dulfer

Per anni ho guardato al campanile Dülfer come una meta irraggiungibile, ne sono andato l’attacco, ho percorso con lo sguardo più volte tutta la via leggendone le descrizioni, ho immaginato i vari passaggi assaporandone con timore l’esposizione finché, dopo ben 40 anni, decisi che era giunto il momento di affrontarne la salita forte della rassicurante approvazione di Enrico e trascinato dell’entusiasmo contagioso di un mio carissimo amico e collega, il dott. Mimmo Scrutinio di Bari, occasionalmente a Cortina per un congresso medico da noi due organizzato.

CAMPANILE DULFER m 2706 per Spigolo Sud – H. Dülfer e W. F. von Bernuth – 25/08/1913

Scollinata la forcella del nevaio provenendo da nord, arrivammo in breve all’attacco in una giornata perfetta che il Berti non avrebbe esitato a definire “di olimpica bellezza”. Alla base del campanile Dülfer, ancora in ombra, la roccia era fredda ma tutti e tre provavamo quel misto di ansia e di gioia incontenibili che tutti gli scalatori provano mentre si legano gli uni agli altri.

Un breve rialzo, una rampa obliqua verso destra e poi a sinistra non difficile ma subito esposta ci condussero ad un diedro giallo verticale, breve, impegnativo ma inondato dal sole, dopo il quale attraversammo in massima esposizione una cornice verso sinistra, fortunatamente dotata di tutti gli appigli necessari per mani e piedi.

Quindi su ancora verticali per un diedro-fessura grigio e solidissimo, poi in parete stupendoci della moderata difficoltà nonostante il colore della roccia ed il vuoto assoluto intorno a noi.

Ancora un diedro grigio, leggermente obliquo verso destra che ci portò direttamente allo spigolo ora veramente aereo e verticale da percorrere prima sul filo per poi oltrepassarlo a destra seguendo una fessura prima gialla poi grigia sino ad una fascia di strapiombanti rocce gialle che si superano ancora a destra.

Fabio sul terzo tiro

Questo tiro ed il successivo (ritenuto di IV+), sempre per diedro poi per la fessura offerta da una lastra gialla staccata, sono di una bellezza inenarrabile e mi fecero meditare sulle capacità alpinistiche e sul coraggio del giovane Dülfer che a soli 21 anni percorse quell’incredibile labirinto di passaggi senza sapere dove lo conducessero. L’ultimo tiro sempre verticale e con massima esposizione, prima a sin poi verso destra sino a doppiare nuovamente lo spigolo, quindi sul suo filo e con decrescente impegno ci condusse, felici, alla piccola vetta.

La via sul campanile Dulfer, con i suoi 300 metri di roccia strepitosa e l’isolamento all’interno di uno dei più bei siti dolomitici è magicamente poco frequentata; consapevole dei miei limiti, a mio parere, essa per lo più sfiora e raramente raggiunge il V grado anche se il vuoto costante sotto i piedi e la lunga discesa – che oggi si affronta con sole 6 doppie tra i 40 e i 50 metri ciascuna – richiedono ancora la massima attenzione.

Quel giorno e tutte le volte che dal Carpi sono andato a rimirare il mio campanile non ho fatto che pensare al primo uomo che osò concepire un itinerario così ardito dotato com’era di mezzi di protezione che oggi paiono inconsistenti e che per tornare a casa si servì di una tecnica di discesa in corda doppia da lui concepita: la Dülfersitz; alpinista immenso, Hans Dülfer donò la sua vita alla Patria a soli 23 anni dopo averci regalato, tra le molteplici vie che portano il suo nome, questa che andrebbe percorsa con ammirazione e gratitudine, non foss’altro che per rendergli omaggio.


Fabio Bellotto

Enrico Maioni

Mimmo Scrutinio

Fabio Bellotto in vetta al Paterno

Enrico Maioni alla base del campanile Dülfer

Mimmo Scrutinio alla base del campanile Dülfer


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