La ferrovia delle Dolomiti

Il treno delle Dolomiti.

Se è vero che in rete si possono trovare numerose notizie sulla Ferrovia delle Dolomiti, è altrettanto vero che un accenno al vecchio treno delle Dolomiti non poteva mancare su questo sito, che si occupa di questo splendido territorio.

Ammetto però di non essere preparato su questo argomento, perciò ho chiesto aiuto all’amico e collega Franco Gaspari, esperto di storia locale, che senza esitare ha gentilmente scritto gran parte di quanto segue.

Da notare che Franco è figlio di Evaldo Gaspari, grande esperto di treni e ferrovie e memoria storica del trenino delle Dolomiti.
È opera sua il bellissimo volume, ricco di informazioni e foto d’epoca, “LA FERROVIA DELLE DOLOMITI Calalzo • Cortina d’Ampezzo • Dobbiaco 1921•1964“. Purtroppo il libro è oggi assai difficile da trovare.

Il treno delle Dolomiti

La linea ferroviaria divenne famosa per i panorami spettacolari che offriva, attraversando numerosi ponti, gallerie e paesaggi alpini mozzafiato. Il treno delle Dolomiti fu purtroppo messo in pensione nel 1964.

Tuttavia, molti dei vecchi percorsi della ferrovia delle Dolomiti sono stati trasformati in percorsi turistici. Vedi ad esempio la pista ciclabile delle Dolomiti, che segue il percorso della vecchia ferrovia attraverso le montagne, o la storica Granfondo Dobbiaco-Cortina che si svolge sul tracciato della vecchia ferrovia dal 1977.
Questa competizione è, dopo la Marcialonga, la seconda Granfondo più importante in Italia.

La storia della Ferrovia delle Dolomiti.

di Franco Gaspari

La ferrovia delle Dolomiti è stata una ferrovia a scartamento ridotto (95 cm) lunga 64 km, che collegava la stazione ferroviaria di Calalzo con quella di Dobbiaco, attraversando la valle del Boite, Cortina, per poi scendere dal passo di Cimabanche  a Dobbiaco attraverso la val di Landro.

La necessità di un collegamento ferroviario con Cortina da Dobbiaco a scopo turistico era emersa fin dalla fine del 19° secolo.
A nord il treno arrivava a Dobbiaco già nel 1871, ma mancava il collegamento verso sud.

Nel 1905 l’ingegnere Josef Riehl stilò un progetto per il collegamento da Dobbiaco a Cortina con una ferrovia/tranvia a scartamento ridotto. In quell’occasione le autorità austriache boicottarono però il progetto per motivi strategici. Infatti Cortina era troppo vicina al confine con l’Italia e in caso di guerra gli italiani avrebbero potuto usare questa infrastruttura per invadere l’Austria.

Ma fu proprio la prima guerra mondiale a gettare il seme della ferrovia delle Dolomiti, in quanto sia gli austriaci sia gli italiani avevano bisogno del treno per motivi logistici. Entrambe le parti usavano in quegli anni una ferrovia di tipo Feldbahn, cioè una piccola ferrovia con binari prefabbricati e posti al lato delle strade, di rapida costruzione, con locomotive prevalentemente a vapore e in rari casi elettriche.

All’epoca poco prima di Peaio arrivavano alcune teleferiche che partivano dalla stazione ferroviaria di Perarolo. Ciò permise agli italiani di costruire inizialmente la tratta ferroviaria che collegava Peaio a Zuel.
Gli austriaci, da parte loro, realizzarono la linea da Dobbiaco a poco oltre Carbonin.

Per le esigenze belliche queste ferrovie si dimostrarono inadatte ed entrambe le parti decisero per la costruzione di una linea vera e propria. I lavori per il treno delle Dolomiti iniziarono nel 1917, ma non furono completati perché la guerra finì nel novembre del 1918.

Nel 1919 il Genio Militare italiano, con l’intento di dare lavoro alle popolazioni della zona, decise di completare la ferrovia.

La linea fu inaugurata il 15 giugno del 1921 e fino al 1929 restò a vapore, avvalendosi di locomotive Feldbahn recuperate dopo il conflitto e riadattate.

Il 28 giugno del 1929 partirono le prime corse di prova con elettromotrici. Alla fine degli anni Trenta era considerata la più bella ed efficiente ferrovia a scartamento ridotto d’Italia.

1924 – Vecchia galleria Pezovico e costruzione nuova galleria

Quando la linea era a vapore il treno impiegava dalle due ore e mezza alle due ore e 45 minuti per portare i passeggeri da Calalzo a Cortina; impiegava 4 ore e 45 minuti, compresa una sosta di un quarto d’ora a Cortina, per andare da Dobbiaco a Calalzo

Con il passaggio alla trazione elettrica nel 1929, i tempi di percorrenza si ridussero a 1 ora-1 ora e 30 minuti per il tratto Calalzo-Cortina e 55 minuti-1 ora per il tratto Cortina-Dobbiaco.

Le carrozze erano di colore azzurro nella parte inferiore e bianco in quella superiore, cosicchè si parlava del trenino azzurro delle Dolomiti. La ferrovia delle Dolomiti contribuì allo sviluppo turistico di Cortina e delle Dolomiti. Ebbe inoltre una grande attività di trasporto merci durante il secondo conflitto e fu indispensabile  per lo svolgimento dei giochi olimpici del 1956. Purtroppo però, la ferrovia delle Dolomiti fu irresponsabilmente chiusa e smantellata nel maggio del 1964.

La situazione attuale.

Diversi fattori hanno portato alla chiusura della ferrovia delle Dolomiti, tra cui la diminuzione del traffico passeggeri e merci e l’aumento dei costi di manutenzione. Inoltre, la concorrenza con le strade e le autostrade in espansione hanno reso la linea ferroviaria meno attraente dal punto di vista commerciale.

Durante la sua esistenza, la ferrovia delle Dolomiti ha svolto un ruolo importante nell’economia e nella vita sociale delle comunità locali, ma l’evoluzione dei tempi e dei mezzi di trasporto ha portato alla sua chiusura.

Come ho già detto sopra, la sede ferroviaria del tratto Cortina-Dobbiaco è oggi utilizzata come percorso ciclabile in estate e pista per lo sci di fondo in inverno. Il tratto Cortina-Calalzo è stato convertito quasi interamente in pista ciclabile.
L’ex percorso del treno delle Dolomiti rimane una meta turistica popolare per i visitatori che desiderano esplorare le bellezze naturali di queste meravigliose montagne.

Da allora periodicamente si parla di una nuova ferrovia, ma finora non se ne è fatto nulla, mancando la volontà politica di dotare il Cadore e l’Ampezzano di un moderno mezzo di trasporto che se fosse elettrico sarebbe anche ecologico e “sostenibile”, un termine a quanto pare impropriamente usato quando si parla delle prossime Olimpiadi 2026.



Enrico Maioni Mountain Guide Dolomiti

Enrico Maioni

Guida Alpina, nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, con un ampia conoscenza delle Dolomiti e anni di esperienza in montagna.
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