Il barone Franchetti e Cortina
Tra i vari personaggi che hanno lasciato una traccia del loro passaggio a Cortina voglio oggi ricordare il barone Franchetti. Gli appassionati sciatori che frequentano Cortina ben conoscono il Canalone Franchetti, splendida pista del comprensorio sciistico del Faloria, e a Cortina non manca la via barone Franchetti. Probabilmente, però, in pochi sanno chi era il barone Franchetti.
Chi era il barone Franchetti?
Nato a Vienna il 15 gennaio 1896, imprenditore, speleologo, sciatore ed alpinista, Carlo Franchetti era discendente della nobile famiglia dei baroni Franchetti. Il barone si affermò come una figura pionieristica, capace di unire passione, innovazione e investimenti strategici per lo sviluppo delle infrastrutture montane.
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo Cortina stava vivendo una radicale trasformazione. Infatti, da tranquilla località di montagna, la città stava diventando una meta d’eccellenza per il turismo. E fu proprio in quel contesto che il barone Franchetti, grazie alla sua influenza e i suoi legami con la nobiltà europea – in particolare quella austriaca e tedesca – promosse attivamente Cortina d’Ampezzo come meta di lusso.
Il barone Franchetti era una persona molto curiosa e piena di interessi: amava la cultura, la montagna, arrampicare e sciare. Quando per la prima volta arrivò a Cortina, pensò che quel posto fosse così bello che tutti avrebbero dovuto vederlo e goderne.
Ma Carlo Franchetti non era solo un amante della montagna: era anche un uomo con tante idee e il coraggio di realizzarle. Così decise di aiutare il paese costruendo funivie e impianti per sciare, che a quei tempi erano vere novità.
Usò i suoi mezzi e il suo tempo per migliorare Cortina, rendendola sempre più accogliente per chi veniva a visitarla. Anche grazie a lui, Cortina è passata dall’essere un piccolo paese tra le montagne a diventare uno dei posti più famosi e amati dai turisti di tutto il mondo.
Le grandi opere del Barone a Cortina
🗓️ 1923 – Trampolino Franchetti a Zuel
Il Barone finanziò la costruzione del primo trampolino per il salto con gli sci a Zuel, noto come Trampolino Franchetti: permise salti fino a 40 metri, poi ampliati nel 1926 a 52 metri. Questo impianto pionieristico gettò le basi per il futuro Trampolino Olimpico Italia, usato durante le Olimpiadi del 1956.
🗓️ 1925 – Funivia di Pocol
Esattamente 100 anni fa veniva inaugurata la funivia di Pocol, una funicolare sche segnò l’inizio dell’era degli impioanti di risalita sulle Dolomiti.
Costruita dalla ditta Ceretti e Tanfani e inaugurata dalla sua società FAIT (Funivie Aeree Italiane Turistiche), fu il primo impianto di questo genere a Cortina.
Collegava Piazza Roma (1.224 m) al Belvedere di Pocol (1.543 m), offrendo viste panoramiche sulla conca. La nuova moda divenne “fare un pocolino”: salire in funivia e scendere con la slitta trainata dai cavalli o con gli sci.
🗓️ 1939 – Funivia del Faloria
Realizzata sempre dalla FAIT, e finanziata dal barone Franchetti, la funivia del Faloria venne inaugurata da Edda Ciano Mussolini il 5 febbraio. Considerata all’epoca un’opera ardita, consolidò la reputazione di Cortina come capitale degli sport invernali. Alla stazione di arrivo venne subito costruito un ampio rifugio dotato di terrazza e solarium. La funivia del Faloria segnò un vero cambiamento.
Infatti, non si trattava più di una semplice escursione per “ammirare il panorama”, questo era impianto sciistico vero e proprio: la cabina portava gli sciatori, armati di sci, racchette e scarponcini, a un altopiano di piste innevate, dove la neve si manteneva più a lungo rispetto alla valle sottostante, permettendo così di prolungare la stagione.

Poco dopo, sempre grazie al barone, fu realizzata la cabinovia che dal rifugio Faloria portava ai Tondi, oggi dismessa. Anche gli impianti di risalita del Cristallo nacquero per sua volontà, ma non ho notizie dettagliate su data di costruzione e altri particolari.
Cultura e amicizie illustri
A Cortina il barone organizzava escursioni alpine per i turisti utilizzando le Citroën Chenille, speciali auto cingolate che, all’epoca, erano tra i pochissimi mezzi capaci di affrontare i ripidi sentieri d’alta quota e avvicinare gli appassionati alle vette più alte.
Sempre a Cortina fu tra i fondatori, e presidente dal 1946 al 1954, dello storico Sci Club 18, un circolo esclusivo frequentato da autentici appassionati e ottimi sciatori.
Il barone Carlo Franchetti non si occupava solo di costruire funivie ed altre infrastrutture sportive, ma fu anche una persona molto importante nella cultura e nella politica del suo tempo. Intratteneva rapporti con figure di rilievo in Italia e all’estero, e la sua residenza a Cortina divenne punto di riferimento per personalità politiche e intellettuali.

Sebbene non vi siano fonti precise sulla sua dimora a Cortina, sappiamo che era amico dello scrittore Ernest Hemingway, che veniva spesso a Cortina per andare a caccia e dormiva all’Hotel de la Poste. La famiglia del barone possedeva anche un bellissimo palazzo a Venezia, che si chiamava Palazzo Tron, dove invitavano spesso Hemingway e altri ospiti illustri.
Curiosità alpinistica
A quest’uomo fuori dal comune è stato intitolato il Rifugio Carlo Franchetti, situato a 2.433 metri di altitudine nel Vallone delle Cornacchie, sul versante teramano del Gran Sasso d’Italia, all’interno del territorio comunale di Pietracamela, nei pressi di Prati di Tivo. Inaugurato il 2 ottobre 1960 dal CAI di Roma, il rifugio è ancora oggi attivo e rappresenta un importante punto di riferimento per gli escursionisti della zona.
Riflessioni sulla funivia Cortina – Pocol
Oggi della funivia di Pocol – un tempo simbolo dell’ingegno e della modernità della sua epoca – non resta che il ricordo. Nel 2001, Frediano e Franco Farsetti acquistarono l’edificio dell’ex stazione di partenza. Dopo un attento restauro, l’edificio è stato trasformato nella sede di una galleria e casa d’aste della Farsettiarte.
La vecchia stazione d’arrivo, invece, a Pocol, giace in totale stato d’abbandono. Povero Barone, se potessi vederla, quanto ne saresti rattristato. E pensare che Carlo Franchetti aveva espresso un desiderio preciso: che fosse proprio la popolazione ampezzana a prendersi cura della funivia una volta che lui non ci fosse più.
All’epoca, la Scuola Sci Cortina aveva mostrato interesse per l’idea, ma – come spesso accade quando bisogna mettere d’accordo tante persone – non tutti i membri erano favorevoli. Alla fine, una parte del gruppo espresse voto contrario, e il progetto naufragò. Da quel momento iniziò il declino della prima funivia di Cortina, che fu definitivamente chiusa nel 1975.
La sua riattivazione, integrata con tecnologie contemporanee, avrebbe potuto rafforzare l’identità locale e rispondere a esigenze moderne di mobilità in modo rispettoso del paesaggio. Cortina avrebbe avuto un utilissimo impianto di risalita, in pieno centro, che avrebbe permesso di raggiungere il comprensorio sciistico delle Tofane.
Il progetto Apollonio–Socrepes: una scelta discutibile?
In netto contrasto con la visione armonica del barone Franchetti, il nuovo progetto Apollonio–Socrepes ha sollevato molte critiche nella comunità locale. Le principali perplessità riguardano:
- Costi elevati e dubbi sulla sostenibilità finanziaria.
- Impatto ambientale e paesaggistico potenzialmente negativo.
- Mancanza di integrazione con la storia e l’identità di Cortina.
- L’inquietante scelta di costruire su una frana attiva, in continuo movimento, come ben sanno tutti gli abitanti di Cortina.
- Scarsa trasparenza nei processi decisionali.
Molti ampezzani vedono in questo progetto una visione miope e disconnessa dal patrimonio e dalle esigenze locali, in netta contrapposizione con l’approccio lungimirante e armonico del barone Franchetti. Leggi di più, clicca qui.
Episodi straordinari nella vita del barone
Il barone Franchetti non fu solo un imprenditore visionario e un promotore del turismo alpino, ma anche una figura affascinante, protagonista di episodi singolari e quasi romanzeschi.
– Un incontro con Luis Trenker: nel novembre 1918, subito dopo la fine della Grande Guerra, il Capitano Carlo Franchetti avanzava con una Lancia privata nei territori appena liberati. Su una salita, l’auto si fermò per il surriscaldamento del radiatore. A spingerla lo aiutò un giovane soldato austriaco smobilitato: Luis Trenker, futuro regista e attore simbolo dell’epopea delle Dolomiti.

Franchetti lo prese a bordo e insieme proseguirono il viaggio. Durante quel tragitto vide per la prima volta la conca ampezzana e si disse: “Qui impianterò delle funivie”.
– Alpinista: fu un ottimo alpinista e autore prolifico: scrisse numerosi articoli dedicati all’escursionismo, alla speleologia e persino un manuale di arrampicata. Tra le tante vie d’arrampicata, a Cortina, cito la terza ripetizione della Fessura Dimai della Torre Grande delle Cinque Torri.
– Salita notturna al Dente del Gigante: durante la Grande Guerra, Franchetti salì da solo di notte sul Dente del Gigante, da Courmayeur, e una volta in vetta accese una lanterna per segnalare la riuscita dell’impresa.
– Lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo: in un’altra impresa estrema, raccontò di aver attraversato con gli sci il Parco Nazionale d’Abruzzo in inverno. Durante una notte in bivacco fu costretto a restare sveglio insieme ai suoi compagni, battendo gli sci per tenere lontani i lupi.
– Un gentiluomo colto e ironico: studiò a Oxford e possedeva un brillante sense of humour, qualità che lo rendeva non solo rispettato ma anche amato da chi lo frequentava.
Conclusione
Il barone Franchetti è stato un pioniere che ha saputo coniugare passione per la montagna, spirito imprenditoriale e sensibilità culturale. Il suo contributo ha lasciato un’impronta duratura su Cortina, aprendo la strada a uno sviluppo che oggi rischia di essere dimenticato.
Il 28 settembre 1955, un banale incidente stradale interruppe tragicamente una vita interamente dedicata al progresso, alla bellezza e alla condivisione del territorio dolomitico. Ma ciò che il barone ha costruito, con le sue opere e con il suo esempio, continua a parlare anche oggi a chi sa ascoltare.
In un’epoca in cui lo sviluppo rischia di essere guidato solo dall’urgenza economica, guardare al passato con intelligenza può offrire chiavi preziose per costruire un domani più equilibrato, rispettoso e profondamente ampezzano.

