
La storia dell’alpinismo nelle Dolomiti è cominciata molto prima che esistessero chiodi, moschettoni, scarpette da arrampicata o rifugi come li conosciamo oggi. Nella seconda metà dell’Ottocento uomini come Paul Grohmann arrivarono in queste montagne alla ricerca di cime ancora inviolate e trovarono nelle prime guide di Cortina compagni indispensabili per esplorare un territorio che, dal punto di vista alpinistico, era ancora quasi sconosciuto.
In pochi decenni tutto cambiò. Una volta raggiunte le grandi cime, l’attenzione degli alpinisti si spostò verso le pareti. Antonio Dimai, Angelo Dibona e le guide della loro generazione contribuirono a trasformare le Dolomiti in uno dei grandi laboratori dell’alpinismo europeo. Non contava più soltanto arrivare in vetta: diventavano importanti la difficoltà, la linea scelta e il modo in cui una parete veniva affrontata.
Negli anni Trenta una nuova generazione di giovani ampezzani raccolse quell’eredità. Nel 1939 nacquero gli Scoiattoli di Cortina e, dopo la guerra, iniziò una delle stagioni più intense dell’alpinismo locale: dalle grandi vie sulle Tofane alle salite sulle Alpi Occidentali, fino alla conquista del K2 nel 1954. Nei decenni successivi anche il modo di arrampicare sarebbe cambiato profondamente, con il ritorno dell’arrampicata libera, il superamento del sesto grado, la nascita delle falesie moderne e infine l’arrampicata sportiva.
Ho raccolto la storia dell’alpinismo a Cortina in sei capitoli, seguendo il filo che unisce le prime esplorazioni ottocentesche all’alpinismo e all’arrampicata di oggi.
Storia dell’alpinismo nelle Dolomiti: Grohmann e le prime guide di Cortina
La storia comincia nella seconda metà dell’Ottocento, quando molte delle grandi cime delle Dolomiti erano ancora inviolate. Paul Grohmann arrivò a Cortina e trovò nelle prime guide ampezzane gli uomini capaci di accompagnarlo nell’esplorazione di montagne ancora quasi sconosciute. Fu l’inizio dell’alpinismo dolomitico e della professione di guida alpina a Cortina.
Leggi il primo capitolo →
Quando le Dolomiti scoprirono le grandi pareti
Alla fine dell’Ottocento le grandi cime erano ormai state raggiunte, ma sulle Dolomiti stava cominciando una nuova epoca. Con Antonio Dimai l’obiettivo non era più soltanto conquistare una vetta: diventavano protagoniste le pareti, le difficoltà e la ricerca di nuove linee. Anche il mestiere della guida alpina cambiò insieme all’alpinismo.
Leggi il secondo capitolo →
Angelo Dibona e l’età dell’arrampicata moderna
Con Angelo Dibona l’arrampicata raggiunse una nuova maturità. Le sue vie attraversarono alcune delle più grandi pareti delle Alpi e portarono la difficoltà libera vicino ai limiti dell’epoca. Dibona rappresentò anche una particolare idea della guida alpina: grande arrampicatore, ma sempre responsabile della sicurezza delle persone che si affidavano a lui.
Leggi il terzo capitolo →
Una nuova generazione di alpinisti
Negli anni Trenta comparve a Cortina una generazione diversa. Non erano più soltanto guide alpine che arrampicavano con i clienti, ma giovani che salivano per passione, cercando nuove vie e difficoltà sempre maggiori. In questo ambiente nacquero nel 1939 gli Scoiattoli di Cortina, destinati a diventare protagonisti della storia dell’alpinismo a Cortina.
Leggi il quarto capitolo →
Gli Scoiattoli e la grande stagione del dopoguerra
Dopo la guerra gli Scoiattoli tornarono sulle pareti con una nuova energia. Il Pilastro di Rozes, il Grand Capucin, la Cima Scotoni e molte altre salite segnarono una stagione straordinaria. Il punto culminante arrivò nel 1954, quando Lino Lacedelli raggiunse con Achille Compagnoni la vetta del K2.
Leggi il quinto capitolo →
Dalla tradizione all’alpinismo moderno
Dagli anni Sessanta in poi cambiò ancora una volta il modo di guardare la roccia. L’arrampicata artificiale lasciò progressivamente spazio alla ricerca della libera e passaggi che fino a pochi anni prima venivano superati con staffe e chiodi cominciarono a essere affrontati utilizzando soltanto gli appigli naturali.
Il vecchio limite del sesto grado venne superato, mentre nuove tecniche, materiali e metodi di allenamento aprivano possibilità fino ad allora difficili da immaginare. Nacquero nuove falesie e una generazione di arrampicatori per la quale la difficoltà divenne un terreno di ricerca sempre più importante. Una trasformazione che ha portato l’arrampicata fino alla sua dimensione moderna.
Leggi il sesto capitolo →
Una storia anche personale
Questa storia ha per me anche un significato personale. Il mio bisnonno, Tobia Menardi “Amanaco”, esercitò la professione di guida alpina a Cortina dal 1885 al 1924 e, molte generazioni dopo, ho scelto anch’io la stessa professione. Sono membro degli Scoiattoli di Cortina e ho avuto la fortuna di conoscere personalmente alcuni degli uomini che appartengono alle generazioni più recenti raccontate in queste pagine.
È anche per questo che ho voluto raccogliere questa storia: non soltanto per ricostruire come è cambiato l’alpinismo sulle montagne di Cortina, ma per conservare e raccontare una parte del mondo al quale appartengo.