Dolomiti e turismo sostenibile

Assalto alle Dolomiti: un piano sciistico fuori controllo

Oggi voglio parlare di Dolomiti e turismo sostenibile. A motivarmi è stato l’ articolo “Assalto alle Dolomiti” scritto da Giuseppe Pietrobelli e pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 3 gennaio 2024.
Nel suo pezzo Pietrobelli porta alla luce come gli interessi di pochi prevalgano su un bene comune, la salvaguardia delle meravigiose Dolomiti.

Prima di tutto, mi presento. Sono nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, dove ancora vivo e lavoro. Fin da bambino ho imparato a conoscere ed amare il mio paese e le meravigliose montagne che lo circondano, le Dolomiti. Come guida alpina, ho la fortuna di accompagnare molte persone alla scoperta di questi luoghi, condividendo con loro la bellezza e la magia di queste montagne.
Mi rendo conto di quanto il turismo sia una risorsa importante per la nostra comunità, ma in questi ultimi anni il turismo di massa sta creando, a mio avviso, più danni che benefici.

Le Dolomiti, un tempo luogo di pace e silenzio, stanno diventando sempre più affollate e rumorose. Nella bella stagione, le strade si riempiono di auto sportive e moto che sfrecciano a forte velocità, interrompendo la tranquillità con rombi assordanti.

In inverno poi, la situazione non è migliore: la musica ad alto volume nei rifugi e sulle piste da sci ha trasformato la montagna da oasi di tranquillità in un ambiente sempre meno autentico. Amo la musica, ma non il rumore, e ci sono luoghi e momenti più adatti per certi suoni.

Sono profondamente legato a Cortina e alle Dolomiti, e vedere questi cambiamenti mi riempie di tristezza. Pur comprendendo l’importanza del turismo per la nostra economia, credo che sia giunto il momento di esprimere la mia opinione, anche se questa potrebbe essere in contrasto con quella di molti colleghi del settore.
La montagna va vissuta con rispetto e tranquillità, e proteggerla è un dovere di tutti.


Il pericolo del collegamento sciistico

Le Dolomiti, patrimonio dell’umanità, rischiano di subire un attacco senza precedenti. Il progetto di collegamento tra la Ski Area del Civetta e la Ski Area Cinque Torri, promosso in vista delle Olimpiadi invernali del 2026, sta facendo discutere. Con 33,5 milioni di euro stanziati per l’intervento, si prospetta un’alterazione significativa dell’ambiente montano, con nuovi impianti a fune e bacini idrici per l’innevamento artificiale.

L’uso di fondi pubblici per nuovi impianti a fune e la costruzione di bacini idrici per l’innevamento artificiale rivelano una prospettiva distorta, che cerca di mascherare gli interessi economici di pochi a discapito dell’ambiente e dell’ecosistema dolomitico già fragile.

Si parla di sostenibilità, ma allo stesso tempo si continua a costruire in aree fragili, ignorando i vincoli ambientali e le direttive europee su zone protette come Mondeval. Questo luogo, tra il passo Giau e la Croda da Lago, è un angolo di paradiso che meriterebbe di essere lasciato intatto. E invece si spinge per nuove piste e per la creazione di una vera e propria “metropolitana su fune”, ignorando le direttive europee sulle aree “Natura 2000” e le “ZPS“.
Tutto questo, solo per attirare sempre più turisti.


Contraddizione nel turismo di massa

E qui arriva la grande contraddizione. Oggi tutti parlano di turismo sostenibile, ma poi si insiste nel portare sempre più persone in montagna, come se fosse una gara a chi riempie di più le valli e le piste.

Le Dolomiti non sono un parco divertimenti: sono un ecosistema delicato, che va rispettato e protetto. Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. Le temperature aumentano, la neve scarseggia eppure si continua a investire su impianti che dipendono da un innevamento sempre più incerto. Ha senso?

L’acqua, risorsa preziosa, viene impiegata per produrre neve artificiale, mentre sarebbe più logico conservarla per scopi essenziali. Se il turismo continua a crescere senza controllo, il rischio è che la montagna perda la sua essenza, trasformandosi in un’attrazione usa e getta.

Forse è il momento di fermarsi un attimo e riflettere. È davvero questa la direzione giusta? Vogliamo trasformare le Dolomiti in un luna park o vogliamo proteggerle per le generazioni future?

In un’epoca dove la sensibilità ambientale è di primaria importanza, è essenziale comprendere che l’eccessivo aumento del turismo nelle Dolomiti va contro ogni principio di sostenibilità ambientale necessario per la conservazione delle montagne e del loro fragile equilibrio naturale. Le montagne vanno apprezzate nel rispetto della loro bellezza e fragilità: l’introduzione sempre crescente di visitatori, veicoli e infrastrutture minaccia la qualità dell’ambiente circostante mettendo così a repentaglio l’armonia che le Dolomiti hanno mantenuto intatta per secoli.


Riflessioni sul turismo sostenibile nelle Dolomiti

Le Dolomiti non hanno bisogno di altro cemento, né di collegamenti sempre più invasivi.
Hanno bisogno di rispetto, di una gestione più attenta, di un turismo che sappia godere della montagna senza distruggerla.

È ora di pensare seriamente alla direzione che stiamo intraprendendo e di adottare un approccio più responsabile e consapevole nella gestione delle nostre preziose risorse naturali.

Se davvero vogliamo parlare di turismo sostenibile, dobbiamo iniziare a mettere la tutela dell’ambiente al primo posto. Solo così possiamo sperare di conservare la bellezza di queste montagne, permettendo a chi verrà dopo di viverle così come le abbiamo conosciute noi.


Leggi anche articolo su “Linkiesta“.


5 commenti su “Dolomiti e turismo sostenibile”

  1. eh, certo… la sostenibilità… come quella delle milioni di tonnellate di porcherie belliche riversate quotidianamente in mare, aria, terra ad impestare il mondo,… come quella di chi, invece di lavorare alla prevenzione della guerra, la pianifica per i propri interessi, sapendo di essere il meglio armato… la sostenibilità delle centinaia di milioni di vittime dei giochetti a scacchi planetari di un’elite di satanisti… e il silenzio dell’Unesco, probabilmente ente da rottamare come molti altri… ma non preoccuparti troppo: abbiamo ancora pochi anni da vivere e purtroppo i nostri figli e nipoti, non avendo mai potuto vedere e apprezzare la primigenia bellezza, non soffriranno più di tanto.

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  2. Grazie Enrico per questo articolo, che mi fa sentire meno sola, mentre leggo atterrita quello che succede intorno a noi. Sembra impossibile che vengano fatte certe scelte, impossibile che il tornaconto personale possa calpestare…a questo punto, davvero TUTTO. Invece è possibile, è reale, è la quotidianità di chi fa finta di avere una coscienza giusto il tempo di una campagna elettorale, per poi calpestare la propria stessa terra. Sono molto poco speranzosa.

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  3. Grazie Enrico condivido con Te la preoccupazione di veder deturpate le nostre montagne spero che Voi Cortinesi troviate l’unità di opporvi a queste barbarie che vogliono chiamare progresso , Siete la voce di ogni amante della montagna!!!

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  4. Ciao Enrico, condivido pienamente le tue preoccupazioni, che sono anche le mie. Oltre la distruzione di posti stupendi con la deforestazione per piste da sci, piste ciclabili, cottage, divertimenti per bambini, ristoranti ecc., nessuno si preoccupa dell’acqua. Se i ghiacciai stanno scomparendo, come anch’io o visto, ci potrebbero essere problemi di approvvigionamento idrico specialmente d’estate verso le località abitate (come già molti rifugi senza acqua). Ma l’acqua dovrà servire anche per i cannoni da neve. Prima o poi ci sarà una guerra per l’accaparramento.
    Io devo dire con sincerità che ormai da un po’ di tempo preferisco scegliere località alternative poco turistiche meno affollate anche se con il dispiacere in cuore di non vedere le amate dolomiti.

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  5. Condivido pienamente, sono le stesse cose che penso e dico io. Stiamo dilapidando un patrimonio unico senza logica sull’altare del denaro ed è vero che ciò ci sta passando sopra la testa. Saremo tra chi può dire -Io lo svevo detto- ma non sarà una consolazione

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Enrico Maioni e la filosofia di guida alpina.

Enrico Maioni

Questo è il mio blog. Guida Alpina, nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, con una vasta conoscenza delle Dolomiti e anni di esperienza in montagna.