Nodi

Nodi usati in arrampicata ed alpinismo

Chi ha già pratica e manualità con le corde, sa bene quanto siano numerosi i nodi usati in arrampicata ed alpinismo. L’alpinismo e l’arrampicata sono attività che richiedono una buona conoscenza e padronanza dei nodi, sia per garantire la sicurezza che per facilitare le manovre di corda. Alcuni dei nodi utilizzati in arrampicata sono uguali a nodi marinari, hanno soltanto un nome diverso.
In questo articolo vedremo alcuni dei principali nodi usati in alpinismo e arrampicata, suddivisi in cinque categorie: nodi per ancoraggi alle soste, nodi per legarsi all’imbragatura, nodi per assicurare lo scalatore, nodi di giunzione delle corde e cordini, nodi autobloccanti.

1. Nodi per ancoraggi alle soste

Il presupposto per creare una sosta in parete è dato ovviamente dall’esistenza di punti di ancoraggio dove fissare l’anello di cordino, kevlar o dynema. Quando si arriva a una sosta, che sia naturale (clessidre, spuntoni di rocia o alberi) o artificiale (chiodi da roccia, spit, friends etc.), è necessario creare un collegamento tra i punti di ancoraggio e la corda, in modo da poter assicurare sè stessi e il compagno di cordata. Per fare questo, in arrampicata si usano dei nodi che permettono di distribuire il carico sui vari punti di ancoraggio.

Tutti sanno che è buona norma non affidarsi ad un unico punto di ancoraggio, ma è sicuramente preferibile avere almeno due punti che verranno collegati assieme. L’ unica eccezione che ci permette di utilizzare in maniera ragionevolmente sicura un solo punto di ancoraggio è quando troviamo in parete grossi anelli metallici cementati, oppure robusti alberi.

Quando si collegano più punti di ancoraggio si dovrà osservare questo principio: l’angolo formato tra i punti di ancoraggio ed il vertice dovrà essere il più chiuso possibile (vedi qui).
Se questo dovesse superare i 120 gradi, la forza esercitata dal carico sui singoli punti diventerà superiore all’effettivo carico appeso, compromettendo senza dubbio la tenuta della sosta. Se i punti di ancoraggio sono molto distanti tra di loro, bisognerà allungare il vertice per chiudere l’angolo.

Alcuni dei nodi più usati nella pratica dell’alpinismo per gli ancoraggi alle soste sono:

Sosta mobile
Quando si collegano i due punti di ancoraggio con un anello di cordino, kevler o fettuccia, fare un mezzo giro ad un ramo, come si può osservare ingrandendo l’immagine qui a lato.

Questo permette di distribuire equamente il carico sui due punti d’ancoraggio.

Nodi arrampicata: sosta mobile

Sosta mobile

Sosta semi-mobile
Se sul collegamento sopra esposto dovesse però rompersi un punto di ancoraggio, lo strattone provocato dallo scorrimento del vertice verso il basso potrebbe danneggiare il punto superstite.

Questo si può facilmente evitare costruendo due asole vicino al vertice, come illustrato qui a lato.

Nodi: sosta semi-mobile
Sosta semi-mobile

Riporto qui sotto i tre tipi di dispositivi di ancoraggio su due punti, a vertici fissi, usati in arrampicata, alpinismo e soccorso alpino.
Essi si differenziano dalla quantità di fettuccia o cordino necessari per la loro realizzazione: per il primo è necessario realizzare un nodo sul vertice, per il secondo due e per il terzo un nodo complessivo con tutti i rami del vertice. Una volta fatti i nodi il vertice non può cambiare, e per questa ragione va prestata particolare attenzione alla giusta distribuzione delle forze sui punti di ancoraggio, affinché il carico sia equamente distribuito sui due punti.

Sosta fissa
Ancoraggio fisso
Ancoraggio fisso
Sosta fissa
Sosta fissa
Ancoraggio fisso

2. Nodi per lehgarsi all’imbragatura

Tutti i nodi per l’imbrago devono essere eseguiti il più vicino possibile all’imbracatura stessa per evitare che l’asola si incastri nella roccia e per poter rimanere il più possibile vicino alla roccia quando ci fermiamo su di un rinvio; cosa non possibile se il nodo è posizionato a 40 cm dall’imbragatura!

Nodo otto

Usato principalmente per il collegamento tra la corda di cordata e l’imbracatura. È chiamato anche nodo delle guide con frizione, ed è un’evoluzione del nodo savoia. I pregi maggiori dell’otto ripassato sono la sua ottima capacità di tenuta e il suo basso valore “tranciante”.

Nodo otto infilato

Bulino infilato

Una variante del bulino utile per collegare l’imbragatura alla corda di cordata.
Pregio principale di questo nodo è che, nonostante sia generalmente molto sicuro, può essere sciolto facilmente, anche dopo esser stato sottoposto a forti trazioni o quando la corda è bagnata.

Nodi arrampicata: nodo bulino.

3. Nodi d’ assicurazione in arrampicata

Sebbene al giorno d’oggi la quasi totalità degli scalatori utilizza svariati dispositivi (vedi Reverso, GiGi, secchiello ecc.) per l’assicurazione del compagno, nella pratica dell’alpinismo è di fondamentale conoscere almeno due nodi d’assicurazione. Cosa fare infatti se distrattamente lasciamo cadere nel vuoto il nostro Reverso o la piastrina?
Quando si assicura lo scalatore, sia in alpinismo che in arrampicata, è necessario usare un nodo che permetta di bloccare la corda in caso di caduta, ma anche di farla scorrere in modo fluido e controllato. Il nodo più usato per assicurare lo scalatore durante la sua progressione è sicuramente il mezzo barcaiolo, un nodo che ogni scalatore deve conoscere.

Nodo mezzo barcaiolo

Usato per l’assicurazione reciproca (di uno verso l’altro) dei componenti la cordata.
La mano che frena può resistere ad una forza fino a 2.5 kN. È interessante notare che all’estero questo nodo viene chiamato italian hitch.

Asola e conrtoasola di bloccaggio

È molto importante conoscere anche questo nodo. Questi due nodi complementari servono per bloccare e sbloccare le corde sotto carico.  Di solito usato assieme al mezzo barcaiolo, quando l’operatore ha la necessità di bloccare la corda sotto carico.

Nodo barcaiolo

Si usa per bloccare la corda sul moschettone ed auto-assicurarsi alla parete, ed è facilmente regolabile.
Solitamente è usato per l’autoassicurazione dei componenti la cordata, ma può essere utilizzato in molte altre situazioni.

Nodo mezzo barcaiolo
Mezzo barcaiolo
Nodo mezzo barcaiolo con asola di bloccaggio
Mezzo barcaiolo con asola di bloccaggio
Nodi arrampicata: barcaiolo
Barcaiolo

4. Nodi di giunzione in arrampicata

Quando si devono unire due corde o due cordini, sia per prolungarne la lunghezza che per creare degli anelli, è necessario usare dei nodi che siano sicuri, resistenti e compatti. Il nodo deve essere fatto in modo che i due capi liberi siano paralleli e abbiano una lunghezza di almeno 15 cm. Inodi più usati per la giunzione delle corde e cordini sono:

Nodo di giunzione semplice

Il nodo di giunzione più elementare, detto anche nodo galleggiante, perché tende a “galleggiare” sulle asperità della roccia.
Viene usato per unire due corde da usare per una discesa in corda doppia. Semplicissimo da realizzare, è il nodo che ha le minori probabilità di incastrarsi nel passare uno spigolo durante il recupero della corda.

Annodatura per giunzione di due corde

Nodo per fettuccia

Usato per chiudere anelli di fettuccia. Risulta essere l’unico nodo che dia garanzia di non allentarsi (e quindi sciogliersi) accidentalmente.
Per costruirlo si esegue un nodo normale con uno dei due capi senza stringerlo); con l’altra estremità si segue in senso inverso lo stesso percorso “ripassando” il nodo.

Annodatura per giunzione di fettuccia

Nodo per alpinismo.
Nodo dell’amore
Nodo inglese doppio
Inglese doppio
Annodatura per il kevlar.
Nodo di giunzione per kevlar

5. Nodi autobloccanti usati in alpinismo

I nodi autobloccanti sono nodi che vengono utilizzati per collegare due corde, in modo che una scorra sull’altra e che possa frenarsi o rallentarsi se sottoposta ad un carico. Sono nodi molto utili in alpinismo e arrampicata, per esempio per risalire una corda, per creare una sosta mobile, per assicurare il compagno di cordata o per effettuare una manovra di soccorso. I due nodi autobloccanti più noti sono:

Nodo Machard

Nodo autobloccante bidirezionale. Se caricato blocca lo scorrimento del cordino sulla corda.

È un nodo che si fa avvolgendo un cordino intorno alla corda principale per quattro o cinque giri, in modo da formare un anello. Il cordino viene poi fissato con un moschettone a ghiera.
Il diametro del cordino con cui si realizza il nodo deve essere inferiore al diametro della corda sulla quale il Marchand sarà posizionato.

È un nodo facile da sbloccare, anche sotto tensione, e non deforma la corda principale.

Si impiega spesso come autobloccante nella calata in corda doppia applicato ad un cordino in kevlar, materiale con altissimo punto di fusione e quindi adatto a subire sfregamenti con aumento della temperatura.

Nodo Machard

Nodo Prusik

Anche per questo nodo il diametro del cordino deve essere inferiore a quello della corda.

Nodo autobloccante in entrambe le direzioni come il Machand. Rispetto al Marchand il Prusik funziona meglio in condizioni di corda bagnata o sporca di fango.

Il nodo prusik, se correttamente eseguito, ha la caratteristica di poter “scivolare” lungo la corda sulla quale è montato, fintanto che non venga sottoposto a forte trazione. Nel caso il nodo venga sottoposto a un carico (per esempio il corpo di un arrampicatore o alpinista che vi si appende), le sue spire si stringono e bloccano il nodo in posizione.

È un nodo molto resistente, ma può essere difficile da sbloccare se sottoposto a forti sollecitazioni

Nodo Prusik