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Sul Taé, una cima fotogenica.

La via comune del Taé

Se mi si chiedesse un elenco delle montagne ampezzane che preferisco, potrei senz’altro iniziare col Taé (2511 m). È una elevazione massiccia, relativamente poco nota, del gruppo della Croda Rossa, che domina la Val di Fanes e si scorge fin da San Vito di Cadore. La sua sagoma tondeggiante pare reggersi in bilico sulla valle, e il verticale appicco S, a foggia di enorme tagliere, si slancia d’impeto sopra le cascate del Rio Fanes.

La vetta del Taé

Caratteristico per le stratificazioni, che si diramano a ventaglio da sinistra verso l’alto formando cenge e grandi tetti, superati per la prima volta nel 1953, il Taé è una delle cime più integre e fotogeniche del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Salito con intenzioni alpinistiche nel 1906 da tre austriaci, è più celebre per le vie sugli strapiombi che guardano la sottostante valle, che non per la “via normale”. Questa, che mi sento di indicare a persone smaliziate, dal piede fermo e che vogliano conoscere una montagna faticosa ma non difficile, inizia dalla Casera di Antruiles, sulla strada che sale verso il Rifugio Ra Stua.

Risaliamo quindi, per piacevole sentiero segnalato, la valle delle “Ruoibes de Fora”, giungendo nell’alto catino erboso e detritico tra la cima e l’antistante Col Bechei, dove i segnavia terminano. Questo catino merita senz’altro una pausa, rinfrancata da un rivolo d’acqua che qui ha le sorgenti.

Volgendo lo sguardo verso la nostra meta, che dista ancora oltre un’oretta, possiamo tenerci sul lato E della conca, superare una fascia di rocce e ghiaie e continuare poi per la cresta. Con un tragitto un po’ meno lungo ma più delicato, invece, potremmo attraversare i blocchi che si estendono verso il vicino Taburlo, superare una “trincea” di roccia chiara e quindi afferrare una ripida, appigliata rampa, sul bordo di una placca liscia. Oltre la rampa, scavalchiamo una puntina e per un canale detritico un po’ delicato usciremo quasi sul culmine. Da Antruiles alla vetta avremo impiegato circa tre ore. Per la seconda soluzione, sconsigliabile a chi non si senta sicuro, occorrono senso dell’orientamento e prudenza in caso di nebbia.

Dal Taé, che in vetta conserva alcuni resti di postazioni belliche, si apre una visuale quasi a 360 gradi verso il Col Bechei, le Lavinores, Fanes, la Croda Rossa, il Monte Valon Bianco, il Taburlo, il Col Rosà, le Tofane, il Pomagagnon. Personalmente sono giunto in vetta dal versante più facile almeno una decina di volte: sulla sommità non ho mai trovato alcuno, e ben poche persone anche nella zona sottostante.

Oltre il sentiero che si dirige verso il più frequentato Col Bechei, cessano tutte le indicazioni: inizia qui la Montagna che mi è più cara, quella facile ma non scevra da qualche insidia, e che richiede impegno e fatica per essere conquistata.

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