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Al cospetto della Croda Rossa.

La Punta del Pin, montagna poco nota

I ricordi mi portano oggi verso una montagna poco nota e frequentata, perché priva di sentieri, che mi sento di indicare a chi ami l’alpinismo senza tracce, vernici e cartelli, in ambiente magnifico: la Punta del Pin (2682 m).

punta del pin

Dalla dorsale che la Croda Rossa d’Ampezzo protende verso est emerge una massiccia elevazione, che si nota già da Cimabanche. Dal ramo che la cima allunga verso il Passo scende una costiera, in alto rocciosa e in basso ricoperta di fitta vegetazione, che limita sulla destra orografica la Val dei Canope, secolare passaggio fra Cimabanche e Pratopiazza.

La costiera è detta Costa del Pin perché è rivestita perlopiù da pini silvestri; l’elevazione che la domina, salita un secolo fa da austriaci, ha lo stesso nome, Punta del Pin. Lungo la dorsale della Costa del Pin si sviluppa il limite confinario fra il Veneto e l’Alto Adige, del quale – in mezzo a inestricabili mughete – volendo si possono cercare i capisaldi.

Sulla Punta invece possiamo salire, con fatica ma impegno alpinistico ridotto, dall’altopiano di Pratopiazza (2000 m circa), portandoci dapprima verso sud-ovest per prati e rado bosco, quindi mirando all´imbocco di un ghiaione che scende da una forcellina tra la Punta a destra e lo sperone est. Per un breve, ripido canale di blocchi, tendendo a destra, raggiungiamo la forcellina, nei pressi di un grande arco roccioso visibile da lontano. Volgendo ancora a destra, continuiamo sulla fiancata est del monte, per placche, roccette aguzze e ghiaie con qualche ometto, che consentono una salita non difficile, ma un po’ delicata per la friabilità, fino all´anticima. Con un passaggio in cresta un po’  esposto, raggiungiamo infine il culmine della Punta (2 ore e ½ da Pratopiazza, 4 ore circa da Cimabanche). In discesa rifaremo la via di salita, ma potremmo anche evitare l´instabile canale di blocchi, tenendoci in sinistra orografica sulle rocce della Punta, fino alla base.

Calcai per la prima volta la vetta della Punta del Pin, pregiato punto di osservazione sull’ombroso versante orientale della Croda Rossa d´Ampezzo e sul Picco di Vallandro, giusto vent’anni fa. Ero preparato e incuriosito: mi guidava la laconica descrizione che della salita fa Antonio Berti in “Dolomiti Orientali – Volume I Parte 1a”, e avevo chiesto informazioni al figlio Camillo, profondo conoscitore delle nostre montagne, che mi confermò di avere salito la Punta da ragazzo con il padre.

Dopo d’allora ho condiviso quella faticosa cima con vari amici per altre cinque o sei volte. Ripercorrendo quelle tracce labili e dimenticate, mi sono immerso ogni volta nella magia di un recesso fra i più solitari e meno battuti delle Dolomiti d’Ampezzo, che merita senza dubbio una visita, in silenzio e col dovuto rispetto.

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