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Una cima fuori dal coro, la III Pala de ra Pezories

In una nebbiosa domenica di metà settembre, mentre stavamo rientrando dalla salita del Campanile Dimai e della Punta della Croce, proposi agli amici di approfittare della giornata salendo anche la III, la minore delle tre Pale de ra Pezories, cime del gruppo del Pomagagnon che torreggiano sulla Strada d’Alemagna tra Fiames e il Tornichè di Podestagno con alte pareti, grandi canaloni di detriti e intricate dorsali di mughi.

La Pala, che dal fondovalle non si vede, è un’elevazione semplice e perlopiù erbosa (di scarso rilievo, per le poche fonti che ne parlano), ma l’atmosfera che vi domina e la solitudine nella quale versa sono degne di apprezzamento. C’è un’unica possibilità di conseguire la sommità, quotata 2300 metri circa: dai Prati del Pomagagnon, a loro volta raggiungibili da Ospitale attraverso la Val Padeon (sentiero 203) fino al ponte in località Casonate, e poi a destra, rimontando tutta l’accidentata e ombrosa Val Pomagagnon (sentiero 202).

Dai prati si continua per mezz’ora, senza segnavia, sulla traccia ormai quasi scomparsa di un sentiero militare che collegava la Pala con una casermetta italiana alle sue pendici. Sul culmine c’è soltanto una piccola e rozza croce e nessuna traccia umana: il panorama – come d’altronde quello di buona parte delle nostre montagne – si schiude variegato e istruttivo, e su quel morbido panettone verde si sta davvero bene.

pezories

Quella domenica d’inizio autunno, mentre gli altri riposavano, mi persi a riflettere sullo squilibrio che vedo sempre più netto fra certe zone alla moda, dove in agosto si concentrano schiere colorate e rumorose e a fine estate restano spesso solo cartacce, e altre meno praticate, o disertate come le Pezories.

Sul culmine della III Pala de ra Pezories, snobbata da carte e libri, non si vede gente, poiché avrebbe poco da raccontare: né roccia, né ghiaccio, né vie ferrate, croci o libri di vetta.

Questa è una cima fuori dal coro, che richiede tanti passi per essere salita ma è appartata e di grande pregio ambientale: e se, tra le gambe, sfugge anche una pernice, l’accesso alla vetta parrà ancor più bello, un’avventura che ripagherà dell’impegno richiesto per viverla.

Da Ospitale, rimontando i citati sentieri, passando per gli alti e morbidi Prati dove un tempo pascolavano gli ovini e seguendo in ultimo le tracce dei soldati italiani fino in vetta, il dislivello non è banale (circa 800 metri), e occorrono almeno tre ore di salita, ma l’escursione è di lusso, per chi preferisce le crode fatte così!

n.d.r. Su “Ra me Crodes“, il blog di Ernesto, trovi altre interessnti proposte e relazioni.

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