+39 347 2301915

Il morbo di Dupuytren in arrampicata.

Morbo di Dupuytren e arrampicata: può l’arrampicata favorire lo sviluppo di questa patologia?

Da un’indagine svolta nel Regno Unito è emerso che il 19,5% degli scalatori interpellati ha sviluppato il morbo di Dupuytren.morbo di dupuytren e arrampicata Per determinare se l’arrampicata su roccia è un fattore importante nello sviluppo della malattia di Dupuytren negli uomini, in Gran Bretagna è stato distribuito un questionario a tutti i 1100 membri del Club dei Climbers della Paese. I risultati parlano chiaro: c’è un’indubbia correlazione tra morbo di Dupuytren e arrampicata, visto che l’insorgere della malattia negli scalatori si manifesta in età più giovane rispetto al resto della popolazione.morbo di dupuytren e arrampicata

Lo studio rafforza quindi ulteriormente l’ipotesi che il trauma ripetitivo alla fascia palmare predispone gli uomini allo sviluppo della malattia di Dupuytren.
Chi volesse consultare i risultati del questionario (in lingua inglese) può farlo scaricando il file dell’articolo pubblicato sul British Journal of Sports MedicineScarica articolo (PDF)

Ora vediamo cos’è il morbo di Dupuytren: a fornirci una esaustiva documentazione di questa patologia ci pensa un esperto del settore, il fisioterapista Dott. David Di Segni, che ringrazio per il suo autorevole contributo al sito.morbo di dupuytren e arrampicata

Morbo di Dupuytren cosa è, e perché viene…

La mano è indubbiamente l’organo che ha permesso all’uomo di distinguersi dagli altri animali, permettendogli di raggiungere un grado di conoscenza dell’ambiente circostante mediante l’esperienza tattile.
La complessità della mano, dal punto di vista anatomico, è indubbiamente il fattore che la rende così adattabile a mille situazioni, e proprio questa complessità muscolare, articolare e neurologica, la rende uno strumento fantastico che solo noi esseri umani possediamo, rispetto a tutte le altre specie animali.morbo di dupuytren e arrampicata

Tutte le strutture che la compongono possono andare incontro ad un sovraccarico generando tendiniti se sono coinvolti i tendini, o possono verificarsi usure, con artrosi alle articolazioni.
In alcuni casi, i traumi ripetuti possono fungere da starter per alcune patologie. Una tra quelle più frequenti, e invalidanti, è sicuramente il Morbo di Dupuytren.

Per comprendere meglio questo tipo di patologia, bisogna fare un minimo accenno all’anatomia della mano, iniziando a distinguere la superficie palmare da quella volare. Le due superfici sono caratterizzate da un aspetto che rende la superficie palmare così come quella plantare, le uniche che non permettono il sollevamento della pelle. Infatti se proviamo a dare un pizzicotto in qualunque regione corporea, notiamo che si può sollevare, mentre se proviamo a farlo a livello della mano, questo non avviene.

sollevamento-pelle

La pelle della mano risulta ben adesa, e permette una presa sicura e stabile, contro qualunque superficie ci interfacciamo. Questa caratteristica è realizzata grazie ad una struttura subito al di sotto dello strato cutaneo chiamata Aponeurosi Palmare. Tale aponeurosi, è una fibrosità che crea una specie di retinacolo o fitta ragnatela che quindi accompagna il movimento della pelle, ma non le permette di allontanarsi dal piano sottostante.
Il Morbo di Dupuytren colpisce proprio questa struttura, determinando una retrazione del tessuto, in uno o più punti, creando dei piccoli noduli facilmente palpabili, dolenti, e limitanti funzionalmente.

Non è ben chiara l’eziologia patologica, ma probabilmente esiste una correlazione tra fattori esterni che innescano un processo patologico già in atto o comunque pronto a scatenarsi. Oggi si tende a pensare che esista una predisposizione genetica, che colpisce soprattutto gli uomini sopra i 40 anni di età, ed è più frequente nelle popolazioni del nord Europa. In alcuni paesi del mondo come il Giappone è pressoché sconosciuta, e questo avvalora l’ipotesi che alla base ci sia un gene responsabile dell’insorgenza dei sintomi.

Negli sport come l’arrampicata il continuo sforzo e sfregamento della mano su superfici ruvide e sconnesse, funge da strarter per la patologia che nelle fasi iniziali non risulta molto dolorosa. Nelle fasi più avanzate invece, si verifica una vera e propria retrazione di uno o più dita in flessione e limitazione funzionale in estensione. Anticamente questa patologie era considerata una patologia demoniaca in quanto i soggetti che ne venivano colpiti progressivamente vedevano il flettersi delle dita, fino alla chiusura completa e finale terribile con infezioni causate dalla crescita dell’unghia nella carne… fino al rischio di amputazione della mano stessa.

Fortunatamente ai giorni d’oggi tale evenienza è possibile evitarla, ma non è infrequente vedere persone affette da Morbo di Dupuytren, in età avanzata.
Va detto che nella letteratura medica moderna, il trattamento principe è sicuramente quello chirurgico, con escissione e liberazione del nodulo e plastica dell’aponeurosi. Prima si effettua tale intervento e minori saranno i danni conseguenti. L’intervento può comunque non essere risolutivo completamente, e può recidivare facilmente anche in zone non lontane dalla prima lesione.
Possono essere coinvolte entrambe le mani, indistintamente.

morbo di dupuytren e arrampicataIn alcuni casi è possibile intervenire grazie a delle infiltrazioni di cortisone oppure con acido Ialuronico. In alternativa si può ricorrere alla fisioterapia. Il trattamento risulta molto lento, e può essere indicato negli stadi iniziali, soprattutto su persone che non possono sottoporsi ad intervento chirurgico come persone diabetiche, anziane, o che magari hanno semplicemente paura del bisturi, e vogliono tentare la via incruenta.
Il trattamento di fisioterapia, prevede una parte di terapia manuale, ed una strumentale. Il fisioterapista esegue, un massaggio molto delicato proprio sull’aponeurosi palmare eseguendo dei movimenti in senso disto-prossimale, facendo attenzione a non premere troppo, per non indirizzare il massaggio alle strutture sottostanti l’aponeurosi. Si eseguono dei posizionamenti facilitanti con stretching, e si consigliano alcuni esercizi da far eseguire al paziente a casa.

In questa fase, può essere di aiuto la tecarterapia, il laser, e gli ultrasuoni, proprio per la loro azione antinfiammatoria, rilasciante sui tessuti, e biostimolante.
Il trattamento va eseguito 3 volte la settimana per almeno un mese. Ricordo che non deve assolutamente essere doloroso, ma deve rappresentare un piacevole allungamento.
Dopo tale periodo, va rivalutata la situazione e sarà compito del fisioterapista capire se il risultato è accettabile, oppure, insufficiente e quindi avere la necessità di inviare il paziente al chirurgo specialista nella mano, ed essere sottoposto ad intervento chirurgico. Ricordiamo infine di affidarsi a fisioterapisti specializzati, con macchinari moderni, e chirurghi di comprovata esperienza nelle patologie della mano, per essere certi di ottenere un risultato soddisfacente.

David Di Segni
Mdm Fisioterapia Roma

Scroll Up