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La tragedia del Neptune.

Il mistero del Neptune, l’aereo precipitato sul Fradusta

Voglio oggi raccontarvi un episodio particolare che ho avuto modo di vivere nell’estate 2009.
Tutto inizia con un’ email che di fatto suscita la mia curiosità; la lettera, speditami il 1° aprile da una sconosciuta, così recita: “Dear Sir:I am going to be in Italy between June 1 and June 24, and plan to climb to the site of my father’s plane crash in 1957. He was a naval commander and the plane went down in the eastern Dolomites.  I would like to hire a guide to get to this site; can you be of assistance? Sincerely,Wendy Shermet”.

Una rapida e fruttuosa ricerca in rete mi permette di scoprire alcuni dettagli dell’incidente.

P2V6 neptuneIl 19 luglio 1957, durante un volo di trasferimento ad Istrana, un bimotore da pattugliamento marittimo dell’US Navy dette inizio a una doppia tragedia (vedi Nota 1 a fine pagina).
L’aereo, un Lockheed P-2V6 “Neptune” della Naval Air Reserve di base a NAS Willow Grove, Pennsylvania, ma schierato a NAS Port Lyautey in Marocco, andò a schiantarsi a 2.650 metri di quota sulla parete sud della Fradusta nel gruppo delle Pale di San Martino (Trentino). Nell’incidente perirono tutti gli undici membri dell’ equipaggio, tra i quali il Comandante Robert Martin Shermet, padre di Wendy, all’epoca neonata.

Verificato dunque che il triste incidente era effettivamente occorso, si trattava ora di ottenere informazioni più dettagliate: ammetto di non conoscere bene la zona delle Pale e non avevo idea se il punto esatto dello schianto del Neptune fosse facilmente raggiungibile.

Un paio di telefonate ai colleghi di Fiera di Primiero mi sono di grande aiuto. E’ Gianpaolo De Paoli, guida alpina di lunga esperienza, a darmi indicazioni ben precise sul luogo dell’incidente, informandomi inoltre che parte dei rottami si trova  ancora sul posto. Ora ho informazioni sufficienti, così contatto Wendy per concordare la data del nostro incontro e definire i dettagli dell’ escursione.

neptune-mapIl 19 giugno partiamo da Cortina di buonora, ed in poco più di due ore raggiungiamo il “Ristorante La Ritonda”, all’ingresso della Val Canali. neptune

Qui abbiamo appuntamento non solo con Gianpaolo, proprietario dell’accogliente ristorante, ma anche con Daniele Mattiuzzo, un uomo di corporatura robusta e dall’aspetto amichevole, appassionato di aereonautica, che in passato si era interessato alla tragedia del Neptune.

Beviamo velocemente un buon caffè ed iniziamo la nostra escursione. Il tempo purtroppo non promette nulla di buono, perciò devo rinunciare al “passo della guida” e mi incammino lungo il ripido sentiero con un andatura di certo non molto apprezzata dai miei due compagni. La salita si svolge in un ambiente bellissimo, il “Vallon delle Lede”, circondato da cime maestose. La nostra prima mèta è il Bivacco Carlo Minazio, situato a quota 2292 metri, non lontano dalla base della Cima del Conte e della parete sud della Fradusta.

Wendy, di professione cantante, è una persona deliziosa: cammina in silenzio, assorta nei suoi pensieri.
Daniele sembra un po’ più affaticato, ma è sorretto da una grande forza di volontà e, seppur un po’ distanziato, continua a salire.
Ambedue non sono avvezzi alle camminate in montagna, ed inoltre sono poco allenati: nonostante questo in circa tre ore raggiungiamo il bivacco.
Nei pressi della costruzione un piccolo cumulo di rottami del Neptune ed una targa metallica ricordano ai passanti il triste evento.

Lasciamo  a Wendy  alcuni minuti di raccoglimento: è visibilmente commossa ed alcune fugaci lacrime le scorrono sul viso. Anche lei ha voluto portare una piccola targa in memoria di suo padre, e passati i primi momenti di sconforto, ci prodighiamo per fissarla al suolo il meglio possibile.

Il cielo è ormai completamente coperto e minaccioso, e per questo motivo dobbiamo rinunciare alla nostra seconda mèta (vedi Nota 2 a fine pagina). Infatti era nostra intenzione risalire le ghiaie a Nord-Ovest del bivacco, dove si possono osservare i rottami più voluminosi del Neptune. L’incombere del temporale ci fa però desistere dal progetto iniziale, e dopo una veloce merenda ci incamminiamo sulla via del ritorno.

La discesa si rivela anch’essa faticosa, ed in questo caso è Wendy la più provata.
Fortunatamente quando inizia a piovere ci siamo già abbassati parecchio di quota, ed i fulmini sulle cime circostanti non mi preoccupano particolarmente.

Poco prima di giungere alla carrareccia che risale la Val Canali incontriamo Sergio, un amico di Daniele che impossibilitato a salire con noi ha voluto comunque incontrarci per conoscere Wendy ed informarsi sull’esito della nostra escursione. Un po’ stanchi ma soddisfatti di essere riusciti a portare a termine la nostra piccola “avventura”, in breve raggiungiamo “La Ritonda” dove possiamo asciugarci e ristorarci, raccontando a Gianpaolo come si è svolta la nostra giornata.

Non mi dilungo oltre nel raccontarvi della nostra visita, a fine giornata,  a Filiberto Cordella, uno dei tre uomini che trovarono nel ’57 i resti dell’aereo, e neppure della squisita ospitalità ricevuta.
Mi è piaciuto però ricordare la triste fine del Neptune e la storia di una figlia che, pur avendo conosciuto il padre soltanto per un breve periodo in tenera età, ha voluto rendergli omaggio visitando il luogo della tragedia e lasciando lassù una targa commemorativa, bagnando con le sue  lacrime quelle dure pietre.

Ascolta la splendida voce di Wendy Shermet che canta “Meditation”, brano tratto dall’album Shabbat Anthology Vol. III   

Nota
All’inizio di questo racconto ho accennato a una doppia tragedia. Infatti, il Neptune non fu ritrovato subito: l’incidente avvenne per una serie di concause tra le quali le avverse condizioni meteo, la strumentazione di bordo “starata” che lo deviava dalla rotta prestabilita, il tutto forse unito anche a errori di navigazione, che portarono il Neptune ben più a Nord della rotta prevista. Per questo motivo le ricerche furono dapprima concentrate in tutt’altra area, e solo dopo alcuni giorni fu dato l’allarme generale anche alle stazioni di Soccorso Alpino delle Dolomiti.
La seconda disgrazia accadde il giorno 21 luglio 1957: da Aviano decollarono tre P-2V7 per le ricerche lungo la Pianura Padana, e uno di questi fu indirizzato verso ovest nell’area piemontese, presso Pinerolo (Torino) per poi immettersi nella Val Pellice (anche se era stato notificato al comandante del velivolo di non inoltrarsi nella stretta vallata che non lascia vie d’uscita). Anche quest’aereo era un Neptune e probabilmente a causa di un forte corrente d’aria discendente (molto frequente in quell’area), urtò con la semiala sinistra un albero che lo fece ruotare di 180°, toccare il suolo ed esplodere sul Monte Granero.
Incredibilmente due dei dieci membri dell’equipaggio sopravvissero, uno però morirà dopo poche ore, mentre lo specialista di bordo l’AD3 Gene Forsyth, sebbene ustionato, attualmente è ancora vivente, anche se alcuni anni dopo l’incidente la sfortuna gli si accanirà contro nuovamente facendogli perdere la vista a causa di un altro incidente di volo.

Nota 2
Il 27 giugno 2011, a due anni di distanza da questa sua prima visita, Wendy ha voluto che l’accompagnassi nuovamente in questi luoghi insieme al marito e al figlio.
Per fortuna questa volta una splendida giornata di sole ci ha assistito ed abbiamo potuto salire fino ai ghiaioni che custodiscono in silenzio altri resti del Neptune, l’aereo precipitato sul Fradusta.

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