+39 347 2301915

“El Luò de Vilagranda”, il Luogo del grande villaggio.

La lapide nella roccia e il “Luò de Vilagranda”

lapide nella rocciaSulla strada che dal “Torniché” (Sant’ Ubertus) porta a Malga Ra Stua, se prestiamo attenzione possiamo vedere una lapide di marmo rosso, incastonata nella roccia.

In questo luogo, che gli Ampezzani conoscono come “Luò de Vilagranda”, il luogo del grande villaggio, il 27 febbraio 1916 sette soldati austroungarici morirono travolti da una valanga. La lapide, che misura 52 x 43 cm, ricorda l’infausto avvenimento.

Vi sono scolpite queste parole: “In ricordo degli eroi caduti il 27 febbraio 1916 a causa di una valanga. Fanti del Landsturm (esercito della riserva in cui militavano gli anziani) battaglione 168…”, seguono i nomi degli sfortunati, molti di origine slava.

L’inverno 1916, già preannunciato da notevoli nevicate settembrine, fu caratterizzato da un tempo davvero infernale. La neve cadeva fitta e lenta per intere giornate e le condizioni dei soldati, letteralmente sotterrati da metri di neve, erano a dir poco drammatiche. Vasti versanti di monti rimasero isolati per mesi.

La furia delle valanghe non cessò fino a primavera inoltrata e prese di mira tutto il fronte dolomitico: i baraccamenti venivano abbattuti, le linee sconvolte e chi riusciva a salvarsi si spostava sempre più in basso.

Documentazioni vive e impressionanti sono state tramandate da comandanti e combattenti, sia di parte italiana, che di parte austriaca:
“Venerdì 13 aprile 1916: Tacciono l’odio e la guerra lungo tutto il fronte alpino, perché da un lato e dall’altro gli uomini, oppressi dal terrore e dall’ansia, se ne stanno irrigiditi, annichiliti sotto la furia delle forze primordiali.
È una furia, una sventura così vasta e generale, che nessuno può più pensare alle armi. In questa sola giornata 10.000 vittime della Morte Bianca, 10.000 soldati valorosi, da una parte e dall’altra, sfracellati da inimmaginabili masse di neve.”(Weber)

“Durante la notte si scatenò una tormenta infernale e poco dopo mezzanotte cominciò a nevicare forte. Nella baracca per qualsiasi minima fenditura passava la neve… La baracca, scossa dal vento, aveva sussulti paurosi… Le comunicazioni telefoniche in breve rimasero interrotte.” (Sala)

Scroll Up