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Antonio Bettella, un alpinista e un uomo fuori dal comune.

In ricordo di Antonio Bettella, un patavino in Dolomiti

Poco si trova in rete del forte alpinista padovano Antonio Bettella, e la recente ripetizione di una sua via sulla Némesis da parte del nipote di Antonio e di un alpinista cortinese mi ha portato a scrivere qualche riga per ricordare non solo un grande alpinista, ma certamente un uomo fuori dal comune.

Nato il 30 settembre del 1901 Antonio Bettella era il primogenito di una famiglia numerosa ed eccelse in numerose discipline sportive. Descritto come un uomo alto e ben piantato, con grande forza fisica, fin da giovane dimostrò la sua grande passione per lo sport, tant’è che poco più che ventenne conquistò il titolo di campione delle Tre Venezie nella categoria dei pesi medio-massimi di pugilato.

In seguito si dedicò al rugby, diventando giocatore in serie A e successivamente allenatore ed infine arbitro internazionale. Nel 1981 gli venne conferita la Medaglia d’Oro per meriti sportivi come pioniere del rugby in Italia, che fu consegnata al figlio alla Fenice di Venezia.

L’inizio dell’attività alpinistica coincide con la conoscenza fatta con F. Valvassori nei campi di gioco di rugby (anno 1930). Antonio Bettella si avvicinò alla montagna molto tardi, ma grazie alla sua tempra acquisì velocemente le tecniche e le conoscenze alpinistiche di allora arrivando in poco tempo ai massimi livelli del periodo.

bettella-scalcoIniziò così, oltre che a ripetere le vie in montagna, anche ad aprirne di nuove. Tra queste ricordo l’apertura dello spigolo sud della sulla Torre Gioppi, nel gruppo dei Tre Scarperi, nel 1940, una via di III e IV grado lunga circa 300 metri.
Nel luglio dello stesso anno apre con l’amico Aldo Bianchini una via di 500 m di V grado sulla Cima Foralosso, cima minore dei contrafforti dell’Antelao.

Grazie anche alle possibilità d’allenamento offerte dalla storica palestra di Rocca Pendice, nell’agosto del 1941, nel pieno della sua forma, insieme al giovanissimo amico diciannovenne Gastone Scalco, Antonio Bettella risolve il problema della diretta dell’Antelao, aprendovi una via di 1000 m di VI grado.
Si trattò di una vera impresa, ostacolata dal maltempo che imperversò per più giorni sul “Re del Cadore”, costringendo gli alpinisti a quattro bivacchi in parete (leggi il racconto della scalata al Monte Antelao).
Per questa salita gli fu assegnata la medaglia d’oro al valore atletico per l’alpinismo.

Non sazio e sicuramente non intimorito dalle difficoltà incontrate sull’Antelao, l’anno successivo Bettella e l’amico Guerrino Barbiero aprirono una nuova via di circa 1000 m sullo stesso monte, un camino di V-VI grado.

Nel mese di agosto 1943, Bettella s’inoltrò con Bruno Sandi in un angolo remoto delle Dolomiti, aprendo una via di III sul versante nord della Croda dei Rondoi (m 2872) in Val Pusteria.

Segnalo infine la via aperta nel 1943 con Bruno Sandi lungo lo spigolo sud della Némesis (o Punta Carugati), 250 metri con difficoltà di VI grado.
La Punta Nemesis (m 2.755) si erge sopra la Val Travenanzes, sui contrafforti occidentali della Tofana Terza.
Ai suoi piedi ci si passa quando si percorre la Cengia Paolina, itinerario escursionistico di notevole interesse.

nemesis-2Come dicevo in apertura la via è stata recentemente ripetuta da due abili ed esperte guide alpine: una decina di giorni fa Antonio Bettella, guida alpina e nipote omonimo del leggendario Bettella, insieme allo Scoiattolo Luigi Majoni “Manin”, anche lui guida alpina, hanno effettuato la salita della via. Potrebbe trattarsi della prima ripetizione, ma di questo non ho notizie certe. Sicuramente però, la via non conta molte ripetizioni.

La scalata ha impegnato non poco i due alpinisti, soprattutto una lunghezza su roccia pessima, scarsamente proteggibile e valutata di 6b, ha richiesto notevoli capacità arrampicatorie e nervi saldi.

Bettella e Sandi superarono certamente in artificiale questo tratto, ma non lasciarono molti chiodi in parete: infatti i ripetitori hanno trovato solo quattro chiodi in tutta la via, e tutti concentrati in questo tiro.

Concludo ricordando la triste e sfortunata fine di Antonio Bettella: il 30 aprile del 1944 mentre si stava allenando con Pietro Mazzorana sulle pareti di Rocca Pendice nei colli Euganei, scendendo in arrampicata da una via di IV-V grado cade e seppur trattenuto dal compagno, causa la rottura della corda precipita ed arriva a terra dopo un volo di circa trenta metri, morendo proprio tra le amate e conosciute rocce di casa.

Questo è il ricordo di Antonio Bettella, un uomo che in pochi anni e giá attempato per quei tempi raggiunse livelli molto alti in alpinismo e lasciò il suo segno sulle Dolomiti.

Luglio 2015. Antonio Bettella si avvicina alla Nemesis
Sul tiro chiave della via di Antonio Bettella alla Nemesis


Di seguito alcune foto storiche, archivio Antonio Bettella ©

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