+39 347 2301915

Angelo Dibona e il Castel de Foses.

La prima scalata di Angelo Dibona

angelo_dibonaAngelo Dibona “Pilato”, simbolo incontrastato delle guide alpine ampezzane, visse dal 1879 al 1956. Nella sua carriera, durata cinquant’anni, arrampicò su montagne italiane, austriache, germaniche, francesi, svizzere e slovene; conobbe persino le scogliere d’Inghilterra e aprì una settantina di vie su roccia e ghiaccio, sfiorando il limite del 6° grado e affermandosi per il coraggio e la disinvoltura nel muoversi su ogni terreno.

Credo che pochi conoscano il fatto che segnò l’ingresso di Dibona nel mondo della montagna. Lo raccontò con toni romanzati Severino Casara, che gli fu amico personale e compagno nell’ultima via nuova, tracciata nell’estate 1944 sulla Punta Michele con Walter Cavallini, Otto Menardi e Luis Trenker. In memoria di Angelo, uno dei più dotati arrampicatori europei del ventesimo secolo, oggi conosciuto quasi più all’estero che nella sua patria, propongo quindi il racconto della prima “ascensione”.

Da ragazzo Angelo Dibona, come tanti paesani, passava l’estate in montagna badando al bestiame. Era forse il 1891: con suo cugino Damiano, che sarebbe anch’egli divenuto guida alpina, faceva l’aiuto pastore al Cason de Foses, sull’alpe dove da secoli salgono le pecore al pascolo. Un giorno, in un momento di libertà, i due monelli si diressero verso la Croda Rossa, attratti dalla caverna che si vede in alto sul cocuzzolo a strapiombo sul Lago Gran, detto Caštel de Foses. La caverna veniva chiamata “el buš de ‘l oro”, e secondo i pastori conteneva un tesoro: nessuno però aveva mai osato controllare.

fosesIncuriosito, Angelo volle vedere di persona se le dicerie erano vere, e così, lasciato Damiano sull’erba, si innalzò per un lungo tratto sulle rocce verticali, entrando nella caverna. Resosi subito conto che lassù non c’era oro, ma solo ghiaia, stillicidio d’acqua e guano di uccelli, volle scendere, ma si trovò subito in difficoltà.
Suo cugino, che stava seguendo la salita con un cannocchiale, gli gridò di provare a destra. Angelo traversò tremando su una sottile lista marcia, che offriva appigli soltanto alle mani, e dopo alcuni interminabili minuti riuscì a posare un piede su una cengetta erbosa e scendere pian piano alla base. Fu la sua prima scalata: aveva soltanto dodici anni.

Dopo aver lavorato per alcune stagioni come apprendista orefice Angelo Dibona, sentendo il richiamo dei monti lasciò il chiuso del laboratorio con l’intenzione di fare il portatore alpino. Richiamato nell’esercito austriaco, dovette allontanarsi da casa per tre anni. Al rientro, riuscì a farsi accogliere come portatore a Pratopiazza, e si spinse sulle crode ampezzane e su quelle di Sesto, sotto la guida del più anziano Giovanni Siorpaes “Jan de Santo”.

angelo dibonaNel 1907, dopo aver concluso brillantemente l’apposito corso a Villach, ottenne la licenza di guida e iniziò a compiere prime salite, superando subito difficoltà elevate e sempre da primo di cordata.
Negli anni seguenti, ogni volta che passava per Foses, avrà sicuramente lanciato uno sguardo a quel cocuzzolo privo d’interesse per gli scalatori che è il Caštel de Foses, dove aveva mosso i primi passi di un lungo e brillante avvenire, che lo consacrò dominatore del quinto grado su tutte le montagne d’Europa.

E se Cortina rinforzasse il suo ricordo, magari apponendo una targa proprio sulle rocce del Caštel?

n.d.r. Dal 1976 nella Piazza Angelo Dibona di Cortina d’Ampezzo fa bella mostra di sè un busto bronzeo, opera del famoso artista falcadino Augusto Murer, raffigurante Angelo Dibona.

Scroll Up