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Muraglia di Giau e Bèco de ra Marogna con le ciaspole.

Tra le numerose e facili passeggiate con le ciaspole che ci permettono di ammirare gli angoli meno noti delle Dolomiti, merita senz’altro una nota l’escursione al Becco Muraglia (Bèco de ra Marogna in ladino ampezzano)
ed ai resti della Muraglia di Giau, ormai nascosta dalla vegetazione e quasi distrutta dall’inclemenza del tempo.

Prima di inoltrarmi nella descrizione dell’itinerario, mi preme dire che questa facile camminata con le ciaspole è altrettanto soddisfacente in estate o comunque in assenza di neve: la bellezza del luogo la fa da padrone e la favorevole esposizione al sole, il possibile incontro con gli animali del bosco, ma anche la storia della Muraglia e la vicinanza con la Malga Giau, comodo ed invitante punto d’appoggio, sono tutti fattori che fanno di questa gita un “must” per gli amanti di Cortina e delle sue meravigliose montagne.

ACCESSO
Da Cortina d’Ampezzo seguire la S.S.48 fino a Pocol (6 km), per poi proseguire sulla S.P. 638 in direzione del Passo Giau. Circa tre chilometri prima del Passo, sulla destra, in prossimità di un tornante è ben segnalato l’accesso a Malga Giau. Se la stradina di accesso alla casera è agibile e sgombra da neve, si può raggiungere in auto la malga e lì parcheggiare. In caso contrario possiamo lasciare la nostra vettura in un parcheggio che troviamo pressapoco duecento metri più in basso, e da qui in circa 15 minuti a piedi raggiungere Malga Giau.
Da Cortina fino a qui la distanza è di 14 km.

ITINERARIO
Malga Giau si trova a 2.014 metri di altitudine ed è circondata da 114 ettari di pascolo per bovini e cavalli, pecore e capre. È appena stata ristrutturata ed è stato realizzato un agriturismo molto accogliente ed ospitale. Il luogo è magnifico ed offre una splendida vista sui Lastoni di Formin e sulla Croda da Lago.
L’itinerario che ci accingiamo a percorrere non segue alcun sentiero e perciò, in assenza di una traccia già presente sulla neve, non è facile da individuare. Come punto di riferimento prendiamo il Becco Muraglia, piccola e isolata cima rocciosa dalla forma piramidale ben visibile dalla casera. Iniziamo la nostra camminata puntando a nord in direzione del Becco su terreno quasi pianeggiante ed entriamo nel bosco. Proseguiamo per pochi minuti su terreno semipiano, per poi iniziare a risalire a sinistra (nord-ovest) la foresta ed avvicinarsi così alle pendici meridionali del Bèco de ra Marogna.

Muraglia di GiauCi troviamo ora su una radura al limitare del bosco, e la maestosa parete sud della Tofana di Rozes fa bella mostra di sé davanti a noi, in lontananza. Una linea retta in rilievo sul terreno rivela la presenza della Muraglia di Giau, antico manufatto del quale racconterò fra poco.
Se scavalchiamo la Muraglia e passiamo sul suo lato destro, noteremo a poca distanza un cippo di confine, che ancora reca incisa l’antica data di costruzione dell’opera, 1753.

Ora, in assenza di una traccia sulla neve, l’individuare la giusta via per proseguire diventa più difficile. Dobbiamo seguire per un centinaio di metri la Muraglia di Giau stando sul suo lato sinistro; quando il pendio si fa più ripido, svoltare a sinistra e proseguire a zig zag fino alla larga spalla che sta alla base del Becco Muraglia, ben visibile dal basso. ATTENZIONE: con poca neve i numerosi mughi rendono impraticabile l’accesso a questo punto; bisogna perciò tenersi più a sinistra (sud) e cercare il miglior percorso per arrivare al grande masso che descriverò a breve.
In questo tratto dobbiamo essere in grado di valutare al meglio le condizioni del manto nevoso, in quanto su queste pendenze sussiste, in particolari condizioni d’innevamento, la possibilità di distacco di valanghe.

Qui possiamo fare una meritata pausa e goderci il panorama: la magnifica vista sul Monte Lagazuoi, Cime di Fanis e Cinque Torri, Tofane, Sorapìs, Croda da Lago e Lastoni di Formin, Monte Cernera e Passo Giau, lascia senza fiato!
Dopo la meritata sosta iniziamo a scendere brevemente in direzione sud, sud-ovest per poi risalire fino ad incrociare il sentiero 443 che dal Passo Giau porta alle Cinque Torri.
Proprio su questo sentiero un enorme masso dalla caratteristica forma di piramide rovesciata, ben visibile già da lontano, ci offre un altro utile punto di riferimento sul dove dirigere i nostri passi.

Raggiunto il monolite, non facciamoci ingannare dall’invitante sentiero ben segnalato da tabelle che conduce al Passo Giau, ma iniziamo la nostra discesa in direzione est, sud-est.

A breve la Malga Giau apparirà nuovamente ai nostri occhi, duecento metri sotto di noi. In poco tempo, lungo ripide discese, raggiungiamo nuovamente la casera, dove sull’assolata terrazza potremo degustare i piatti tipici e le leccornie delle Dolomiti!

DIFFICOLTA’
Facile

TEMPO MEDIO Muraglia di Giau
2,00 ore

PUNTI D’APPOGGIO
Agriturismo Malga Giau – Telefono 320 9152575

NOTE
Pur trattandosi di un’escursione facile, con particolari condizioni d’innevamento alcuni pendii possono rivelarsi pericolosi per possibile distacco di valanghe.
Il percorso si svolge quasi interamente al sole, e a fine inverno la neve diventa presto una “pappa”.

La storia della Muraglia di Giau

Quella della Muraglia di Giau è una storia antica, che racconta delle diatribe tra sanvitesi ed ampezzani a causa di pascoli e terreni. Il primo documento scritto che testimonia i contrasti tra le due popolazioni risale al 1331. Per meglio capire il perché di queste liti bisogna anzitutto comprendere l’importanza dell’area contesa: la zona del Passo Giau, oggi servita da una comoda strada asfaltata, costituisce un comprensorio stupendo, riparato dai freddi venti del nord, dove abbondano ruscelli e prati pascolativi. E se oggi questa conca appare come un’oasi per l’uomo e le sue vacanze, costituì nei secoli passati un paradiso per mandrie e pastori, un luogo desiderato e ambito da ampezzani e sanvitesi.

Sembra che i primi a pascolare il bestiame lassù furono questi ultimi, giunti lì attraverso forcella Ambrizzola e forcella Giau, provenienti da malga Prendera e da malga Mondeval. Nel documento del 1331 un notaio stabilì che la conca di Giau apparteneva a San Vito di Cadore, fissando tra l’altro alcuni punti di confine. Tale diritto rimase nei secoli seguenti, ma le liti tra le due popolazioni continuarono… E se questi contrasti fino al 1511 vennero sempre composti in seno alla Magnifica Comunità o ad Aquileia, dopo quella data, con il passaggio di Cortina sotto l’Austria, le baruffe assunsero risvolti e implicazioni internazionali.

Arriviamo così al 1752 quando fu stabilito che San Vito poteva continuare a godere dei suoi antichi diritti, purché costruisse a sue spese una marogna, ovvero una muraglia atta a impedire lo sconfinamento del proprio bestiame sui prati ampezzani. Sorge oggi il dubbio che le condizioni imposte per la realizzazione dell’opera (altezza 6 piedi, larghezza alla base 5, in alto 2, lunghezza circa 2 chilometri, termine lavori entro 90 giorni) fossero in realtà un deliberato tentativo di scoraggiare i sanvitesi e indurli a una rinuncia… Ma così non fu: tutta la popolazione si impegnò al massimo nell’impresa e riuscì a completare nei tempi stabiliti la Muraglia di Giau, sentita come indispensabile per le generazioni future.

Riflettendo sullo sforzo compiuto e sulla maestria con cui fu eretta la Muraglia, una visita ai poveri resti della Marogna suscita oggi una certa emozione. In estate o in autunno, quando la neve non ha ancora ricoperto col suo candido manto le nostre belle montagne, risulta davvero interessante mettersi alla ricerca dei cippi e delle lapidi che scandiscono tale linea di demarcazione, contraddistinti da croci, leoni di San Marco e scudi asburgici.

Queste testimonianze sono ancora presenti alla base della Torre Luisa, piccola guglia dolomitica che si erge sul versante orientale della Gusella, al Becco della Muraglia, nei pressi della strada asfaltata e sulle pendici settentrionali dei Lastoni di Formin, sopra i laghi di Ciou de ra Maza.
In alcuni punti le lapidi sono purtroppo state asportate da vandali ignoti, ma in altri lo scudo austriaco in marmo e il leone di San Marco in pietra di Castellavazzo, ancora fissati con le originarie barre, continuano a convivere, riportandoci a una storia travagliata, a un confine importante e dibattuto.

Girovagare su questi radiosi pascoli ed osservare le testimonianze lasciate dai nostri predecessori significa recuperare una parte non indifferente della vita dei nostri avi, uno spaccato di economia e società in cui l’ostinata e meticolosa precisione cadorina si è messa in evidenza nel più ampio contesto della politica internazionale, costringendo a degnarla d’attenzione perfino un’imperatrice e un doge.

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