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Leggende e miti ladini delle Dolomiti

Un nuovo libro, edito da Palombi Editori in collaborazione con l’Istitut Ladin Micurà de Rü, intitolato Miti ladini delle Dolomiti Ey de Net e Dolasíla, narra attraverso il doppio linguaggio del racconto e del saggio il destino del regno di Fanes, grazie alla stretta collaborazione tra lo scrittore Nicola Dal Falco e Ulrike Kindl, docente di germanistica all’Università Ca’Foscari di Venezia.

Lo fa, rileggendo e riscrivendo i temi, elaborati quasi un secolo fa da Karl Felix Wolff.

Sforzo, iniziato due anni fa, che ha permesso di ritrovare il filo nascosto di una tradizione d’origine mediterranea, risalente verosimilmente all’Età del bronzo.
Le vicende di Occhio di Notte e di Dolasíla come di Tsicuta e Spina de Mul vanno, per ragioni antropologiche, iconologiche e poetiche, inserite nell’abito di una mitologia dove le Dolomiti, i cosiddetti Monti pallidi, sono il luogo in cui si colloca la scena divina che ha per protagonista assoluta la Dea lunare nei suoi tre aspetti di luna crescente, luna piena e luna nera.

Non si tratta, quindi, di vicende storiche per quanto antichissime; il regno non è un regno qualsiasi e i personaggi in gioco parlano e agiscono in nome e per conto del fato.
Offrono una visione del mondo e, se vogliamo, una “fede” che aiuti a spiegare l’alternarsi dei cicli, l’innalzarsi e il declinare delle fortune terrene.

Layout 1“Scrivere, prendendo spunto da un altro testo – sottolinea Nicola Dal Falco – fortemente caratterizzato da un punto di vista romantico come quello di Wolff non è stato facile. Ha imposto la ricerca di un nuovo linguaggio che non concedesse nulla all’immaginario medievaleggiante e che potesse andare al cuore del mito, di una storia senza tempo.”

Il libro inizia dalla nascita geologia delle Dolomiti, cresciute come atolli nel bel mezzo della Tetide e poi innalzate per effetto dell’attività vulcanica. Prosegue con la leggenda più recente, quella di Lisdanél e del mito primevo, legato alla Croda rossa, colore della dea all’apice del suo splendore.
Tocca poi al racconto della caduta del regno di Fanes spiegare come l’abbandono del rapporto privilegiato con gli antenati marmotte e il ricorso eccessivo alla potenza di armi magiche affretti il cammino verso l’inevitabile fine.
La dea ha deciso e l’attesa di un tempo promesso resterà sospesa e affidata a misteriosi segni soprannaturali.
Il libro ha ancora qualcosa da dire, inserendo in chiusura il racconto de I figli del Sole, legato all’eterna lotta tra luce ed ombra”.

Ad occuparsi della stampa e della divulgazione del libro è la Palombi Editori, la più antica Casa Editrice romana. Sin dal 1914, anno della sua fondazione, Palombi Editori ha rivolto la sua attenzione alla progettazione e alla realizzazione di volumi, consacrati allo studio, alla conoscenza e alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici dell’Italia e di Roma, con particolare cura nei confronti della veste tipografica ed editoriale. Da sempre è un punto di riferimento per le più importanti Istituzioni culturali italiane ed internazionali, presenti nel nostro Paese.

“Le Dolomiti – sottolinea Francesco Palombi, amministratore unico della Casa Editrice Palombi – sia in estate sia d’inverno, sono state il luogo delle mie vacanze a stretto contatto con la natura. Osservare le marmotte ed i camosci nel parco delle Dolomiti di Fanes o i caprioli dei boschi del Gardenese così come gli straordinari paesaggi invernali del più bel comprensorio sciistico del mondo accompagnano la mia vita sin dall’infanzia”.

Istitut Ladin Micurà de Rü
www.micura.it

Palombi Editori
www.palombieditori.it
Roma – 2012
pagine 264
15 euro

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