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La Strobel in inverno.

Ferrate in invernale, la Punta Fiames

Colgo lo spunto che mi ha dato Enrico con la fotocronaca della sua recente ripetizione della via ferrata “Sci Club 18” sul Faloria, raccontando anche la mia esperienza “ferratistica” invernale.
Non è stata l’unica, ma sicuramente quella che mi è rimasta più impressa.

Punta-FiamesIl giorno di San Giuseppe del 1990 ero libero da impegni; avevo una gran voglia di montagna ed ero solo. Nonostante la stagione fosse ancora acerba, partii da casa col proposito di salire, ancora una volta, l’ormai familiare “Strobel” sulla Punta Fiames. Conoscendola a menadito, ci misi veramente poco a toccare la cima. Lassù non c’era anima viva: faceva poco freddo, un pallido sole forava le nuvole e così mi presi il tempo di sostare un attimo, mangiare qualcosa, contemplare il panorama, adusato ma non scontato, e soprattutto ascoltare il silenzio.

Al momento di iniziare la discesa, sorse un piccolo problema. In condizioni estive, la traversata sul versante nord della Fiames, della Punta della Croce e del Campanile Dimai, che abbassandosi di una sessantina di metri di dislivello deposita giusto in Forcella Pomagagnon, si percorre in un quarto d’ora circa. Il 19 marzo 1990, anche se uno degli inverni più avari di neve del Novecento era agli sgoccioli, metterci così poco era impensabile. Da quel lato il sole scalda poco, soprattutto la conca sottostante; la neve indugia piuttosto a lungo e d’inverno anche il sentierino, che normalmente si fa ad occhi chiusi, potrebbe comportare qualche rischio. Di solito, verso fine stagione qualche scalatore o escursionista di ritorno dalla Fiames lo ha già calpestato; quel giorno notai che non passava nessuno da un pezzo, e il pendio era coperto da uno strato uniforme di neve dura, che scivolava ripido e compatto fino ai Prati di Pomagagnon.
Non ebbi il coraggio di stuzzicare quella crosta gelata coi miei novanta chili, e così scelsi di tornare indietro e dirigermi verso i prati alle falde delle Pale de ra Pezories. Da lì andai a prendere il sentiero che sale per la Val Pomagagnon, meno esposto a rischi, e quindi risalii faticosamente in Forcella. Un’oretta abbondante, al posto dei quindici minuti canonici, ma un’occasione in meno di farsi male, se non peggio.

La discesa lungo le ghiaie della Forcella, queste sì pulite, non ebbe storia: rientrando a piedi a casa mi sentivo leggerissimo …

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