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Il Ponte Alto e il cavaliere di Brack, il Gran Bracun

Per una passeggiata (meno di un’ora su comoda stradina dall’Ufficio Informazioni del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo al Ponte Felizon), o per una sosta “culturale” qualora si passi da quelle parti, oggi propongo una curiosità.

gran bracunIntorno al 1930, su un albero a lato della spalletta sinistra del Ponte Alto, manufatto che sormonta il Rio Travenanzes lungo la strada militare della Val di Fanes, apparve un quadro. Alfred Mutschlechner, storico proprietario del Rifugio Fanes di cui a Cortina è rimasta memoria, infatti, aveva voluto commissionare un dipinto artigianale, ma vivace ed evocativo, per ricordare un fatto successo in quel luogo.

In bilico tra verità e leggenda, si narra che ai primi del XV secolo il ponte fosse stato manomesso dai Vinighesi invidiosi, allora proprietari dei pascoli della zona, nella speranza che il cavaliere Gabriele di Brack, venendo spesso dalla valle di Marebbe a far visita alla fidanzata al Castello di Podestagno, precipitasse un giorno nella forra. Un giorno invece il cavaliere, giunto sull’orlo del baratro e accortosi del tranello, spronò il destriero, che con un incredibile balzo superò l’ostacolo, lasciando i nemici con un palmo di naso.

Circa vent’anni fa il ponte fu ristrutturato e l’albero su cui era appeso il dipinto venne tagliato. Il quadro sparì e nessuno vi pensò più. Nel 2007, su proposta di alcuni regolieri fra i quali chi scrive, è stata recuperata una fotografia dell’oggetto, pubblicata da Lorenza Russo nel suo libro “Pallidi nomi di monti”. Ne è stata fatta una bella copia a colori che, incorniciata, a fine novembre ha ripreso il suo posto sul ponte.

La leggenda del cavaliere di Brack, che si trova descritta anche nel Museo Ladin “Ciastel de Tor” in Val Badia, viene così nuovamente proposta alla curiosità di chi passa in Val di Fanes. Transitando sul Ponte Alto, sia d’estate sia nelle belle giornate invernali, oltre ad ammirare il burrone profondo un’ottantina di metri, grazie all’iniziativa di alcuni Regolieri che non dinenticavano lo storico quadro, gli escursionisti possono rivedere il “Gran Bracùn”, che da decenni abbellisce la zona in ricordo di una leggenda ladina.

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