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Il giro delle Tre Cime di Lavaredo, montagne vittime del proprio successo

Prima di descrivere il giro delle Tre Cime di Lavaredo, una premessa è d’obbligogiro delle Tre Cime:
se davvero volete assaporare il meglio delle Tre Cime, dimenticate una visita estiva a questa magnifica zona Dolomitica, prendete nota delle indicazioni che seguono ed aspettate l’autunno per incamminarvi sui pietrosi sentieri al cospetto della leggendaria triade.

Il motivo di questa mia opinione, condivisibile o meno, è questo: tanta è la bellezza e la notorietà della zona che essa stessa è rimasta vittima del proprio successo. Durante il periodo estivo infatti, orde di variopinti turisti brulicano come formiche impazzite sulla stradina che parte dal rifugio Auronzo e porta al rifugio Lavaredo, sale all’omonima forcella e successivamente conduce al rifugio Locatelli.

C’è un po’ di tutto: la chiassosa scolaresca in gita, con capigruppo sicuramente benintenzionati ma probabilmente privi di quell’educazione verso la montagna che ci insegna quanto sia prezioso il silenzio per poterla ascoltare; cani che abbaiano e bambini che piangono chiedendo ai genitori, soverchiati da zaini improponibili, quanto sia ancora lontana la meta; l’immancabile gruppetto che grida a squarciagola per sentire l’eco; gli “alpinisti” che si apprestano ad affrontare il sentiero ferrato De Luca – Innerkofler, con la frontale pronta sul casco e già imbragati ed addobbati con numerosi e superflui moschettoni tintinnanti; telefonini d’ultima generazione con assurde suonerie, all’orecchio di qualcuno che discute animatamente e ad alta voce degli argomenti più disparati; il ragazzo che porta fiero sulla spalla una radio che suona il rock, mentre lì vicino il coro del paese intona “Signore delle Cime”.

Probabilmente quanto scritto in queste righe non sarà a tutti gradito e forse qualcuno storcerà il naso leggendo… Non mi considero un retrogrado o un tradizionalista indefesso, ma amo le mie montagne e tutto questo mi sembra proprio fuori luogo, mi ferisce e mi disturba.
Lo dico chiaramente e senza vergogna, fare il giro delle Tre Cime in estate proprio non mi piace.


 
Il giro delle Tre CimeAltra cosa è visitarle nel fuori stagione, quando il ritorno del silenzio ci permette di assaporare la pace e la serenità che questi panorami indescrivibili ci donano. I pochi escursionisti che si incontrano lungo il cammino sono veri amanti della montagna, salutano anche! L’aria è più limpida e sottile, il sole è più basso nel cielo e le ombre si allungano, mettendo in evidenza camini, fessure e asperità delle pareti rocciose.

L’incontro con le marmotte è più probabile, essendo questi simpatici roditori meno disturbati dalle folle estive. Esse scorrazzano vivacemente tra erba e pietre, alla ricerca dell’ultimo cibo che le sosterrà durante il lungo letargo invernale che va generalmente da ottobre ad aprile.

I fiori sono ormai quasi tutti scomparsi, è vero, e il pungente odore della valeriana che appassisce si fa sentire con forza. Più in basso, nei boschi, i larici assumono un color oro intenso e dipingono i boschi con la loro brillante livrea, uno spettacolo incantevole.

Salvo rare eccezioni, le giornate sono ormai troppo fredde per scalare sulle mitiche pareti nord delle Tre Cime di Lavaredo, ma le vie esposte al sole si salgono con maggior piacere e tranquillità, il tempo è più stabile e i temuti temporali estivi non preoccupano più.
Perfino le via normale alla Grande o alla Ovest, non troppo amate dalle guide alpine in estate, diventano allettanti ed invogliano alla salita.

La natura sembra rallentare, e in questo ambiente grandioso e spettacolare è facile trovare quella serenità di cui tutti noi abbiamo fame.

Credetemi, se potete scegliere visitate le Tre Cime di Lavaredo in autunno, col bel tempo.

Se invece potete andarci solo in estate vi consiglio di partire di buonora, molto presto al mattino, anche all’alba: la fatica di una levataccia antelucana sarà ampiamente ricompensata dallo spettacolo del sorgere del sole e dal silenzio che per ancora poche ore la fa da padrone.
Non andateci incolonnati come pecore nel bel mezzo della stagione turistica soltanto perché si tratta di un luogo famoso in tutto il mondo e per poter dire “Anch’io sono stato alle Tre Cime di Lavaredo, davvero un bel posto!”.
Perdereste quella che è l’essenza di queste montagne e ne portereste con voi un ricordo falsato.

ACCESSO GENERALE
Sono tre i punti principali di partenza per raggiungere le Tre Cime di Lavaredo: Cortina d’Ampezzo, Auronzo e Dobbiaco. Da ognuno di questi paesi bisogna poi raggiungere Misurina:
da Cortina valicando il Passo Tre Croci, tramite la SR 48; da Auronzo, sempre lungo la SR 48; da Dobbiaco tramite SS 51 di Alemagna, deviando a sinistra (est) in località Carbonin, sulla SS 48bis.

Infine da Misurina si imbocca la strada a pagamento (esageratamente costosa, 22 Euro per le autovetture – tariffe 2014) che risale fino alla base dei versanti meridionali delle Tre Cime. Si lascia l’auto in uno dei tanti parcheggi nei pressi del rifugio Auronzo, dove termina la strada.

ITINERARIO

Tramonto alle Tre Cime di Lavaredo - © Foto di Aurora Picco
Il percorso per compiere il giro delle Tre Cime di Lavaredo è davvero ben segnalato ed è pressoché impossibile sbagliare.

Solitamente il giro si fa in senso antiorario, ciò non toglie che sia altrettanto appagante nel senso opposto.

Va detto che in autunno il sole non illumina mai le pareti nord, neppure al tramonto. In estate invece, sia all’alba che al tramonto, se pur per poco tempo il calore dei suoi raggi riscalda queste rocce.


Descriverò il giro delle Tre Cime in senso antiorario. Punto di partenza è il rifugio Auronzo, che sorge a quota 2330 m sulla Forcella Longéres. Dal rifugio incamminarsi lungo l’evidente stradina sterrata in direzione est (sentiero CAI n. 101), seguendo le indicazioni per il rifugio Lavaredo, che dista da qui 1,7 km.

La carrareccia sovrasta inizialmente la Val Marzon, solcata da un serpeggiante sentiero (n. 104) che permette la discesa al Cason della Crosera (1350 m) e al paese di Auronzo di Cadore.
In inverno questa valle è nota perché offre una piacevole e lunga sciata fuoripista, da farsi con neve primaverile.

Sopra di noi la Croda del rifugio, che insieme al Sasso di Landro costituisce l’avancorpo meridionale della Cima Ovest.
Sul versante opposto, alla nostra destra (sud), oltre alla piatta cima del Monte Campedelle troviamo il bellissimo Gruppo dei Cadini di Misurina, ricco di guglie e pinnacoli dai nomi fiabeschi.

Già in partenza si può notare in lontananza, sulla strada che stiamo percorrendo, la chiesetta di S. Maria Ausiliatrice, costruita in memoria dei numerosi soldati periti di stenti o in battaglia cent’anni fa, quando la Grande Guerra insanguinò questi monti. Una cinquantina di metri prima della cappella, i più attenti potranno notare sulla sinistra del sentiero un masso con impresse due grandi orme fossili tridattile lunghe 30 centimetri, scoperte nel 1992. Fino a trenta anni fa, nessun paleontologo avrebbe mai pensato di trovare tracce di dinosauri nell’area dolomitica.

Spigolo Giallo - Tre Cime di LavaredoDalla chiesetta si vedono ora sopra di noi tutte e tre le Tre Cime: la Cima Ovest sulla sinistra, la Cima Grande nel mezzo, e la Cima Piccola a destra. Proseguendo verso il rifugio Lavaredo la stupenda linea dello Spigolo Giallo appare in tutta la sua bellezza, e ricorda agli alpinisti la bravura di Emilio Comici, mitico scalatore triestino che nel lontano settembre del 1933 vi tracciò una via leggendaria, diventata poi una salita “classica” e ancor oggi affrontata con rispetto e cautela.

Di fronte a noi (nord) la Croda Passaporto e il Monte Paterno, i cui nomi ci ricordano gli eventi della Grande Guerra. Alla nostra destra (est), più lontane, la grande muraglia della Croda dei Toni (o Cima Dodici) e la Cima d’Auronzo.

In breve si Raggiunge il rifugio Lavaredo (2344m), situato ai piedi della Cima Piccola. La Piccola è formata in realtà da tre cime distinte (Cima Piccola, Punta di Frida, Cima Piccolissima) e questo fatto confonde un po’ i turisti; non è raro infatti sentire l’esperto del gruppo esclamare ad alta voce, indicandola: “Ecco, ecco lì le Tre Cime!” 🙂

Dal rifugio si prosegue verso la Forcella Lavaredo (2454 m). Per raggiungerla, si può decidere se proseguire lungo la stradina oppure optare per un ben marcato sentiero sulla sinistra, che attraversa in salita il ghiaione sottostante la Punta di Frida e la Cima Piccolissima. In ambedue i casi il tempo necessario per la salita è breve, una ventina di minuti, e una volta giunti in forcella lo spettacolo è davvero notevole! giro delle tre cime

A sinistra le vertiginose pareti nord delle Tre Cime incombono maestose.
Davanti a noi, in lontananza, il rifugio Locatelli, dove conduce la stradina. Dietro ad esso la piccola Torre di Toblin, e più in là ancora la Punta dei Tre Scarperi, le cime Piatta Alta e Piatta Bassa, la Croda dei Rondoi e Monte Rudo.
Massiccia, più a sinistra (ovest) la grande mole della Croda Rossa d’Ampezzo.

Proseguiamo ora il giro delle Tre Cime in discesa sulla carrareccia in direzione del rifugio Locatelli. Chi lo volesse può decidere invece di utilizzare un sentiero più esposto che porta alla stessa meta, affiancando alla base il Monte Paterno. Il sentiero conta un paio di passerelle, non è difficile ma richiede comunque un passo fermo e una buona dimestichezza con i sentieri montani.

Dopo una mezz’oretta di cammino si perviene ad un bivio: si può scegliere se proseguire sulla stradina fino al vicino rifugio A. Locatelli (2405 m), oppure utilizzare per raggiungerlo la scorciatoia ben segnalata sulla destra.
Se non siamo interessati alla sosta al rifugio, proseguiamo invece a sinistra (sud) in discesa fino ad incontrare, poco lontano, un secondo bivio. Prendiamo decisamente a sinistra (sentiero CAI n. 105) sul sentiero che zigzagando ci permette di perdere velocemente quota e raggiungere il verde e soffice Pian da Rin (2192 m).

Ora bisogna risalire fino al Col Forcellina (2232 m), una erta di circa un quarto d’ora, dopodiché la pendenza scema e il passo si fa più leggero. In breve si giunge alla Capanna dei Pastori (Langalm in tedesco, 2283 m). Alla capanna si possono gustare ottimi piatti genuini, formaggi e lo yogurt di produzione propria, una vera delizia. Da qui la vista sulle pareti nord delle Tre Cime è davvero notevole, soprattutto impressiona lo strapiombante muro giallo della Cima Ovest.

cadini di misurinaCi stiamo così avvicinando all’ultimo valico del percorso, la Forcella Col di Mezzo (2315 m) che dista da qui una ventina di minuti. Appena vi si giunge un altro meraviglioso panorama appare ai nostri occhi: a destra (sud-ovest) il versante nord del Monte Cristallo e del Piz Popena; davanti a noi, oltre il Lago di Misurina, l’ombroso massiccio del Sorapìs; più vicino, sulla sinistra, ritroviamo il Gruppo dei Cadini di Misurina.

Siamo quasi giunti al termine del giro delle Tre Cime e con un’ultimo quarto d’ora di marcia ritorniamo al punto di partenza chiudendo il cerchio attorno a queste incredibili picchi dolomitici, leggendarie montagne che hanno contribuito a fare la storia dell’alpinismo, conosciute in tutto il mondo per la loro unicità e bellezza.

TEMPO TOTALE per fare il giro delle Tre Cime di Lavaredo
3,20 ore circa

DISTANZA TOTALE del giro delle Tre Cime
9,5 km

TEMPI E DISTANZE
Dal rif. Auronzo al rif. Lavaredo 30 min ca. – 1,7 km
Dal rif. Lavaredo alla forcella Lavaredo 20 min ca – 1,0 km (stradina)
Dalla forcella Lavaredo al rif. Locatelli 40 min ca – 1,9 km (stradina)
Dal rif. Locatelli alla Malga dei Pastori 1,15 ora ca – 2,8 km
Dalla Malga dei Pastori al rif. Auronzo 35 min ca – 2,1 k

DISLIVELLO TOTALE IN SALITA giro delle Tre Cime
405 m

DISLIVELLO TOTALE IN DISCESA giro delle Tre Cime
410 m

PUNTI D’APPOGGIO
Rifugio Auronzo: Tel. +39 0435 39002
Rifugio Lavaredo: Cell. +39 349 6028675
Rifugio A. Locatelli (Dreizinnenhuette): Tel. +39 0474 972002
Langalm – Capanna dei Pastori

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