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Alla ricerca di un luogo tranquillo e solitario, la Croda de Ancona.

A differenza di molti anni fa, quando in montagna si viveva di pastorizia e agricoltura, al giorno d’oggi l’economia di Cortina è basata fondamentalmente sul turismo, che ha indubbiamente portato più benessere ed una certa ricchezza. C’è però il rovescio della medaglia: nei periodi di maggior afflusso turistico la montagna è spesso invasa da una moltitudine di persone che ne stravolge i suoi aspetti più belli; il silenzio e la pace lasciano posto al rumore ed alla confusione che accompagna questa gente, fuggita dallo stress delle città per ritrovarsi in un ambiente analogo di cui sembra proprio non poter farne a meno.

Il facile e panoramico percorso che porta all’ameno Rifugio Nuvolau si trasforma in un’isola pedonale non molto diversa da un’affollata via cittadina, e gustare un buon piatto a Malga Ra Stua significa accomodarsi tra bimbi che giocano rumorosamente, signore elegantissime che non smettono mai di parlare, cellulari con le suonerie più improbabili che squillano incessantemente.

Salendo alla Croda de Ancona - de r'Ancona
Qualcuno ha scritto che la montagna è un maestro silenzioso che insegna il silenzio, ma evidentemente al giorno d’oggi non tutti prestano attenzione a questo insegnamento.

Fortunatamente però, esistono ancora molte persone che sanno imparare e godere di quanto la montagna ci offre, e amano camminare per boschi e rocce su sentieri sconosciuti ai più.


Era la settimana di Ferragosto quando con Marco mi sono recato sulla Croda de Ancona (de r’Ancona), cima solitaria del gruppo della Croda Rossa, descritta su alcune carte col nome di Monte Cadini.
Questo monte, di pressoché nulla valenza alpinistica, è molto interessante per i ricordi bellici, per lo splendidio panorama, e per la tranquillità e la solitudine che  offre.

La salita è veramente semplice ed alla portata di tutti, ma il percorso, per quanto facile, non si sviluppa lungo un sentiero numerato e perciò la sua individuazione richiede un minimo di esperienza. Da Malga Ra Stua una comoda strada costruita dagli austriaci nel corso della Grande Guerra ci porta  in meno di un’ora a Forcella Lerosa (metri 2020 – detta anche Sella di Gottres).

Poco prima di raggiungere i verdi pascoli di Lerosa, usciti dal bosco, si abbandona la strada e si attraversa, svoltando a  sud, una radura che ci permette di avvicinarci alla base rocciosa della Croda de Ancona. Qui il sentiero piega decisamente in direzione sud-ovest e con una salita non ripida ci porta sulla dorsale del monte.

Raggiunta la cresta il sentiero gira decisamente verso est, in direzione della cima, che si raggiunge facilmente lungo un terreno di sassi e prato. Qualche bollo di vernice rossa ormai stinta e numerosi ometti ci aiutano ad individuare il percorso da seguire. Alcune gallerie e numerosi resti di manufatti bellici ci ricordano il valore e gli stenti di uomini costretti a vivere e combattere in un ambiente spesso ostile.

Così si legge sulla guida delle Dolomiti Orientali di Antonio Berti a proposito della Croda de Ancona: Già in principio di giugno 1915 reparti del 23°,24°,53° e 54° fanteria sperimentarono con forte tributo di sangue la potenza difensiva di quel fosco baluardo. Egualmente lo sperimentarono, con ancor maggior tributo di sangue, compagnie del battaglione Cadore e del 91° e 92° fanteria dal 7 al 27 giugno 1916.

Arriviamo dunque in vetta, 2 ore e 30 di cammino da Malga Ra Stua con andatura molto comoda. Per quanto la cima non vanti un’altezza considerevole, trovandosi a quota 2366 m, il panorama che da qui si può ammirare è comunque bellissimo, valorizzato inoltre dal silenzio pressoché totale. Ci fermiamo un po’, mangiamo un panino che ci sembra più buono della pur ottima cucina di Malga Ra Stua, ed infine ci avviamo per la discesa che seguirà lo stesso percorso fatto in salita.

Una volta a Lerosa, per non seguire la stessa strada fatta in salita, un’ampia carrereccia dapprima pianeggiante ed in seguito assai ripida ci riporta in breve a Ra Stua, dove ormai appagati da tanto silenzio possiamo sopportare il chiasso del rifugio ed assaporare una spumeggiante birra fresca.

NOTA Un’ interessante ma piu impegnativa alternativa per la discesa (ATTENZIONE: PER ESPERTI) è il percorso prossimo alla cresta in direzione est. Dalla sommità digrada un costone roccioso, ripido, per circa 200m., fino ad un foro naturale di roccia, detto “Buš de r’Ancona”.
Come avviene in altre zone alpine, anche il Buš ha la sua bella leggenda, secondo la quale l’apertura fu praticata con le corna dal diavolo, scacciato da Ampezzo dopo un energico intervento del Pievano.

Oltrepassato l’arco naturale, si prosegue sempre in direzione est, sino a quando le tracce di sentiero svoltano decisamente verso nord e ci permettono di raggiungere nuovamente Lerosa. Tale itinerario, pur essendo più suggestivo, è però certamente più impegnativo e non consigliabile a persone poco esperte.

DIFFICOLTA’
Facile. Richiesto un minimo di esperienza su sentieri non sempre ben segnati.

DISLIVELLO
Dislivello complessivo: 671 m

TEMPI DI PERCORRENZA
Salita: 2 ore e 30 min. circa Discesa : 2 ore circa

PUNTI D’APPOGGIO
Rifugio Malga Ra Stua (1695 m) Tel. 0436 5753

CARTOGRAFIA Carta topografica Tabacco − scala 1:25.000 n° 03 − Cortina d’Ampezzo e Dolomiti Ampezzane
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