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Video-corso di arrampicata.

Emilio Comici e il primo video-corso di arrampicata

Voglio oggi proporvi quello che probabilmente è stato il primo video-corso di arrampicata nella storia dell’alpinismo e che vede come insegnante uno scalatore d’eccezione: Emilio Comici.
Le immagini d’epoca, accompagnate da una colonna sonora adeguata al periodo, fanno sorridere, ma è interessante notare che i suggerimenti proposti in questo video-corso d’arrampicata sono assolutamente attuali, e gli stessi insegnamenti vengono proposti ancora oggi.

Possiamo affermare che con questo filmato didattico d’epoca (quello che oggi verrebbe definito un “tutorial”)
Comici si rivelò essere un precursore della multimedialità.

video-corso di arrampicataNon mi dilungo in questa sede a descrivere la vita e le imprese di Emilio Comici, del quale si possono trovare un sacco di informazioni in rete.
Per i pochi che forse non hanno mai sentito parlare di lui dico soltanto che Emilio Comici (Trieste, 1901 – Selva di Val Gardena, 1940) viene ricordato come uno dei più grandi scalatori di sempre, un vero fuoriclasse del periodo tra le due guerre, tanto da esser stato soprannominato “L’Angelo delle Dolomiti” e definito dall’altrettanto grande Riccardo Cassin “il maestro”. Arrampicava come se danzasse, è stato detto di lui.

Così scriveva Comici:
“Intendo l’arrampicamento soprattutto come un’arte. Come per esempio la danza o, se vuoi, l’arte del violino. Perché se sei padrone assoluto della tecnica, puoi facilmente dare espressione ai tuoi sentimenti, proprio come nella musica e nella danza.
Nei passaggi difficili io mi abbandono completamente all’impressione di vivere nella roccia, e che la roccia viva in me.” (Emilio Comici, “Alpinismo eroico”)

video-corso di arrampicataEmilio Comici morì per un tragico quanto banale incidente, che avvenne nell’autunno del 1940 in Vallunga, una diramazione della Val Gardena. Ai piedi della parete del Ciampac si trova il monumento che ricorda il grande scalatore.
Il fatto avvenne su una facile paretina di allenamento, quando il cordino che lo legava all’ancoraggio si tranciò in due mentre si sporgeva, facendolo precipitare nel vuoto.

Questo fu il triste epilogo dell’Angelo delle Dolomiti. La sua poesia vive tutt’ora sulle pareti e nelle valli dei Monti Pallidi.

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