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Il Mox, montagne e falesie.

Cortina e i suoi alpinisti: Massimo Da Pozzo, il Mox

La storia alpinistica di Cortina è davvero molto ricca, ed è indiscutibile il fatto che fu proprio grazie all’alpinismo che il turismo è oggi alla base dell’economia di questa meravigliosa località di montagna.
Fin da quando i primi turisti stranieri, prevalentemente appartenenti alla nobiltà europea, dettero inizio alla conquista delle cime dolomitiche accompagnati dai cacciatori ed in seguito dalle guide locali, gli alpinisti ampezzani si distinsero per le loro capacità e bravura.

Le vie che sono state aperte in Dolomiti, a partire dalla seconda metà del ‘800 ad oggi, costituiscono una testimonianza indelebile del contributo dato alla storia dell’alpinismo dagli scalatori della valle d’Ampezzo.

Tanti sarebbero i nomi e le imprese da ricordare, ma non sono uno storico e preferisco perciò parlarvi di un personaggio dei giorni nostri, Massimo Da Pozzo.

Massimo Da Pozzo Mox
Naturalmente il suo nome non è nuovo agli scalatori, visto che Massimo, per gli amici “Mox”, ha aperto numerose vie nuove ed ha chiodato un’enorme quantità di tiri regalando agli appassionati tante belle falesie dove poter divertirsi.
Non tutti però sanno davvero quanto ha fatto il Mox in molti anni di attività, e in questo particolare momento della sua vita ho pensato fosse una cosa bella scrivere poche righe su di lui.

Il Mox, classe 1967, appartiene ad una famiglia di alpinisti, tutti talentuosi: il papà Luciano (Lux), Scoiattolo e forte scalatore, portava i figli in parete permettendogli di arrampicare da primi di cordata quando essi erano ancora giovanissimi (nota bene, in montagna, non in falesia).

Massimo e i suoi fratelli Marco e Paolo crebbero così con una buona scuola e ben presto furono accolti nel Gruppo degli “Scoiattoli di Cortina”. In seguito, tutti e tre ottennero la qualifica di Guida Alpina.


Entrato a far parte del Gruppo Polisportivo delle Fiamme Gialle (Nucleo Arrampicata – oggi questo nucleo non esiste più) Massimo ebbe modo di dedicare gran parte del suo tempo alla sua grande passione, l’arrampicata, ed alzare ancor di più il suo già alto livello in questa disciplina.

Sono davvero molte le prime ascensioni che il Mox ha realizzato nella sua lunga carriera alpinistica, basta dare un’occhiata al suo curriculum per rendersene conto.
Va notato che quasi tutte le sue vie sono caratterizzate da una chiodatura sempre “allegra”: le indubbie capacità tecniche, la consapevolezza dei propri limiti e la sicurezza acquisita in tanti anni di esperienza permettono al Mox di chiodare anche molto “lungo”, e coloro che ripetono le sue vie ben sanno che le protezioni non sono mai vicine, al contrario, spesso la distanza tra esse è considerevole.
Insomma, non basta fare il 7b in falesia per ripetere una via di 7b del Mox, ci vuole anche una buona preparazione mentale.

Il Mox, sette anni più giovane di me, è un ottimo amico e ci conosciamo da una vita: insieme abbiamo fatto molti viaggi all’estero alla scoperta di nuove falesie da scalare, e ci siamo sempre divertiti un sacco. In questi ultimi anni io ho dedicato meno tempo alle scalate, al contrario del Mox che sembra non volersi mai fermare.

Ma quest’anno…
E’ all’incirca la metà di giugno e sono in vacanza al mare quando un amico mi chiama per informarmi che al Mox è occorso un brutto incidente in montagna.
“Un incidente durante un’operazione di soccorso sullo Spigolo Jori” – mi dice – “Non è grave comunque, non ti preoccupare”.
Purtroppo non sa dirmi molto altro e soltanto il giorno dopo riesco ad ottenere qualche notizia più dettagliata.

Dapprima scopro che il Mox non è l’unico infortunato, i soccorritori coinvolti nell’incidente sono due, anche Michele (Titon) si è fatto male.

E poi, la dinamica dell’incidente: nel corso dell’intervento di soccorso, il Mox e Titon sono appesi alle corde ancorate al gancio baricentrico sotto all’elicottero ad una distanza notevole e non comune in questo tipo di operazione, ben cento metri!

Una tale lunghezza di corda comporta delle oscillazioni molto ampie, purtroppo qualcosa va storto ed i due malcapitati vanno a sbattere violentemente contro la parete. Risultato: una caviglia rotta, una caviglia lussata, una caviglia con legamenti rotti e un ginocchio con legamenti sfilacciati, il tutto accompagnato dalle inevitabili botte del caso.

Massimo Da Pozzo Mox

Non mi addentro nei particolari dell’incidente e del danno subito dai due, ma posso dire che tra i due sfortunati Massimo è stato maggiormente colpito, per quanto ovviamente anche Michele ha avuto le sue belle “rogne”.
E non voglio nemmeno parlare della lunga e penosa convalescenza toccata al Mox.
Sta di fatto che sono passati ormai più di quattro mesi da quel maledetto giorno, e solo da poco tempo Massimo ha dismesso le stampelle, e per arrampicare dovrà attendere ancora.

Il peggio comunque è passato e sono certo che il Mox ritornerà ad arrampicare ad alto livello, ma purtroppo ci vorrà un po’ di tempo.
Mi raccomando Mox, voglio inserire ancora molte righe nel tuo curriculum i prossimi anni!

Ah, dimenticavo: clicca qui sotto per dare un’occhiata al corposo curriculum alpinistico di Massimo Da Pozzo, il Mox!

foto-curriculum-mox-pdf

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