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Ladino dolomitico

La lingua ladina

Chi ha avuto la fortuna di visitare alcune località delle Dolomiti avrà notato che gli autoctoni parlano un dialetto spesso incomprensibile, e non può essergli sfuggito il fatto che tale idioma può essere molto diverso anche tra due paesi relativamente vicini.

Fin da piccino, io stesso ho imparato ad esprimermi in “anpezan”, ed ancor oggi in famiglia e con alcuni amici parlo questa lingua.
Bisogna subito far notare, infatti, che non si tratta di un dialetto, ma piuttosto di una lingua vera e propria.

Mi riferisco al gruppo linguistico retoromanzo, un raggruppamento di lingue neolatine unite da strette affinità e parlate da oltre 800.000 persone nella parte centro-orientale dell’arco alpino. Le lingue riconosciute che ne fanno parte sono il romancio, il ladino ed il friulano; nel complesso queste tre lingue costituiscono l’intero gruppo.
Sembra che il ladino derivi dagli idiomi parlati dalle popolazioni del Norico (una regione storica, quindi provincia romana, corrispondente all’attuale Austria centrale) rifugiatesi nelle vallate delle Alpi orientali a partire dal V secolo, fuggendo dalle invasioni dei Rugi, degli Avari e degli Slavi.

In questa sede ci occuperemo del ladino dolomitico, parlato da circa ) 90.000 persone nella parte orientale dell’arco alpino, nella cosiddetta isola linguistica ladino-dolomitica.

Suddivisione territoriale

Si hanno le seguenti varianti:

Ladino cadorino
Ampezzano, diffuso a Cortina d’Ampezzo (Anpezo) e simile al ladino cadorino.
Comeliano, diffuso nel Comelico; fra i dialetti orientali più conservativi.
cadorino, parlato in tutto il Cadore da Cortina al canal del Piave, ad eccezione del Comelico e di Sappada, con influenze più o meno sentite del veneto.

Ladino atesino
Badioto-marebbano, diffuso in Val Badia e in Val Marebbe (in passato anche in Val di Luson e nella bassa Val Badia) (9.229 abitanti), 95% come lingua madre.
Fodom o ladino dell’Alta Val Cordevole o Livinallese, parlato nei comuni di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia da 1800 persone circa, per circa l’80-90% della popolazione come lingua madre.
Gardenese, parlato in Val Gardena (Gherdëina) (8.148 abitanti), 80-90 % fassano, parlato in Val di Fassa e con varianti a Moena e a Canazei, in tutto 8.620 abitanti di cui il 60-75% di madre lingua ladina.
Rocchesano, parlato nel Comune di Rocca Pietore, al confine con la Val di fassa (1500 abitanti).

Ladino veneto
Agordino, parlato nell’alto e basso Agordino, presenta influenze venete più o meno forti.
Zoldano, parlato nella valle di Zoldo (3500 abitanti), presenta influenze venete ma anche corrispondenze con il vajontino.


Area occidentale (di transizione al lombardo-orientale)
novese, anticamente diffuso sull’alpe di Siusi e sinistra-Isarco fino a Nova Levante/Welschnofen, dove si è estinto definitivamente nel 17° sec.; sopravvive a Bulla, Roncadizza, Sureghes.
noneso-solandro, parlato in Val di Non e con varianti nelle diverse zone della valle e della adiacente bassa Val di Sole. All’ultimo censimento linguistico del 2001 più di 7000 residenti in Val di Non e in val di Sole si dichiararono ladini. Non è certo se il Noneso sia un idioma ladino oppure una lingua vera e propria.
vajontino, isolato, ex idioma di transizione con il friulano, parlato nell’area di Erto, Cimolais e Vajont in Friuli (2000 abitanti), più spesso considerato una variante del friulano.

In Provincia di Bolzano (Bulsan) è lingua ufficialmente riconosciuta in base all’art. 102 dello Statuto d’autonomia sulla valorizzazione delle iniziative e attività culturali e la minoranza ladina viene tutelata con diverse norme riguardanti tra l’altro l’insegnamento nelle scuole pubbliche e la facoltà di usare il ladino nei rapporti orali e scritti con gli uffici della pubblica amministrazione, con esclusione delle forze armate e le forze di polizia. Infatti nelle scuole delle località ladine dell’Alto Adige la lingua ladina è lingua d’insegnamento assieme al tedesco e italiano. In base alla delibera della Giunta Provinciale n. 210 del 27 gennaio 2003 (Utilizzo della lingua ladina da parte degli enti pubblici e negli atti normativi) “le varianti del ladino con riconoscimento ufficiale in provincia di Bolzano sono il ladino unificato della Val Badia e quello della Val Gardena”.

Recentemente anche in Provincia di Belluno, grazie alla normativa sulle minoranze linguistiche storiche (legge 482/1999), sono stati riconosciuti ladini i comuni del Cadore, del Comelico, dell’Agordino, dell’alta val Cordevole e della Val di Zoldo. È attivo l’Istituto Ladin de la Dolomites (Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi), con sede a Borca di Cadore e sportelli linguistici ad Agordo, Canale d’Agordo, Calalzo di Cadore, Vigo di Cadore, Santo Stefano di Cadore, Forno di Zoldo.

Ed ora un esempio di ladino dolomitico nelle diverse varianti:

Italiano
La volpe era nuovamente affamata. In quel mentre vide un corvo, che aveva nel becco un pezzo di formaggio. “Quello sì mi piacerebbe” pensa la volpe, e chiama il corvo: “Quanto sei bello! Se canti bene come ti presenti, sicuramente sei il più bello di tutti gli uccelli.”
Ladin de Ampezo (Anpezan)
Ra volpe r’èa danoo infamentada. Cenoné ra vede un cròo, che ‘l aéa inze ‘l bèco un tòco de forméi. “Chel sì che el me piajaràe”, ra s’à pensà ra volpe, e r’à ciamà el croo: “Cé un bel che te sos! Se te ciantes polito cemodo che te se vede, de seguro te sos el pì bel de dute i uziéi!”
Ladin dla Val Badia (Badiot)
La olp ê indô n iade afamada. Te chël vëighera n corf che tignî n tòch de ciajó te so bech. “Chël me savess bun”, s’àra ponsè, y à cherdè le corf: “Tan bel che t’es! Sce to ciantè é tan bel co to ciarè fora, spo este dessigü tö le plü bel vicel de düc.”
Ladin de Gherdëina (Gherdëina)
La bolp fova inò n iede arfameda. Te chëla vëijela n corf che tën n tòch de ciajuel te si bech. “Chël me savëssa bon”, se ala mpensà y à cherdà l corf: “Ce bel che te ies! Sce te ciantes tan bel coche te cëles ora, pona ies dessegur tu l plu bel ucel de duc.”
Ladin de Fascia (Fascian)
La bolp era endò famèda. Te chela la veit n corf con n toch de formai tel bech. “Chel, vé, me saessa bon”, la se peissa e la ge disc al corf: “Che bel che t’es! Se tie ciantèr l’é scì bel che tia parbuda dapò t’es de segur tu l più bel anter duc i ucìe.”
Ladin Nones (Nones)
La bolp l’era de nuèu famada. Nte chela la vet en grol con en toć de formai tel beć. “Chel, vè, el me saverues bon”, la mpensa entra de ela, e la ge dis al grol: “Che bel che es! Si l to ciantar l’è nzì bel come che vardes fuera, de segur es el pu bel di tut i aucièi!”
Ladin de Fodom (Fodom)
La volp l’eva ndavò afamada. Nte chëla la veiga n còrf che l se tegniva n tòch de formai ntel bech. “Chël l me savëssa ben bon”, la s’à pensé ntra de dëla, e l’à clamé l còrf: “Cotánt bel che t’es! Se tuo cianté l é bel coche ti te ciale fòra, nlouta t’es segur ti l plu bel de duc cánc i uciei!”

Bibliografia

  • “Pallidi nomi di monti”. Interessante volume che applica la toponomastica del territorio di Cortina d’Ampezzo all’escursionismo. Edito dalle Grafiche Italprint (Treviso), 1994. – Autore: Lorenza Russo
  • “Grammatica ampezzana”. Edito da Athesiadruck (Bolzano), 2003. – Autore: Comitato Grammatica Regole d’Ampezzo
  • “Vocabolario italiano-ampezzano”. Edito da Athesiadruck (Bolzano), 1997. – Autore Comitato del Vocabolario delle Regole d’Ampezzo
  • “Vocabolario ampezzano”. Edito da Tipografia Piave (Belluno), 1986. – Autore Comitato del Vocabolario delle Regole d’Ampezzo
  • “Cortina d’Ampezzo nella sua parlata”. Primo vocabolario ampezzano, uscito a Forlì nel 1929. – Ristampa Italprint (Treviso), 1981. – Autore Angelo Majoni
  • “Grammatica del dialetto ampezzano”. Prima grammatica dell’ampezzano, uscita a Trento nel 1930. Ristampa Italprint (Treviso), 1987. –  Autore Bruno Apollonio
  • “Pinochio. Ra storia de un buratin de len”. Traduzione in ampezzano del capolavoro di Collodi. Tipografia Print House (Cortina d’Ampezzo), 2008 – Autore Ernesto Majoni
  • “Quadro della letteratura ladina d’Ampezzo”. Antologia di testi di poesia, prosa e teatro in ampezzano.  Tipografia Ghedina Cortina d’Ampezzo (1996) – Autori Giuseppe Munarini e Ernesto Majoni
  • “Monti boschi e pascoli ampezzani nei nomi originali”. Interessante raccolta di nomi di luogo della valle d’Ampezzo. Tamari Edizioni (Bologna), 1983 –  Autori Illuminato de Zanna e Camillo Berti
  • “Cemodo che se dis par anpezan” 8 fascicoli, ricchi di detti, frasi idiomatiche, proverbi ampezzani raccolti e commentati. Tipografia Print House (Cortina d’Ampezzo), 1989-1994. Autore Agostino Girardi.


Collegamenti esterni
Per saperne di più sulla lingua e sulla cultura ladina visita il sito ufficiale.

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