La lingua ladina nelle Dolomiti

La lingua ladina delle Dolomiti è uno degli aspetti più affascinanti della cultura alpina. Chi visita le Dolomiti per la prima volta rimane spesso sorpreso nello scoprire che, in alcuni paesi, la gente del posto non parla soltanto italiano. In molte vallate, infatti, è ancora viva una lingua antica: il ladino.

Molti visitatori se ne accorgono osservando i cartelli stradali, ascoltando una conversazione tra abitanti del luogo oppure leggendo i nomi dei paesi, delle montagne e dei rifugi. È una lingua che può sembrare completamente incomprensibile, e che cambia sensibilmente anche tra vallate relativamente vicine.

Per me, però, il ladino non è semplicemente una curiosità linguistica.

Sono nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo e, fin da bambino, ho imparato a parlare l’anpezan, la variante ladina della mia valle. Ancora oggi è la lingua che utilizzo in famiglia e con molti amici.

È proprio grazie al ladino che si sono conservati nel tempo moltissimi nomi di montagne, boschi, pascoli e sentieri delle Dolomiti. Conoscere questa lingua significa comprendere meglio anche il territorio.

Il ladino è una lingua, non un dialetto

Una delle convinzioni più diffuse è che il ladino sia un semplice dialetto locale. In realtà non è così.

Il ladino appartiene al gruppo delle lingue retoromanze, insieme al romancio e al friulano. In questa pagina parleremo del ladino dolomitico, la lingua storica di alcune vallate delle Dolomiti, tra cui la Valle d’Ampezzo, la Val Badia, la Val Gardena, la Val di Fassa, Livinallongo e Colle Santa Lucia.
Ancora oggi è parlato da migliaia di persone ed è riconosciuto come lingua di minoranza dallo Stato italiano.

Oggi il ladino dolomitico è parlato da circa 30.000 persone, mentre l’intero gruppo retoromanzo comprende oltre 90.000 parlanti considerando anche il romancio e il friulano.

Secondo gli studiosi, le sue origini risalgono al latino parlato dalle popolazioni romanizzate delle Alpi. L’isolamento geografico delle vallate dolomitiche ha permesso a questa lingua di conservare nel tempo caratteristiche uniche, evolvendosi in modo diverso rispetto all’italiano e alle altre lingue neolatine.

Qui puoi scaricare l’elenco dei comuni italiani ufficialmente riconosciuti come appartenenti all’area linguistica ladina.

Dove si parla la lingua ladina delle Dolomiti

Quando si parla di ladino è importante ricordare che non esiste un’unica lingua perfettamente uniforme.

Ogni valle ha sviluppato nel tempo una propria variante, con differenze nella pronuncia, nel lessico e, in parte, anche nella grammatica. Per questo motivo due persone provenienti da vallate diverse possono capirsi abbastanza bene, ma non sempre senza difficoltà.

L’anpezan parlato a Cortina d’Ampezzo è diverso, ad esempio, dal badioto della Val Badia, dal gardenese della Val Gardena o dal fascian della Val di Fassa.

Questa ricchezza di varianti rappresenta uno degli aspetti più affascinanti della cultura ladina.

Le principali varianti del ladino

Area cadorina

  • Ampezzano, diffuso a Cortina d’Ampezzo (Anpezo) e simile al ladino cadorino.
  • Comeliano, diffuso nel Comelico; fra i dialetti orientali più conservativi.
  • Cadorino, parlato in tutto il Cadore da Cortina al Canal del Piave, ad eccezione del Comelico e di Sappada, con influenze più o meno sentite del veneto.

Area atesina

  • Badioto-marebbano
  • Gardenese
  • Fascian
  • Fodom (Livinallongo e Colle Santa Lucia
  • Rocchesano

Area veneta

  • Agordino
  • Zoldano

Aree di transizione

Comprendono il noneso, il solandro e altre varietà linguistiche che ancora oggi sono oggetto di studio e classificazione da parte dei linguisti.

Una lingua tutelata

Il ladino è oggi una lingua ufficialmente riconosciuta nelle aree storiche in cui viene parlato.

Nelle località ladine dell’Alto Adige viene insegnato nelle scuole insieme all’italiano e al tedesco, mentre nelle province di Belluno e Trento diverse norme tutelano il patrimonio linguistico e culturale delle comunità ladine.

Negli ultimi decenni sono nati numerosi istituti culturali impegnati nella ricerca, nella pubblicazione di libri e nella valorizzazione della lingua e delle tradizioni.

Vuoi sentire come suona il ladino di Cortina?

La registrazione qui sotto contiene una breve lettura in ladino ampezzano.

Anche senza comprenderne il significato, è facile cogliere quanto questa lingua sia diversa sia dall’italiano sia dagli altri dialetti alpini.

Sfilata in costume tradizionale ladino durante una festa a Cortina d'Ampezzo.
Il tradizionale costume ladino sfila nel centro storico di Cortina d’Ampezzo durante una festa popolare.

Lo stesso testo nelle diverse varianti ladine

Una delle caratteristiche più interessanti del ladino è osservare come una stessa frase cambi da una valle all’altra.

La tabella seguente mostra un breve brano tradotto nelle principali varianti del ladino dolomitico.

Italiano
La volpe era nuovamente affamata. In quel mentre vide un corvo, che aveva nel becco un pezzo di formaggio. “Quello sì mi piacerebbe” pensa la volpe, e chiama il corvo: “Quanto sei bello! Se canti bene come ti presenti, sicuramente sei il più bello di tutti gli uccelli.”
Ladin de Ampezo (Anpezan)
Ra volpe r’èa danoo infamentada. Cenoné ra vede un cròo, che ‘l aéa inze ‘l bèco un tòco de forméi. “Chel sì che el me piajaràe”, ra s’à pensà ra volpe, e r’à ciamà el croo: “Cé un bel che te sos! Se te ciantes polito cemodo che te se vede, de seguro te sos el pì bel de dute i uziéi!”
Ladin dla Val Badia (Badiot)
La olp ê indô n iade afamada. Te chël vëighera n corf che tignî n tòch de ciajó te so bech. “Chël me savess bun”, s’àra ponsè, y à cherdè le corf: “Tan bel che t’es! Sce to ciantè é tan bel co to ciarè fora, spo este dessigü tö le plü bel vicel de düc.”
Ladin de Gherdëina (Gherdëina)
La bolp fova inò n iede arfameda. Te chëla vëijela n corf che tën n tòch de ciajuel te si bech. “Chël me savëssa bon”, se ala mpensà y à cherdà l corf: “Ce bel che te ies! Sce te ciantes tan bel coche te cëles ora, pona ies dessegur tu l plu bel ucel de duc.”
Ladin de Fascia (Fascian)
La bolp era endò famèda. Te chela la veit n corf con n toch de formai tel bech. “Chel, vé, me saessa bon”, la se peissa e la ge disc al corf: “Che bel che t’es! Se tie ciantèr l’é scì bel che tia parbuda dapò t’es de segur tu l più bel anter duc i ucìe.”
Ladin Nones (Nones)
La bolp l’era de nuèu famada. Nte chela la vet en grol con en toć de formai tel beć. “Chel, vè, el me saverues bon”, la mpensa entra de ela, e la ge dis al grol: “Che bel che es! Si l to ciantar l’è nzì bel come che vardes fuera, de segur es el pu bel di tut i aucièi!”
Ladin de Fodom (Fodom)
La volp l’eva ndavò afamada. Nte chëla la veiga n còrf che l se tegniva n tòch de formai ntel bech. “Chël l me savëssa ben bon”, la s’à pensé ntra de dëla, e l’à clamé l còrf: “Cotánt bel che t’es! Se tuo cianté l é bel coche ti te ciale fòra, nlouta t’es segur ti l plu bel de duc cánc i uciei!”

Una lingua ancora viva che racconta le Dolomiti

A differenza di molte lingue minoritarie che sono gradualmente scomparse, il ladino è ancora parte integrante della vita quotidiana in diverse valli dolomitiche.

I bambini lo imparano a scuola, molte famiglie continuano a parlarlo in casa ed è utilizzato nei giornali locali, negli eventi culturali e nella vita pubblica. La segnaletica stradale, i toponimi e i documenti ufficiali sono spesso bilingui o addirittura trilingui, a testimonianza del ricco patrimonio linguistico della regione.

Per me il ladino rappresenta molto più di una lingua.

È il filo che collega la storia delle persone che hanno vissuto per secoli in queste montagne, il motivo per cui tanti luoghi conservano ancora oggi nomi antichissimi e uno degli elementi che rendono le Dolomiti un territorio così particolare.

Quando accompagno gli escursionisti tra queste montagne, mi piace raccontare anche questo aspetto: conoscere il ladino significa osservare le Dolomiti con occhi diversi.


Bibliografia

  • “Pallidi nomi di monti”. Interessante volume che applica la toponomastica del territorio di Cortina d’Ampezzo all’escursionismo. Edito dalle Grafiche Italprint (Treviso), 1994. – Autore: Lorenza Russo
  • “Grammatica ampezzana”. Edito da Athesiadruck (Bolzano), 2003. – Autore: Comitato Grammatica Regole d’Ampezzo.
  • “Vocabolario italiano-ampezzano”. Edito da Athesiadruck (Bolzano), 1997. – Autore Comitato del Vocabolario delle Regole d’Ampezzo.
  • “Vocabolario ampezzano”. Edito da Tipografia Piave (Belluno), 1986. – Autore Comitato del Vocabolario delle Regole d’Ampezzo.
  • “Cortina d’Ampezzo nella sua parlata”. Primo vocabolario ampezzano, uscito a Forlì nel 1929. – Ristampa Italprint (Treviso), 1981. – Autore Angelo Majoni.
  • “Grammatica del dialetto ampezzano”. Prima grammatica dell’ampezzano, uscita a Trento nel 1930. Ristampa Italprint (Treviso), 1987. –  Autore Bruno Apollonio.
  • “Pinochio. Ra storia de un buratin de len”. Traduzione in ampezzano del capolavoro di Collodi. Tipografia Print House (Cortina d’Ampezzo), 2008 – Autore Ernesto Majoni.
  • “Quadro della letteratura ladina d’Ampezzo”. Antologia di testi di poesia, prosa e teatro in ampezzano.  Tipografia Ghedina Cortina d’Ampezzo (1996) – Autori Giuseppe Munarini e Ernesto Majoni.
  • “Monti boschi e pascoli ampezzani nei nomi originali”. Interessante raccolta di nomi di luogo della valle d’Ampezzo. Tamari Edizioni (Bologna), 1983 –  Autori Illuminato de Zanna e Camillo Berti.
  • “Cemodo che se dis par anpezan” 8 fascicoli, ricchi di detti, frasi idiomatiche, proverbi ampezzani raccolti e commentati. Tipografia Print House (Cortina d’Ampezzo), 1989-1994. Autore Agostino Girardi.

Collegamenti esterni
Per saperne di più sulla lingua e sulla cultura ladina visita il sito ufficiale.
ULDA – Union de i Ladis de Anpezo.