Un percorso che nasce dal ricordo
Le Dolomiti, oltre che per la loro indiscussa bellezza, sono famose anche per le spettacolari vie ferrate, che ogni anno attirano migliaia di appassionati da tutto il mondo. Tuttavia, chi frequenta regolarmente le Dolomiti sa bene che, all’inizio della stagione, molte ferrate in quota restano impraticabili a causa della neve o del freddo. Allo stesso tempo, in piena estate, gli itinerari più famosi diventano spesso sovraffollati. In entrambi i casi, vale la pena guardare oltre le Dolomiti, verso il Vajont, dove la Ferrata della Memoria rappresenta un’ottima scelta: già accessibile in primavera e in autunno, e molto meno affollata nei mesi di alta stagione.
Ma ciò che la rende davvero speciale è che non si limita a offrire un percorso alternativo: la Ferrata della Memoria è anche un itinerario capace di unire sport, natura e memoria storica.
Infatti, la via Ferrata della Memoria, inaugurata il 2 ottobre del 2015, non è soltanto un itinerario attrezzato: è un percorso che custodisce la memoria di una tragedia.

Ideata da Fabio Bristot “Rufus”, delegato del Soccorso Alpino delle Dolomiti Bellunesi, è stata realizzata per ricordare, anche attraverso lo sport, le vittime della tragedia del Vajont del 1963.
Vale la pena, dopo la salita, fermarsi anche nel vicino borgo di Casso. Qui, tra le strette vie di questo antico paesino, è possibile assaporare qualche semplice prodotto tipico: un piccolo gesto che contribuisce a sostenere l’economia locale, in luoghi che portano ancora i segni della tragedia e dove la vita quotidiana non è mai stata facile.
L’opera è stata resa possibile dal progetto transfrontaliero “SaferAlps”, con il contributo di DolomitiCert, del CAI Veneto, dell’Università di Salisburgo e del Soccorso Alpino. La messa in opera è stata curata dalle Guide Alpine di Cortina, che hanno messo a disposizione la loro esperienza pluridecennale nella realizzazione e manutenzione delle ferrate dolomitiche.
Grazie a questo lavoro, oggi la sagoma slanciata e per un certo verso inquietante della diga del Vajont può essere osservata da una prospettiva inedita. Una prospettiva che invita alla riflessione sugli errori del passato e allo stesso tempo valorizza un territorio che ha ancora molto da offrire.
La tragedia del Vajont ci ha insegnato quanto possa essere fatale ignorare i segnali di instabilità di una montagna pur di portare avanti un’opera ambiziosa. Oggi, seppur in un contesto molto meno drammatico, anche la scelta di voler realizzare un impianto di risalita su una frana attiva – come nel caso della cabinovia Apollonio-Socrepes – ricorda quanto sia pericoloso sottovalutare ciò che la natura ci indica con chiarezza. La montagna parla: sta a noi ascoltarla, con rispetto e responsabilità.

Perché scegliere la Ferrata della Memoria
Proporre la Ferrata della Memoria come alternativa alle ferrate dolomitiche più conosciute non significa paragonarla a queste ultime, ma darle il giusto valore. Ci sono almeno tre motivi per inserirla tra le proprie scelte:
- In primo luogo, va considerato il fatto che è meno affollata rispetto alle grandi classiche: chi ha già salito ferrate celebri come la Tomaselli, la Tridentina o la Lipella sa quanto possano diventare congestionate in piena estate. Qui, invece, l’esperienza resta più intima e raccolta.
- Un altro aspetto importante è che la ferrata del Vajont è ideale in primavera e autunno: quando le cime più alte delle Dolomiti sono ancora innevate, la Ferrata della Memoria regala giornate di arrampicata in un ambiente suggestivo e già praticabile.
- Unisce sport e riflessione: durante la salita, solo in alcuni punti si intravede la diga del Vajont. Non accompagna l’intero itinerario, ma bastano pochi scorci per richiamarne la memoria.
Avvicinamento e itinerario
L’attacco della ferrata si raggiunge facilmente dalla strada regionale 251 che da Longarone porta a Erto. Dal paese di Codissago si risale fino al sesto tornante, dove un cartello indica l’inizio del percorso. Qui una breve stradina conduce a un parcheggio, punto di partenza del sentiero.
Dal parcheggio una chiara segnaletica invita a svoltare a destra, evitando la galleria.
Inizialmente si scende per pochi metri fino a raggiungere la spettacolare gola che portava l’acqua dal torrente Vajont alla cartiera di Codissago già alla fine del 1800. Si prosegue lungo il canalone fino a trovare una prima galleria di circa 150 m (consigliata lampada frontale o torcia elettrica). L’attacco vero e proprio si trova solo dopo aver superato questi cunicoli.

Da questo punto la via alterna sezioni verticali ed esposte a tratti su cenge attrezzate. La parte più impegnativa è rappresentata da circa 100 metri verticali ed esposti, seguiti da una seconda sezione meno difficile ma comunque tecnica. Il percorso si sviluppa per circa 700 metri, con un dislivello in salita di 260 metri. L’esposizione è a sud, quindi soleggiata.
- Difficoltà: media/difficile (EEA-D).
- Tempo di salita: circa 2h15.
- Tempo di discesa: dal termine della ferrata ci sono due possibili opzioni di discesa. Dopo pochi minuti si raggiunge un bivio: svoltando a destra si scende velocemente (sentiero n. 380) sulla SR 251, nei pressi della diga e della storica falesia di Erto. Da qui si prosegue lungo la strada e, all’uscita dell’ultima galleria, si imbocca il sentiero che riporta al parcheggio (circa 45 minuti). In alternativa, dal bivio si continua a salire per un breve tratto, per poi imboccare il sentiero di S. Antoni che riporta al parcheggio in circa 1 ora.
- Materiale consigliato: kit da ferrata completo, casco, guanti, scarpe da avvicinamento, lampada frontale.
Un’esperienza a 360°
Oltre all’aspetto sportivo, è fondamentale ricordare che salire la Ferrata della Memoria significa anche entrare in contatto con la storia e con la cultura del territorio.
Infatti, c’è la possibilità di visitare il Museo Longarone Vajont – Attimi di Storia, i suggestivi borghi di Casso ed Erto vecchia e, perché no, di concedersi una pausa enogastronomica legata a una tradizione unica: quella del gelato artigianale di Longarone.
Per questo, la Ferrata della Memoria non è solo una via da percorrere, ma un’occasione per vivere un’esperienza completa, che unisce memoria, natura e sapori autentici.

Una memoria che va oltre la ferrata
Percorrere la Ferrata della Memoria significa anche confrontarsi con la storia del Vajont. Questi luoghi non sono soltanto lo scenario di un itinerario suggestivo: conservano ancora oggi le tracce di una tragedia che ha segnato profondamente questo territorio e le persone che lo abitavano.
Il video che segue è un documento d’epoca, girato poco dopo il disastro del 9 ottobre 1963. Le immagini mostrano la realtà di quei giorni e aiutano a comprendere, più di molte parole, la dimensione della tragedia e il significato della memoria che questo percorso vuole mantenere viva.
Attenzione: il video contiene immagini reali e particolarmente forti delle conseguenze del disastro del Vajont.
Conclusione: una scelta diversa
La Ferrata della Memoria è un invito a vivere la montagna con lentezza e consapevolezza. Non vuole sostituire le grandi classiche delle Dolomiti, ma offrire un’alternativa intelligente nei momenti in cui queste sono troppo affollate o ancora impraticabili.
Chi la percorre non porta a casa solo la soddisfazione di una via attrezzata ben realizzata, ma anche un ricordo indelebile: quello di un luogo che chiede rispetto, memoria e amore per la montagna.




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