Vipera
In oltre 40 anni di montagna, gli incontri con le vipere non sono mai stati frequenti, ma quando capitano è importante sapere come comportarsi. In ambiente dolomitico, dove si alternano boschi, pietraie e pendii soleggiati, questi incontri sono possibili ma relativamente rari.
Per chi frequenta sentieri e ferrate, riconoscere una vipera e comprenderne il comportamento aiuta a muoversi con maggiore consapevolezza e sicurezza.
La vipera è un serpente diffuso in diverse parti del mondo, e l’unico serpente velenoso esistente in Italia.
Le sue caratteristiche includono una testa triangolare, una coda corta e veleno potenzialmente pericoloso per gli esseri umani. Le cinque specie presenti sono distribuite in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna, dove non sono presenti serpenti velenosi.
La vipera comune (Vipera aspis)
È un rettile diffuso quasi esclusivamente in collina e in montagna.
Caratteri distintivi della vipera comune: lunghezza degli adulti solitamente inferiore agli 80 cm e comunque sempre ampiamente al di sotto del metro; i giovani, che misurano alla nascita intorno ai 20 cm, hanno una colorazione simile a quella degli adulti.
Altri tratti caratteristici della vipera comune sono il capo triangolare, ben distinto dal collo, muso squadrato con apice rivolto in alto, pupille verticali, squame del capo piccole; corpo massiccio, coda corta. Postura e movenze possono aiutare il riconoscimento a distanza: le vipere tengono spesso il corpo ripiegato a S e fuggono con andatura lenta, senza farsi troppo notare.
Le vipere vivono di preferenza nelle zone ben assolate e ricche di vegetazione (boscaglie, arbusteti, zone rocciose, pietraie). In estate, nelle ore più calde, stanno al riparo tra la vegetazione, mentre sono più attive al mattino e di sera. Con temperature più fresche (primavera, autunno) si espongono più a lungo al sole. In questi periodi è più elevato il rischio di un incontro ravvicinato, in quanto le vipere sono più lente e non sempre si allontanano spontaneamente.
Le vipere italiane appartengono alla famiglia dei Viperidi ed al genere Vipera, caratteristico dell’ Europa, del Nord-Africa, del Medio Oriente.
La Vipera Aspis o Vipera comune è presente dalle aree pianeggianti coperte da alberi fino ad oltre 2500 m di quota, un po’ in tutti gli ambienti.
La vita a grandi quote delle vipere è possibile in quanto si tratta di animali ovovivipari: le uova non vengono deposte nel suolo ma trattenute nel ventre materno fino alla schiusa; la madre, esponendosi al sole, mantiene le uova a temperature convenienti, molto maggiori di quelle medie a queste quote, permettendone lo sviluppo.
Non è un caso che i pochi rettili che vivono in quota siano prevalentemente ovovivipari. La vipera è un animale schivo, molto legato al territorio. Inizia l’attività da marzo, quando i maschi vagano alla ricerca di una compagna. In questo periodo, essi sono meno accorti ed è più facile incontrarli.
Nel video si osservano le due maschi di vipera mentre si avvolgono tra loro e si sollevano a tratti da terra. Non è un comportamento rivolto contro l’uomo né un vero attacco, ma un duello tra maschi che serve a stabilire chi avrà la meglio e potrà avvicinarsi a una femmina.
In primavera, poco dopo il risveglio dal letargo, inizia il periodo riproduttivo della vipera. I maschi si spostano maggiormente alla ricerca delle femmine e in questa fase gli incontri risultano più probabili.
Dopo l’accoppiamento, la femmina porterà avanti la gestazione e partorirà piccoli già formati, generalmente tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
Passato il periodo degli accoppiamenti, le vipere si spostano poco e cacciano piccoli mammiferi, più raramente piccoli uccelli.
Quando la preda giunge a tiro, il serpente la morde e la lascia andare. La vittima cerca allora di allontanarsi, ma ben presto soccombe all’azione del veleno.
Nel frattempo la vipera ha iniziato a seguire la scia odorosa lasciata sul terreno dalla preda, e la segue con precisione grazie alla lingua che capta le particelle odorose e le porta a contatto con l’organo, situato sul palato, specializzato nella ricezione degli odori (motivo per cui i serpenti hanno la lingua biforcuta e molto mobile).
In breve il serpente raggiunge la preda ormai morta e la ingerisce intera partendo dalla testa, poi si reca in luogo riparato dove inizia la lenta digestione.
La Vipera Aspis è diffusa solo in Francia, Svizzera e Italia. Nel nostro Paese sono presenti 3 sottospecie: sulle Alpi è diffusa la Vipera Aspis Atra, che presenta una colorazione quanto mai varia, che va dal nero al beige al rosso mattone, il più delle volte con disegni dorsali scuri molto evidenti.
L’areale (territorio in cui vive e si riproduce spontaneamente una determinata specie) delle vipere è costituito da prati, zone collinari, e boschi estendendosi fino al limite delle praterie in quota. Non va dimenticato che la vipera è un animale a sangue freddo per cui difficilmente la troveremo durante le stagioni fredde; tende a svernare in ibernazione, solitaria o in gruppo a seconda della specie.
Alcune specie, pur non percorrendo lunghe distanze, tendono a migrare a quote più basse durante la stagione invernale.
Una prima osservazione interessante per l’escursionista è che possiamo ritrovarla su pietraie, cumuli di pietre o mucchi d’erba nelle ore mattutine, al sorgere del sole, in quanto, essendo proprio un animale a sangue freddo, per riscaldarsi cercherà i primi raggi del sole.
È proprio in quel momento che la vipera, essendo più lenta nei movimenti, sarà più in pericolo e piuttosto che scappare tenderà a difendersi con il fatidico morso.
La vipera, come qualsiasi altro essere vivente, necessita, per quanto minima, di una certa quantità d’acqua per bere per cui difficilmente la troveremo in zone troppo aride. Solitamente la ritroviamo vicino a ruscelli, pozze d’acqua, incavi della roccia dove si possono accumulare costantemente piccole quantità d’acqua.
Dove si incontrano più facilmente le vipere?
Le vipere si incontrano più facilmente in luoghi assolati e tranquilli come pietraie, margini di bosco, prati con erba alta o cataste di legna. Al mattino, soprattutto in primavera e in autunno in montagna, possono restare esposte al sole per scaldarsi e in quel momento è più facile notarle.
Dove si trovano le vipere nelle Dolomiti bellunesi?
Nel Bellunese, e quindi anche nelle Dolomiti attorno a Cortina d’Ampezzo, la presenza delle vipere varia in base alla quota e all’ambiente. Le specie principali sono tre: la vipera comune (Vipera aspis), il marasso (Vipera berus) e la vipera dal corno (Vipera ammodytes).
La vipera dal corno, la più velenosa, si trova soprattutto nel canale del Piave tra Longarone e Perarolo, nella valle del Boite tra San Vito e Valle di Cadore e in alcune zone dell’Agordino, come Taibon e la Val Clusa, in ambienti aridi e soleggiati. La vipera comune è più diffusa nelle zone basse, mentre il marasso vive generalmente oltre i 1.200 metri, nelle aree più fresche.
Nei dintorni di Cortina la presenza della vipera è possibile, soprattutto su versanti caldi, pietraie e margini di bosco. Anche all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo è presente, come del resto in molti ambienti alpini, ma gli incontri restano rari e avvengono quasi sempre in modo casuale: il morso avviene quasi sempre solo se vengono calpestate o disturbate.
La loro attività dipende molto dal clima: nelle primavere miti possono essere attive già da marzo, soprattutto nelle zone ben esposte al sole.
I rapporti con gli altri animali
La vipera fa parte di una rete complessa di relazioni all’interno dell’ambiente alpino. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi, soprattutto roditori; in alcune situazioni può predare anche giovani marmotte.
Allo stesso tempo, non è al vertice della catena alimentare: può essere preda di alcuni rapaci e di mammiferi opportunisti. Tra i suoi principali predatori si trovano l’aquila reale, la volpe e, più raramente, piccoli carnivori come l’ermellino.
La vipera dal corno
La vipera dal corno (Vipera ammodytes) deve il suo nome comune deriva da un’appendice carnosa posta sulla punta del muso. La vipera dal corno può raggiungere i 90 cm di lunghezza ed eccezionalmente superare il metro.
La colorazione può variare dal marrone al grigio. Lungo il dorso corre un disegno di colore più scuro somigliante a una linea a zigzag o una serie di rombi uniti.
Occasionalmente si possono incontrare individui molto scuri (forme melaniche), ma si tratta di casi poco frequenti.
Caratteristica di questa specie è il “corno” posto sulla punta del muso.
La vipera dal corno è la più pericolosa vipera italiana per l’uomo anche se l’animale è timido, tendente alla fuga in presenza di pericoli.

La vipera del corno è presente in una fascia a nord-est dell’Italia, nell’Austria meridionale, in Romania, in Bulgaria, nell’area dalla penisola balcanica alla Grecia, nella Turchia occidentale.
Riproduzione
La vipera dal corno è ovovivipara. Le femmine si accoppiano ogni due anni, tra aprile e maggio. Le nascite avvengono tra agosto e settembre e le vipere appena nate misurano tra i 15 e i 20 cm.
Curiosità e leggende
Parti del corpo della vipera dal corno nel folclore hanno il potere di proteggere dai mali. In Alto Adige si tratta delle vertebre conservate sotto forma di rosario, nella Venezia Giulia dell’uso di mettere sotto grappa le teste recise.
Nella ex Jugoslavia la Vipera ammodytes è chiamata poskok (“saltatore”). Da questo nome nasce probabilmente la credenza popolare secondo cui le vipere sarebbero capaci di compiere balzi.
Un’altra bufala è che la vipera partorisca sugli alberi. In realtà il parto avviene al suolo e non sugli alberi, in quanto questo rettile (a differenza dei Colubri) non sale sugli alberi a causa della conformità della propria coda (corta e tozza non permette l’ arrampicata).
Il morso della vipera
In montagna, la prevenzione rimane sempre l’aspetto più importante. Molti incontri con animali potenzialmente pericolosi rientrano nella più ampia gestione della sicurezza in montagna, che comprende comportamento, attenzione all’ambiente e valutazione del rischio.
Il morso di vipera è un argomento spesso dibattuto; fortunatamente quello che generalmente si crede riguardo a questo argomento non sempre corrisponde a realtà, sia per ciò che riguarda l’incidenza dei casi di morte per morso di vipera, sia per ciò che riguarda le abitudini di questi rettili. Le statistiche affermano che nella maggior parte dei Paesi Europei si verifica un decesso a causa del morso di vipera in media ogni 1-5 anni: un numero piuttosto basso quindi rispetto alla totalità degli individui morsi.
Ciononostante esiste ancora, nei confronti delle vipere, una paura non proporzionale all’effettivo pericolo che esse rappresentano.
Le vipere saltano?
No, è falso che le vipere saltino verso una persona. Possono colpire rapidamente in avanti quando si difendono, ma il movimento è limitato alla lunghezza del loro corpo. In realtà le vipere sono animali che preferiscono evitare il contatto con l’uomo.
La vipera attacca?
No. La vipera non attacca l’uomo per aggressività o per caccia. Nella maggior parte dei casi morde solo se viene sorpresa o calpestata. È un animale schivo che tende piuttosto a restare immobile o ad allontanarsi lentamente.
Da quanto distante può mordere una vipera?
Quando si difende, una vipera può colpire rapidamente in avanti, ma solo per una distanza limitata. In genere il raggio d’azione è pari a circa un terzo della lunghezza del suo corpo. Un esemplare lungo 60–70 cm può quindi raggiungere circa 20–25 cm.
Le vipere sono aggressive?
No. Le vipere non sono animali aggressivi e tendono piuttosto a evitare il contatto con l’uomo. Nella maggior parte dei casi il morso avviene solo quando il serpente viene calpestato, disturbato o non ha possibilità di fuga.
Distinguere le vipere da altri serpenti non velenosi
La TESTA della vipera è più SCHIACCIATA e vista dall’alto è più larga di quella dei serpenti non velenosi, con una forma quasi triangolare.
L’OCCHIO della vipera presenta una PUPILLA VERTICALE a forma di fuso come quella dei gatti, al contrario degli altri serpenti che l’hanno circolare.
La testa è poi ricoperta da scaglie di piccole dimensioni mentre quelle dei serpenti non velenosi sono sempre ampie e piuttosto evidenti.
È intuitivo che questi segni sono facili da osservare solo se il serpente viene catturato; quando, invece, come frequentemente capita, viene intravisto soltanto mentre si allontana rapidamente, l’unica caratteristica che salta all’occhio è la forma del corpo.
Nella vipera è piuttosto tozzo e la CODA, pur terminando a punta, è BREVE, tanto che ci sono pochi centimetri fra la parte del corpo col massimo diametro e quella con diametro minimo della punta. I serpenti non velenosi hanno, al contrario, una forma più allungata ed affusolata con una diminuzione del diametro del corpo dalla testa verso la coda molto più graduale e ben visibile.

Altra differenza sostanziale si può osservare nel segno lasciato dal MORSO SULLA CUTE (nel caso capitasse di venire morsi ma senza esser riusciti a vedere bene come fosse il rettile): nel caso di morso di vipera sono evidenti DUE PUNTI ROSSI PIÙ GRANDI DEGLI ALTRI, distanziati fra loro circa di 1 centimetro. Sono dovuti alla presenza dei denti veleniferi, assenti ovviamente nei serpenti non velenosi, il cui morso è caratterizzato da una fila di piccoli puntini tutti della stessa dimensione. Attenzione anche se nel morso si osserva la presenza di un solo unico punto più grande degli altri: è possibile che la vipera abbia perso uno dei due denti veleniferi.
Sintomi
Oltre ai segni lasciati dai denti, il morso della vipera provoca arrossamento, gonfiore, formicolio, dolore, cianosi (colore bluastro della cute) che nei primissimi minuti sono localizzati nella zona circostante il morso stesso, ma che rapidamente si espandono verso la periferia. Nell’arco di un’ora iniziano a comparire anche gli effetti sistemici, rappresentati da nausea, vomito (a volte con sangue), dolori muscolari, diarrea, collasso cardiocircolatorio, shock con perdita di coscienza.
Primo soccorso
Se il primo soccorso è svolto con calma e attenzione, è relativamente raro che un morso di vipera abbia conseguenze gravi. La pericolosità dipende da diversi fattori: età della persona, condizioni di salute, sede del morso e quantità di veleno inoculata.
In passato era diffusa l’idea di portare con sé un siero antivipera nello zaino. Oggi questa pratica è stata abbandonata: il siero deve essere conservato a temperatura controllata e può provocare reazioni allergiche anche gravi.
In caso di morso, la cosa più importante è mantenere la calma, limitare i movimenti e contattare il 118 o raggiungere il più rapidamente possibile un pronto soccorso.
Nell’attesa dei soccorsi è fondamentale ridurre al minimo i movimenti della persona colpita, per rallentare la diffusione del veleno. L’infortunato dovrebbe essere fatto sdraiare e mantenuto il più possibile tranquillo.
La zona del morso può essere pulita con acqua, evitando sostanze aggressive. Se il morso interessa un arto, è utile rimuovere anelli, bracciali o altri oggetti che potrebbero creare compressione in caso di gonfiore.
L’arto colpito va mantenuto immobile, possibilmente in posizione neutra o leggermente più bassa rispetto al cuore. Un bendaggio elastico leggero può essere applicato per rallentare la circolazione linfatica, ma senza stringere eccessivamente e senza compromettere la circolazione sanguigna.
Non bisogna incidere la ferita, succhiare il veleno o applicare lacci emostatici: sono pratiche inefficaci e potenzialmente dannose. Anche l’assunzione di alcol è da evitare.
COSA FARE in caso di morso di vipera?
- Non applicare lacci emostatici: non bloccano la diffusione del veleno e possono causare danni ai tessuti.
- Non incidere la ferita e non cercare di succhiare il veleno: sono pratiche inefficaci e potenzialmente pericolose.
- Non utilizzare dispositivi di aspirazione o metodi “fai da te”: non hanno dimostrato utilità reale.
- Non somministrare alcol: favorisce la vasodilatazione e può peggiorare la situazione.
- Non somministrare farmaci o sieri senza controllo medico: il siero antivipera, in particolare, può provocare gravi reazioni allergiche e deve essere utilizzato solo in ambiente ospedaliero.
- Non far camminare l’infortunato se non strettamente necessario: il movimento accelera la diffusione del veleno.
Morso arti inferiori (gambe)
Applicare una benda larga almeno 10 cm. e lunga circa 10 metri (lo so, difficilmente si porta con se una benda di tali dimensioni…), tirando ed esercitando una discreta compressione. Tale bendaggio va esteso il più alto possibile e comunque anche al di sotto del punto morsicato. Il bendaggio non deve essere troppo stretto: il suo scopo è quello di rallentare la circolazione linfatica (che veicola il veleno) e non quella sanguigna.
Per effettuare, infine, una buona immobilizzazione dell’arto, va applicata e congruamente fissata, una stecca rigida. Se queste due operazioni sono state correttamente eseguite, la compressione così esercitata non risulterà fastidiosa per l’infortunato e soprattutto potrà essere mantenuta in sede per diverse ore. In ogni caso NON DOVRÀ ESSERE RIMOSSA fino a che il paziente non sia giunto al più vicino posto di pronto soccorso ospedaliero.
Morso arti superiori (braccia)
Effettuare un bendaggio compressivo ( benda alta 7 cm e lunga 6 metri), partendo dalla punta della dita della mano, arrivando fino al gomito (purché non impedisca la circolazione arteriosa: il polso deve essere percettibile); se si desidera comunque un margine di sicurezza superiore o se il morso è in prossimità o addirittura al di sopra del gomito, allora è necessario e consigliabile fasciare l’intero braccio fino alla spalla. Si procederà, quindi, come per l’arto inferiore, alla completa immobilizzazione con una stecca, bloccando il braccio al tronco.
Morso al tronco, al collo, alla testa
Anche in questo caso (peraltro fortunatamente molto meno frequente) si cerca di ottenere un ritardo della diffusione del veleno. È consigliabile applicare un tampone rigido sopra la zona morsicata, tenendolo compresso con un cerotto elastico adesivo. Trasportare la persona colpita possibilmente senza farla camminare e nel più breve tempo possibile al più vicino posto di Pronto Soccorso.
COSA NON FARE in caso di morso di vipera?
- Evitare di applicare il laccio emostatico; il laccio rallenta o blocca il deflusso venoso creando una indesiderata stasi venosa, mentre non blocca il flusso linfatico, responsabile della diffusione del veleno.
- Assolutamente non succhiare il sangue dalla ferita con la bocca in quanto è facilissimo che il soccorritore assuma a sua volta del veleno attraverso microferite in bocca che spesso non sappiamo nemmeno di avere ed in secondo luogo per rispettare le più banali norme di igiene in quanto il sangue di altra persona direttamente in bocca è grosso veicolo di trasmissione di qualsiasi tipo di malattia anche se il ferito ne sia portatore sano come ad esempio l’Epatite B oppure l’Aids o Hiv 3. Deve, piuttosto, essere usata a questo riguardo una pompetta aspiraveleno in vendita in farmacia. Ne esistono di vari tipi ma in generale ha l’aspetto di una grossa siringa ad un capo della quale, al posto dell’ago, ha una parte allargata che si appoggerà alla parte lesa e dall’altra ha uno stantuffo il quale tramite una molla o ad un meccanismo a vite produce il vuoto riuscendo ad aspirare il sangue dai fori dei denti in maniera totalmente indolore: è opportuno aspirare il prima possibile alcuni millilitri dalla zona del morso.
- Evitare procedure di aspirazione o rimozione meccanica del veleno (suzioni, incisioni); non ne è dimostrata l’ efficacia e si possono causare ulteriori danni.
- Non devono essere somministrate bevande alcooliche come grappa o birra o vino in quanto, com’è noto, l’alcool è un vasodilatatore favorendo così l’abbassamento della pressione arteriosa.
- Per quanto riguarda l’impiego del siero antiofidico è meglio evitarne l’uso e questo per diversi motivi. Anzitutto il siero deve essere assolutamente conservato ad una temperatura costantemente bassa che vada tra i 2° e i 6° Celsius, poiché a temperature più elevate anche di pochi gradi perde la sua efficacia, fino a diventare addirittura potenzialmente tossico. In secondo luogo può provocare una reazione allergica più grave e più difficile da gestire e da controllare del problema del morso di vipera stesso (è noto che molti decessi siano determinati da reazioni anafilattiche al siero antiofidico).
Prevenire il morso della vipera
- Indossare calzature alte oppure calzettoni di lana pesante: le vipere più piccole difficilmente riusciranno a mordere efficacemente e comunque il morso non conterrà una dose eccessiva di veleno.
- Camminare con passo cadenzato e pesante battendo le erbe e le pietre con un bastone: le vipere hanno un udito poco sviluppato, ma sono invece più sensibili al movimento.
- Non raccogliere istintivamente ogni cosa da terra: prima di cogliere qualsiasi cosa, smuovere le erbe e le pietre con un bastone per allontanare ogni possibile minaccia.
- Ispezionare attentamente il luogo in cui ci si desidera sedere.
- Non appoggiarsi su tronchi ricoperti di foglie, su pagliai e su fascine di legna.
- Non mettere le mani sotto rocce, sassi o dentro le fessure del terreno.
- Prestare attenzione quando ci si disseta ad una fonte e quando si cammina su una pietraia.
Una curiosa tradizione del passato: il “vino viperino”
Può sembrare sorprendente oggi, ma in passato la vipera non era soltanto temuta: veniva anche utilizzata nella medicina popolare. Si credeva infatti che la sua carne e perfino il suo veleno avessero proprietà terapeutiche, e in diversi ricettari antichi compaiono preparazioni medicinali a base di questo animale.
Tra le più curiose vi è il cosiddetto vino viperino, che secondo le credenze del passato avrebbe avuto effetti benefici contro varie malattie. Una ricetta tradizionale descriveva il procedimento in questo modo:
“Si piglia un fiasco con bocca larga… poi si piglia una vipera femmina viva e vi si metta a morire in detto fiasco pieno di vino, e si tura bene perché la vipera non scappi; quando la vipera sarà stata ventiquattro ore in detto vino, si travasa il vino in un altro fiasco e si può cominciare a bere.”
Oggi naturalmente queste pratiche appartengono alla storia. La vipera è una specie protetta e catturarla o ucciderla è vietato dalla legge.
Quando ero ragazzo, però, il rapporto con questo animale era ancora molto diverso. Nelle Dolomiti era abbastanza noto che alcune farmacie pagassero qualche soldo a chi portava una vipera catturata, probabilmente perché il veleno veniva utilizzato per scopi farmaceutici, come la produzione di sieri antidoto.
Anche a Cortina d’Ampezzo questa usanza era conosciuta. Oggi invece l’atteggiamento corretto è semplicemente rispettare questi animali e lasciarli vivere nel loro ambiente naturale.
Vipera Aspis (aspide)
È diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, il suo areale preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, ha un’ indole mite e solitamente fugge se molestata.
Vipera Berus, o marasso palustre
Diffusa in montagna, presente nel Nord Italia, è piuttosto aggressiva. La si può trovare anche in acqua. Se viene provocata attacca facilmente.
Vipera Ammodytes o vipera del corno
Presente soprattutto nel nord-est dell’Italia (DOLOMITI incluse). Facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso fra le specie presenti in Italia.
Vipera Ursinii, o vipera dell’Orsini
Presente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. Di dimensioni piuttosto piccole è la meno pericolosa.
Vipera dei Walser
La vipera walser appartiene alla famiglia Viperidae, ed è diffusa in Italia nelle Alpi occidentali, nella zona di Biella e nell’alta Valsesia.
Classificazione scientifica della vipera

Classificazione scientifica
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Sottordine: Serpentes
Famiglia: Viperidae
Genere: Vipera