Il gipeto (Gypaetus barbatus), noto anche come avvoltoio degli agnelli, è uno degli uccelli più affascinanti delle Dolomiti e delle Alpi. Con la sua apertura alare che può superare i 2,5 metri, è uno dei rapaci più grandi d’Europa.
Scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento a causa della persecuzione umana, il gipeto è tornato a volare sulle Dolomiti grazie a importanti progetti di reintroduzione. Oggi rappresenta uno dei simboli della natura alpina che rinasce. A differenza di altri rapaci, il gipeto ha un comportamento unico e sorprendente, legato soprattutto alla sua alimentazione.
Dove vive il gipeto nelle Dolomiti
Il gipeto frequenta le zone più selvagge e meno disturbate delle Dolomiti, generalmente tra i 1.500 e i 3.000 metri di quota. Predilige ambienti aperti e rocciosi, dove la presenza dell’uomo è limitata e il paesaggio mantiene un carattere ancora naturale.
Si muove soprattutto lungo grandi pareti, valloni isolati e ampi versanti d’alta quota, sfruttando le correnti ascensionali che si formano in queste aree. Questi ambienti gli permettono di volare per lunghi tratti senza sforzo, osservando il territorio dall’alto alla ricerca di carcasse.
Per la nidificazione sceglie pareti rocciose ripide e difficili da raggiungere, spesso in zone molto tranquille, lontane da sentieri frequentati. La presenza di ampi spazi aperti è fondamentale anche per il suo comportamento alimentare, che richiede libertà di movimento e punti adatti dove lasciare cadere le ossa dall’alto per romperle.
Nelle Dolomiti è possibile avvistarlo in diverse aree, in particolare nei contesti più integri dal punto di vista ambientale. La sua presenza è stata documentata nelle Pale di San Martino e nelle Dolomiti di Brenta.
Nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo sono presenti tre coppie di aquila reale stanziali ed è stato avvistato anche un Gipeto (non stanziale) attorno alle vette della Tofana Rozes.
Chi frequenta spesso la montagna, soprattutto lontano dalle zone più turistiche, ha buone possibilità di incontrarlo osservando con attenzione il cielo.
Come riconoscere il gipeto
Il gipeto è inconfondibile anche da lontano. In volo si distingue per le ali lunghe e strette, la coda a forma di cuneo e il corpo slanciato. La testa è chiara, con una caratteristica maschera scura, mentre negli adulti il piumaggio assume spesso tonalità arancio-ruggine.
Caratteristiche principali:
- ali lunghe e strette
- coda a forma di cuneo
- testa chiara con maschera scura
- colorazione arancio negli adulti
Alimentazione: il mangiatore di ossa
Il gipeto ha un comportamento alimentare unico nel suo genere. A differenza degli altri rapaci, non caccia prede vive ma si nutre quasi esclusivamente di ossa, che possono rappresentare la grande maggioranza della sua dieta.
Quando trova ossa di grandi dimensioni, le trasporta in volo e le lascia cadere dall’alto su rocce ben precise, utilizzate come vere e proprie “incudini”. In questo modo riesce a romperle in frammenti più piccoli, che può poi ingerire facilmente.
Il suo apparato digerente è straordinariamente potente e gli permette di assimilare anche parti molto dure, come il midollo e i frammenti ossei. Questo lo rende una specie fondamentale per l’equilibrio dell’ambiente, perché contribuisce a eliminare i resti degli animali morti e a mantenere pulito l’ecosistema alpino.
Comportamento
Il gipeto è un uccello prevalentemente solitario, anche se durante il periodo riproduttivo vive in coppie stabili che possono durare molti anni. Trascorre gran parte della giornata in volo, sfruttando le correnti ascensionali con grande eleganza e senza quasi mai battere le ali.
Il suo volo è lento e controllato, spesso a quote elevate, dove può percorrere lunghe distanze alla ricerca di cibo. Non è raro vederlo planare sopra valloni e pareti rocciose, seguendo con precisione le dinamiche dell’aria.
A differenza di altri grandi rapaci, il gipeto non è un predatore attivo e non attacca animali vivi. Il suo comportamento è tranquillo e discreto, e tende a evitare il contatto con l’uomo.
Nonostante le dimensioni imponenti, è un animale estremamente prudente, che frequenta soprattutto le zone più isolate e meno disturbate della montagna.
Riproduzione
La riproduzione del gipeto avviene in inverno, quando la montagna è ancora completamente innevata. Tra gennaio e febbraio la femmina depone una o due uova all’interno di un grande nido costruito su pareti rocciose ripide e difficili da raggiungere.
L’incubazione dura circa due mesi ed è condivisa da entrambi i genitori. Nella maggior parte dei casi sopravvive un solo pulcino, che rimane nel nido per diversi mesi prima di essere in grado di volare. Si tratta di una fase molto delicata: il gipeto è particolarmente sensibile al disturbo umano e la tranquillità dell’ambiente è fondamentale per il successo della riproduzione.
Il verso del gipeto
Il gipeto è generalmente un uccello silenzioso. A differenza di altri rapaci, non emette richiami frequenti e durante il volo è quasi sempre muto.
Quando vocalizza, produce suoni deboli e acuti, simili a brevi fischi o pigolii, udibili soprattutto in prossimità del nido o nelle interazioni tra individui.
Registrazione dei vocalizzi del gipeto – autore: Thomas Signeau – fonte: Xeno-canto
Il ritorno del gipeto nelle Dolomiti
Il gipeto era completamente scomparso dalle Alpi all’inizio del Novecento, a causa della caccia e di una lunga serie di pregiudizi. Per molto tempo si è creduto, a torto, che fosse un animale pericoloso per il bestiame, e questo ha portato alla sua eliminazione sistematica.
A partire dagli anni ’80 è stato avviato un importante progetto internazionale di reintroduzione, che ha coinvolto diversi paesi dell’arco alpino. Gli esemplari, allevati in centri specializzati, sono stati progressivamente liberati in natura in aree selezionate.
Con il passare degli anni il gipeto ha iniziato a stabilirsi nuovamente sulle Alpi, formando coppie e tornando a nidificare anche in modo naturale. Oggi è possibile osservarlo in diverse zone, comprese le Dolomiti, dove la sua presenza è diventata sempre più regolare.
Nonostante questo successo, la specie rimane ancora fragile e il suo ritorno è il risultato di un equilibrio delicato, che dipende dalla tutela degli ambienti montani e dal rispetto da parte dell’uomo.
Specie protetta
Il gipeto è una specie protetta a livello europeo e nazionale. Dopo la sua scomparsa dalle Alpi, la sua presenza attuale è il risultato di un lungo lavoro di conservazione e reintroduzione.
Nonostante il ritorno, rimane un animale vulnerabile. Le principali minacce sono legate al disturbo umano nelle aree di nidificazione, alle collisioni con cavi e infrastrutture e, in alcuni casi, all’avvelenamento accidentale.
Per questo motivo è fondamentale rispettare gli ambienti in cui vive, evitando di avvicinarsi ai nidi — cosa peraltro non semplice, vista la loro posizione su pareti rocciose molto ripide — e mantenendo sempre una distanza adeguata durante eventuali osservazioni.
La presenza del gipeto nelle Dolomiti è oggi un segnale positivo: indica un ambiente ancora capace di sostenere specie rare e altamente specializzate, ma allo stesso tempo richiede attenzione e rispetto per essere mantenuta nel tempo.
Curiosità
- Il gipeto può superare i 2,5 metri di apertura alare
- È uno dei pochi animali al mondo che si nutre quasi solo di ossa
- Colora il piumaggio di arancione facendo bagni nella polvere ricca di ossidi di ferro
- Può vivere oltre 30 anni
- È uno dei simboli del ritorno della fauna selvatica nelle Alpi
- Il gipeto è stato a lungo chiamato “avvoltoio degli agnelli” a causa di credenze errate, che lo consideravano un predatore pericoloso per gli ovini. In realtà non caccia animali vivi: si nutre quasi esclusivamente di ossa che recupera dalle carcasse, un comportamento unico tra i rapaci.
Classificazione scientifica del gipeto

Classificazione scientifica
Phylum: Chordata
Classe: Aves
Ordine: Accipitriformes
Famiglia: Accipitridae
Sottofamiglia: Gypaetinae
Genere: Gypaetus
Specie: G. barbatus