La Cengia Paolina sulle Tofane

Un sentiero alpinistico ricco di storia, la Cengia Paolina

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Voglio oggi parlarti della Cengia Paolina, un impegnativo e lungo itinerario che si sviluppa sulle cenge e le terrazze che incidono il versante ovest della Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro, sopra la Val Travenanzes.

Anche nel mio ultimo post ho descritto un itinerario alpinistico, il giro del Sorapiss, forse perché dopo tanti ripetuti lockdown ho una gran voglia di scarpinare su queste incredibili montagne 🙂



Informazioni spicciole

Dove si trova la Cengia Paolina?

La Cengia Paolina si sviluppa sul versante ovest della Tofana di Mezzo e Tofana di Dentro – Dolomiti Ampezzane.

È difficile la Cengia Paolina?

È un sentiero alpinistico esposto, per esperti. L’orientamento non è facile, soprattutto in caso di nuvole/nebbia.

Quanto tempo occorre per il percorso Cengia Paolina?

Se si vuole farla in giornata, con partenza dal rifugio Dibona ed arrivo a Fiames, preventivare 9-10 ore di cammino.

Bisogna portare con sé materiale alpinistico?

Sì, molto consigliati casco, piccozza e ramponi.


La Cengia Paolina è un sentiero ricco di storia, in quanto collega gran parte dei percorsi di guerra utilizzati dai soldati italiani ed austriaci per accedere alle postazioni del Majarié e degli Orte de Tofana.

Attenzione: va sottolineato che la Cengia Paolina è un sentiero alpinistico riservato a escursionisti esperti, e presenta alcuni tratti di arrampicata di I° grado. Inoltre l’orientamento non è sempre facile, ed in caso di nebbia sono guai. I vecchi bolli rossi che marcavano la giusta via sono ormai sbiaditi o del tutto scomparsi, e gli ometti non resistono facilmente agli acquazzoni estivi e all’innevamento invernale.

Pur non essendo tecnicamente difficile, in caso di maltempo questo sentiero alpinistico diventa davvero impegnativo dal punto di vista psicologico: solitudine, ambiente severo, segnavia ridotti se non mancanti… Nel corso degli anni la Cengia Paolina è stata interessata da assestamenti e anche da frane. Se poi piove c’è il pericolo di caduta sassi. Spesso la Cengia è frequentata da escursionisti poco esperti, e più di una volta il Soccorso Alpino è stato costretto a intervenire per portare in salvo alcuni dispersi.

È un percorso alpinistico da affrontare con molta prudenza, e si è quindi deciso di non mantenere la segnaletica della Cengia Paolina. Invito quanti vogliono intraprendere questa importante escursione a valutare con particolare attenzione ed obiettività la propria preparazione.

Se non ti senti pronto per andarci da solo e vuoi visitare i luoghi della Grande Guerra su un percorso impegnativo ma straordinario, sappi che sarò felice di accompagnarti tra le “mie” meravigliose montagne.

Inizio della Cengia Paolina

Informazioni generali sul percorso Cengia Paolina

Punto di partenza è il rifugio Giussani. Trattandosi di un percorso lungo ed impegnativo, consiglio di pernottare al Giussani, raggiungibile in diversi modi. Per meglio decidere come arrivarci e dove lasciare l’auto, devi innanzitutto considerare quale sarà il tuo punto d’arrivo.

Punti d’arrivo sono Fiames oppure Ra Valles. Se deciderai per Ra Valles, ti suggerisco di lasciare l’auto a Piè Tofana e salire al rifugio Pomedes. Da qui puoi raggiungere il Giussani tramite il Sentiero Astaldi oppure con via ferrata Olivieri alla Punta Anna.

Se invece scegli il percorso classico con finale a Fiames, dovrai organizzarti di conseguenza, magari predisponendo due vetture, una a Fiames e l’altra al rifugio Dibona, comodo punto di partenza per il rifugio Giussani.

Infine, se deciderai di farti accompagnare da me, non dovrai preoccuparti della logistica.

Descrizione dell’itinerario Cengia Paolina

Non descriverò nel dettaglio il percorso da seguire, limitandomi a segnalare i punti salienti dell’itinerario. Per una descrizione davvero impeccabile ti rimando al valido libro-guida Tofane e Fanes (Editore: Panorama – Anno edizione: 2013) di Fabio Cammelli, che gentilmente mi ha fornito alcune immagini utilizzate in questo post.

Iniziamo ora la nostra avventura! Dal rifugio Giussani incamminarsi brevemente in direzione Nord sul sentiero n° 403 che scende nel Majariè (masariè = grossi sfasciumi). Dopo poco si nota sulla destra un’evidente traccia che si dirama dal sentiero principale. Osservando con attenzione noterai su un masso un segno di vernice grigia, usata a suo tempo per cancellare le indicazioni per la Cengia Paolina.

Seguendo la traccia, attraversa la pietraia passando sotto la strapiombante parete della Punta Giovannina e punta ad un nevaio ben visibile addossato alla parete.

In base alle condizioni nevose del momento, dovrai decidere se superare il nevaio direttamente, oppure trovare un passaggio a ridosso della parete dove spesso è presente un varco tra il nevaio e la parete stessa. Tieni presente che per attraversare il nevaio non devono mancarti piccozza e ramponi (neve dura e/o ghiaccio sempre presenti), che potrebbero comunque servirti anche in seguito.

Inizio della Cengia Paolina

Al termine del nevaio si imbocca un’evidente larga cengia, conosciuta in tempo di guerra come “Cengia Sabelli” (intitolata al Sottotenente Bernardino Sabelli, del 7° Reggimento Alpini, morto non ancora ventiduenne il 22 agosto 1916 per ferite riportate in combattimento nella zona del Majarié e decorato con Medaglia d’argento al Valor Militare).

La cengia presenta un passaggio molto esposto, ma comunque non ci sono grosse difficoltà nel percorrerla. Sopra la testa, come la prua di una nave, incombe l’impressionante spigolo della Nèmesis (detta anche Punta Carugati), dove sale una difficile via aperta nel 1943 dal patavino Antonio Bettella insieme a Bruno Sandi. La via è stata ripetuta da due mie amici nel 2015 (probabile prima ripetizione).

Al termine della cengia, alta ben 670 metri sulla Val Travenenzes, ci si trova in un primo circo a Nord della Nèmesis. Si continua sulle ghiaie sempre costeggiando la roccia, fino ad incontrare un secondo nevaio, che conviene aggirare per sotto (il nevaio è in molti punti cavo), risalendo verso la cengia oltre il cono di neve.

Proseguire sulla traccia che si mantiene sotto la roccia, su terreno sassoso, facendo attenzione a non perdere di vista i pochi e sbiaditi segnavia. Ora, con alcuni zig-zag, si guadagna dislivello e si obliqua verso sinistra. Segue un canalino di una ventina di metri (1° grado) ed un ripido ghiaione che ci porta ai piedi di quel che resta del ghiacciaio di Potofana (secondo circo).

Percorso Cengia Paolina e via di fuga in Travenenzes

Da qui (quota 2450 m circa) è possibile abbandonare la Cengia Paolina e scendere in Val Travenzes. Il sentiero è privo di segnavia (difficoltà EE) ed arriva ad incrociare il sentiero della Val Travenenzes a quota 1781 m, nei pressi di un ponte ad angolo retto.

Per la Cengia Paolina bisogna invece proseguire in discesa per l’ampio vallone morenico lasciandolo verso destra per andare infine a prendere un’evidente grande cengia.

La cengia, che nella parte terminale si restringe (qui resti di baracche di guerra austriache), nel suo tratto finale risale per portarci all’ingresso dell’ampio anfiteatro Nord (terzo circo) della Tofana di Dentro (Tofana de Inze in ladino o, ancora, Tofana Terza).

Bisogna ora risalire una rampa-canale (alcuni passaggi esposti) e continuare su gradoni sporchi di detriti.

Attraversare con modesti saliscendi il terzo circo fino a raggiungere la sua sponda orografica destra a quota 2180 m circa.

Scendere ancora per una quindicina di metri, tenendosi addossati alla parete, ed entrare in un canalone che funge da direttrice di salita (in alto, ben visibile a sinistra di un gendarme roccioso, si staglia contro il cielo un paletto di legno, quale punto di riferimento molto importante).

La risalita verso il terzo circo

In questa zona, prima dell’ultima salita che ti porterà a vedere Ra Ola, non è raro imbatterci in un altro piccolo nevaio; in questo caso riscoprirai con grande piacere l’utilità dei ramponi!
Proseguire in salita con percorso articolato, lasciando sotto di noi i verdi Orte de Tofana. Si continua a salire ed in alto si attraversa a sinistra, fino ad incontrare la traccia di un vecchio sentiero di guerra proveniente dagli Orte. Detto sentiero ci porta in alto ad una forcellina (quota 2270 m circa), punto di ingresso nel Canalon de Ra Ola.

Da qui si scende brevemente e si attraversa tutto il canalone, per poi salire alla vicina forcella Ra Ola (quota 2321 m). Ora si presentano due possibili vie per portare a termine la nostra avventura sulla Cengia Paolina.

  • 1 – Discesa a Fiames. Scendere lungo il ripido Canalon de Ra Ola (segnavia 407) fino al Ponte dei Cadorìs, per poi proseguire sui sentieri 401 e 10 fino a Fiames.
  • 2 – Salire a Ra Vales. In questo caso da forcella Ra Ola bisogna continuare in salita sul sentiero 407. Questa opzione è da prendere in considerazione se hai lasciato l’auto a Pié Tofana, raggiungibile a piedi da Forcella Ra Vales in circa 50 minuti, oppure in funivia Ra Vales – Col Druscié e da qui in 15 minuti a Pié Tofana.

Tempi

I tempi di percorrenza sono sempre, ovviamente, soggettivi. Considerando comunque che il sentiero sulla Cengia Paolina deve essere affrontato da persone in ottima forma fisica, i tempi medi qui indicati sono riferiti a escursionisti esperti ed abituati a muoversi su percorsi di questo genere.

1 – Dal rif. Giussani a Fiames 9-10 ore.
2 – Dal rif. Giussani a Ra Valles 8-9 ore.

Curiosità

La Cengia Paolina è diventata famosa grazie allo spirito dei ragazzi del ’39, che prima esplorarono e poi valorizzarono questo magnifico sentiero alpinistico.

Furono due Scoiattoli, Carlo Gandini e Bruno Menardi “Jimmi” i primi ad individuare questo tracciato. Lo fecero nel corso di una delle tante loro esplorazioni del territorio ampezzano. Coinvolsero subito gli amici Luciano Bernardi e Giuseppe Biz per segnarlo con ometti e bollini rossi. Nacque così la famosa Cengia Paolina, conosciuta per la sua bellezza e severità. L’inaugurazione avvenne il 10 luglio 1966. Pochi sanno l’origine del nome della Cengia.

A questo proposito pochi anni fa, in occasione del 50° anniversario dell’inaugurazione della Cengia Paolina, Luciano scrisse un bell’articolo pubblicato sulla “Rivista di Cortina”, che riporto su questo sito.
Ti invito a leggerlo, così scoprirai l’origine del nome della Cengia Paolina.

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