Becco d’Aial

La salita al Becco d’Aial

Pur essendo la più bassa delle vette che circondano Cortina, la salita al Becco d’Aial (1.845 m) è per certo degna d’attenzione. Infatti, questo enorme roccione che emerge dai fitti e a volte misteriosi boschi di Fedèra, offre un’esperienza indimenticabile, perfetta per una breve gita estiva lontano dalla folla.
Inoltre, la salita al Becco d’Ajal e ai ruderi della postazione italiana eretta oltre cent’anni fa sulla sua cima, offre un’interessante combinazione di avventura escursionistica e approfondimento storico.

Se non lo conosci, il Becco d’Aial (spesso riportato erroneamente col nome di Becco d’Ajal) è chiaramente visibile già dal centro di Cortina. Si tratta di quell’enorme dente roccioso situato ai piedi della Croda da Lago, a nord del Lago di Fedèra e sovrastante il piccolo Lago d’Aial. È importante notare che la salita al “Becco” presenta un breve tratto di I grado che, sebbene facile, non deve essere sottovalutato.

Sulla cima del Becco d’Aial, nel corso della Grande Guerra i soldati italiani costruirono una postazione antiaereo di avvistamento e difesa. Questi avamposti erano essenziali per monitorare i movimenti delle truppe e coordinare le operazioni militari. Oggi, i ruderi della postazione sul Becco d’Ajal sono testimoni silenziosi di quel periodo storico.

Accesso e punto di partenza

Ci sono vari modi par raggiungere il Becco d’Aial, ma in questa sede voglio descrive la via più breve, con partenza e arrivo a Peziè de Parù (1.508 m), poco distante da Pocol. Il cammino ha inizio presso uno slargo dove è possibile parcheggiare. Qui devi incaminarti lungo l’evidente strada sterrata, chiusa da una sbarra.

Itinerario breve per il Becco d’Aial

La stradina ti conduce presto al Ponte de Peziè de Parù, sul Rio Costana. Subito oltre il ponte, svolta a sinistra seguendo il segnavia n. 406 e prosegui in piano sulla sterrata, quindi supera una breve salita e un tornante.

Ora, fai attenzione! Poco dopo la svolta, individua una strada boschiva che si stacca dalla strada bianca e sale ripida nel bosco. Qui devi abbandonare la comoda stradina n. 406 e incamminarti sulla salita ripida. Questo non è un sentiero numerato, ma una mulattiera boschiva non segnalata numericamente sulle carte topografiche.
La salita prosegue ripida, intramezzata da un tratto più comodo, poi riprende a salire fino ad un tratto più pianeggiante. Forse noterai le indicazioni per la palestra di roccia, NON seguirle ma prosegui sulla strada boschiva. A breve si aprirà alla tua vista la scura sagoma del Becco d’Aial.
Poco oltre, la mulattiera si immette nel sentiero CAI n. 431, e qui inizia il tratto più faticoso. Il sentiero sale molto ripido senza soluzione di continuità, ma in ogni caso ora ti stai avvicinando alla meta.

Giunto finalmte in prossimità del Becco Ajal, il segnavia “Bèco de Aiàl – per esperti” ti suggerisce di svoltare a destra. Dopo un paio di saliscendi il sentiero arriva alle pendici del Becco e lo risale sul suo verante est.

Qui devi prestare molta attenzione. Seppur facile, il sentiero percorre ora una cengia molto esposta e si sviluppa su terreno sporco di detriti. Proprio qui, ahimé, nel lontano 2005 una turista fiorentina scivolò e perse la vita.

In vetta al Becco

Ancora pochi passi e finalmete eccoti in vetta! Il panorama su Cortina e la Valle d’Ampezzo è meraviglioso, così come la vista sulle montagne circostanti. Ed il pensiero corre anche ai tristi anni della guerra, quando la zona delle Dolomiti fu teatro di numerosi scontri tra le truppe italiane e quelle austro-ungariche. Le montagne, con le loro posizioni elevate e panoramiche, erano di grande importanza strategica per il controllo del territorio. Il Becco d’Ajal, grazie alla sua posizione dominante, era particolarmente rilevante per l’osservazione e il controllo dei movimenti nemici.

La vita in queste postazioni era estremamente dura. I soldati dovevano affrontare condizioni climatiche avverse, con temperature gelide e neve per gran parte dell’anno. La posizione elevata, seppur strategica, comportava isolamento e difficoltà di rifornimento.

Oggi, i ruderi della postazione sul Becco d’Ajal sono testimoni silenziosi di quel periodo storico. Escursionisti e appassionati di storia possono visitare questi resti, che offrono non solo una finestra sul passato, ma anche una vista panoramica mozzafiato sulle Dolomiti circostanti. La salita al Becco d’Ajal, oltre ad essere un’esperienza escursionistica gratificante, rappresenta anche un’opportunità per riflettere sul passato e rendere omaggio ai soldati che vi hanno combattuto.

Discesa dal Becco d’Aial

Per la discesa ripercorri a ritroso il sentiero fatto in salita, fino a giungere nuovamente sul sentiero n. 431. Continua in discesa, ignorando la deviazione a sinistra che ti riporterebbe sulla strada percorsa all’andata, e prosegui fino al Cason del Macaròn.
Una croce, visibile nel prato davanti alla costruzione, ricorda Albino Pompanin de Colomba, un pastore di Campo che nell’estate del 1912 trovò tragicamente la morte, colpito da un fulmine. Nel dialetto ampezzano, il termine “macaròn” significa “sciocco”.

Ora, per concludere la tua gita nei boschi, incamminati in direzione ovest sulla strada sterrata, seguendo le indicazioni per Malga Pezè de Parù, segnavia n. 406.
Dal Cason del Macaròn alla tua vettura il percorso è comodo e in una mezz’oretta chiuderai il giro ad anello che ti ha portato su una piccola, ma significativa, vetta ampezzana: il Becco d’Aial.

Tempi

Per salire e scendere dal Becco d’Aial, seguendo il percorso qui descritto, il tempo indicativo è di 2 – 3 ore, a seconda del ritmo individuale.

Note alpinistiche

Oltre al facile accesso dal versante est, sulla parete nord del Becco d’Aial ci sono alcune vie d’arrampicata poco note. La prima fu aperta nel lontano luglio del 1962 dagli Scoiattoli Albino Michielli “Strobel” e Arturo Zardini “Tamps”. La via supera i quasi 200 metri dell’ombrosa parete con difficoltà di V e VI grado.
Molti anni dopo, a metà degli anni ’80, altri due Scoiattoli lasciarono un segno: Paolo Alberti “Rodèla” e Antonio Colli “Dantogna”, insieme ad alcuni membri dei Ragni di Pieve di Cadore, tracciarono altri percorsi, dei quali però non ho informazioni dettagliate.

Nel corso degli anni il Bèco d’Aial ha continuato a suscitare l’interesse degli scalatori e non è escluso che sulla sua parete siano state aperte altre vie. Di eventuali altri itinerari, tuttavia, non ho notizie precise.

Più recentemente, il 27 agosto 2026, Giordano Riello e Massimo “Mox” Da Pozzo hanno aperto sulla parete principale la Via del Dodo, un nuovo itinerario di 150 metri, interamente attrezzato a spit, con difficoltà fino al 6c. Ho descritto la salita e riportato la relazione tecnica nell’articolo dedicato alla Via del Dodo.

Ma il Becco d’Ajal è circondato anche da numerosi satelliti, torri slanciate e strapiombanti, sulle quali gli scalatori locali hanno aperto percorsi estremamente impegnativi. Ad oggi, la falesia del Becco d’Aial è da considerarsi uno dei principali centri di arrampicata sportiva a Cortina.

La leggenda del Becco d’Ajal

Solo nella memoria di qualche anziano del posto è ancora presente il ricordo di questa storia.
Si tratta di una leggenda che affonda le sue radici nel lontano passato e che fu trasmessa oralmente da diverse generazioni. Ecco la storia:

“Tanto, tanto tempo fa, viveva in questi luoghi una regina di nome Mirilde. Era tanto bella e benvoluta dagli abitanti del villaggio, che quasi l’adoravano. Ma un infausto giorno, un mago malvagio la fece rapire e rinchiudere in una torre altissima senza porte. Con un sortilegio pose a farle da guardia un enorme uccellaccio di nome Ajal, che con il suo becco minacciava di morte chiunque osasse avvicinarsi.

Gridava supplicando aiuto la sventurata e piangeva inutilmente perché nessuno poteva sentirla. Tante erano le sue lacrime che uscendo dalla prigione formavano un ruscelletto che poco più a valle diede vita ad un laghetto.
Ora bisogna sapere che la bella regina aveva un fedele scudiero di nome Ghel, segretamente innamorato di Lei, che dal momento del rapimento non riusciva a darsi pace.

Un giorno, risoluto, prese la sua lancia e decise di cercarla in quella zona di bosco infestata dai mostro. Sudato e ansimante, arrivò in prossimità della conca. Il suo stupore fu grande quando scopri il laghetto, mai visto prima. Si inginocchiò e bevve sorsi di quell’acqua cristallina.Subito, come per miracolo, si senti infondere una gran forza; fece appena in tempo a rialzarsi ed a schivare un’ombra cupa che precipitava dall’alto su di lui. Era Ajal, che con il suo enorme becco lo voleva uccidere. Ghel prese la mira e con la lancia trafisse d mostro. Il terribile rapace affondò nel lago, il suo becco si staccò e schizzò in cima alla torre della prigione che in un istante si pietrificò.

La regina fu libera e Ghel poté dichiararle il suo amore.
Questa, più o meno, è la storia di come è nato lo spuntone di roccia che si chiama Becco d’Ajal e del bellissimo laghetto che si trova poco più a valle.”

Conclusione

La salita al Becco d’Aial e la visita ai ruderi della postazione italiana offre un’interessante combinazione di avventura escursionistica e approfondimento storico.
Escursionisti e appassionati di storia possono visitare questi resti, che offrono non solo una finestra sul passato, ma anche una vista panoramica mozzafiato sulle Dolomiti circostanti.
La Prima Guerra Mondiale ha lasciato segni indelebili sulle montagne delle Dolomiti, e il Becco d’Aial ne è un esempio significativo. La memoria di quei tempi e dei sacrifici fatti può essere onorata attraverso la conoscenza e la visita di questi luoghi storici.

Video di Marco De Bigontina

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Enrico Maioni e la filosofia di guida alpina.

Enrico Maioni

Questo è il mio blog. Guida Alpina, nato e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, con una vasta conoscenza delle Dolomiti e anni di esperienza in montagna.