Dizionario dei termini in arrampicata

Benvenuto nel glossario dei termini in arrampicata! In questa pagina troverai un elenco dei termini più utilizzati in arrampicata, così da poterti orientare meglio durante le tue giornate in parete.

Se già scali da un po’ di tempo conoscerai gran parte, o probabilmente tutti, i termini elencati qui sotto.
Se al contrario ti stai avvicinando solo ora al mondo verticale, qui troverai molte parole che si usano in arrampicata. Questi termini ti saranno d’aiuto a comprendere il vario e a volte bizzarro lessico degli scalatori. Spero che questo dizionario sia di aiuto a tutti i novelli climbers!

ABCDEFG • H • IKLMNOP • Q • RSTUV • Z

A

ACCIAIATO: vedi Ghisato.

ADERENZA: tecnica di arrampicata che si mette in atto quando il piede, venendo a mancare un sostegno adeguato per mancanza di sporgenze nette, viene poggiato su un’ondulazione o su un tratto liscio di parete, in modo da sfruttare al massimo l’attrito (aderenza) della suola. Prevalentemente usata su pareti non verticali. Leggi di più.

AEREO (PASSAGGIO): un passaggio aereo identifica un passaggio molto esposto, dove c’è tanta aria sotto ai piedi 🙂

ALLUNGO: si riferisce al passaggio necessario per raggiungere un appiglio molto lontano, dove la mano che tiene la presa si trova molto distante dall’appiglio che bisigna raggiungere, “allungandosi”.

ALTERNATA (PROGRESSIONE): il termine progressione in alternata si usa quando, durante la scalata di una via multipitch (una via lunga, di più tiri), i due componenti della cordata si alternano al ruolo di capocordata, un tiro dopo l’altro.

ANCORAGGIO o PROTEZIONI: l’ancoraggio è costituito da un attrezzo amovibile o fisso inserito nella roccia, a cui si aggancia il rinvio dove passa la corda durante la salita, oppure dove ci si assicura in sosta. Ci sono ancoraggi naturali, come ad esempio spuntoni di roccia, clessidere, alberi. Ci sono poi gli ancoraggi artificiali. Si intendono ancoraggi artificiali i seguenti dispositivi:

  • NUT, FRIEND – Attrezzi amovibili che si inseriscono nelle fessure o nei buchi naturali della roccia e vengono rimossi dal secondo di cordata, lasciando ”pulita” la roccia. Da qui il termine “clean climbing”, ora definito “trad climbing”, che identifica l’arrampicata che si avvale di ancoraggi amovibili. Il loro utilizzo richiede grande esperienza ed adeguato addestramento. Nuts, stoppers e friends si usano anche per la progressione nell’Arrampicata artificiale.
  • CHIODO DA ROCCIA – Attrezzo metallico provvisto di lama e di anello ad una estremità, nel quale agganciare il moschettone. Il chiodo viene inserito con apposito martello nelle fessure o nei buchi naturali della roccia.
  • FITTONE RESINATO o RESINATO – Attrezzo metallico costituito da un gambo zigrinato con un’estremità ad anello nel quale agganciare il moschettone. Il gambo viene inserito in un foro praticato con il trapano e quindi fissato tramite resina. Il fittone resinato è una variante del Golfare.
  • SPIT – È un ancoraggio fisso. Lo spit è formato da un tassello ad espansione per trazione, che avviene avvitando il dado sull’estremità filettata dopo aver inserito il tassello in un foro praticato con il trapano. Tra dado e roccia è presente la piastrina con anello alla quale si aggancia il moschettone. Il nome è l’acronimo di Société de Prospection et d’Inventions Techniques, l’azienda francese nata nel 1951, tra i primi a produrlo.

ANIMA: l’anima è la parte interna della corda.

APPIGLIO: il punto in cui si posiziona la mano durante la progressione. L’appiglio può essere roccioso o nel caso dell’arrampicata indoor costituito da prese artificiali. Gli appigli possono avere infinite forme e dimensioni, e vengono utilizzati in vari modi. Tipi di appiglio:

  • APPIGLIO ORRIZZONTALE – Si utilizza trazionandolo verso il basso. L’appiglio orizzontale risulta tanto più facile da tenere quanto più è alto rispetto al baricentro. Può essere costituito da una buona e grossa presa (zanca, maniglione, manetta, ronchia), da una piccola sporgenza dove è possibile aggrapparsi solo con le seconde e terze falangi delle dita (lista o tacca) o da un appiglio sfuggente e a volte tondeggiante, che non offre una buona presa (appiglio svasato, piattone).
  • APPIGLIO VERTICALE O INCLINATO – Si utilizza trazionandolo lateralmente. L’appiglio verticale o inclinato tenderà a favorire la posizione laterale (nella posizione laterale si ruota il bacino di 90° rispetto alla posizione frontale per avvicinare alla parete il fianco opposto alla mano che utilizza l’appiglio verticale/inclinato.). Se utilizzato con il braccio piegato ed il dorso della mano posizionato sopra la spalla, si parla di spallata.
  • APPIGLIO ROVESCIO – Le prese rovesce sono quelle in cui il palmo della mano è rivolto verso l’alto anziché verso il basso (l’avambraccio è supinato). L’appiglio rovescio sarà utilizzato in maniera ottimale tanto più verrà a trovarsi all’altezza del bacino. Quanto più è alto rispetto al bacino, tanto maggiore risulta lo sforzo necessario per poterlo utilizzare.
  • APPIGLIO PINZA – Le pinze o pinzati sono prese che vanno strette tra il pollice e le altre dita. Le canne (formazioni rocciose a forma di colonnetta) sono un tipico appiglio a pinza.
  • BUCHI e FESSURE – In base alla loro dimensione, nei buchi si infilano una o più dita. Nel caso di un solo dito si parla di monodito, se utilizzato con due dita si tratterà di un bidito. Le fessure vengono utilizzate sia trazionandone i bordi, sia anche incastrando le dita (finger jam) o l’intera mano nella fessura (hand jamming). Anche i piedi si possono incastrare nelle fessure (jamming feet). L’arrampicata in fessura è il più delle volte dolorosa per le articolazioni.

In funzione della posizione delle falangi delle dita sull’appiglio distinguiamo posizioni a dita stese, dita semi-arcuate e dita arcuate. Si noti che nella posizione a dita arcuate vengono utilizzati per ottimizzare la trazione anche il mignolo e il pollice, quest’ultimo posizionato in chiusura sopra l’indice.

APPIGLIO ORRIZZONTALE

Le dita sono in posizione arcuata.

APPIGLIO VERTICALE

Le dita sono in posizione distesa.

APPIGLIO ROVESCIO

Le dita sono in posizione semi arcuata.

APPOGGIO: si definisce appoggio una sporgenza della roccia tale da sostenere il corpo sulla verticale dell’appoggio stesso e comunque sufficiente a permettere una spinta del piede essenzialmente dall’alto verso il basso. Il corretto utilizzo dei piedi sugli appoggi è una tecnica fondamentale in arrampicata.

ARRAMPICATA: l’attività di salire su una parete rocciosa o su un altro tipo di superficie verticale, utilizzando solo le mani e i piedi.

ARRAMPICATA ARTIFICIALE: salita di un itinerario utilizzando gli ancoraggi non solo per la protezione ma anche per la progressione, al posto degli appigli o degli appoggi naturali. Per progredire si utilizzano staffe (scalette di corda o fettuccia), ancorette o cliffs (il cliff o cliffhanger è un gancio che viene posizionato nei buchi o sulle asperità della roccia), rurp (speciale attrezzo che consente la progressione in artificiale laddove i normali chiodi da roccia risulterebbero inutili – spessore 1,5 mm), ma anche friend. I friends o cams sono attrezzi meccanici a camme mobili che vengono utilizzati come mezzi di assicurazione e/o progressione durante l’ascensione di una parete di roccia. Vedi friend e nuts/stoppers (blocchetti metallici di varie misure che si incastrano nelle fessure). Vedi anche Gradi arrampicata artificiale.

ARRAMPICATA LIBERA, FARE UNA VIA IN LIBERA, “CHIUDERE” UNA VIA: salita di un itinerario utilizzano gli ancoraggi solo per la protezione e non per la progressione né per il riposo (resting). Si sale quindi sfruttando unicamente le asperità naturali della roccia.
Si dice che la salita è “rotpunkt” o anche “redpoint” quando è effettuata da primo, senza cadute né riposi.

A seconda del numero di tentativi effettuati per salire l’itinerario in libera si parla di:

  • A VISTA o ON SIGHT: salita in libera (rotpunkt) al primo tentativo, senza conoscere in anticipo l’itinerario per averlo provato in precedenza, o per avere già visto qualcuno salirlo, o per avere avuto informazioni sull’impostazione dei movimenti chiave.
  • FLASH: salita in libera (rotpunkt) al primo tentativo, senza aver mai provato l’itinerario, ma avendo già visto altri arrampicatori salirlo, od avendo avuto informazioni sull’impostazione dei movimenti chiave.
  • TIRO LAVORATO salita in libera (rotpunkt) dopo uno o più tentativi per imparare i movimenti.
  • ROTKREIS: Oltre allo stile rotpunkt, c’è lo stile rotkreis (cerchio rosso, in inglese yo-yo). Lo stile rotkreis consiste nel lasciare la corda inserita nell’ultimo moschettone dove ci si è fermati (volo o resting), calarsi fino a terra e poi ripartire da lì.
  • GREENPOINT: via in flash ma con la corda dall’alto.

ARRAMPICATA INDOOR: l’arrampicata si pratica non solo sulla roccia, ma anche su strutture artificiali, composte da pannelli sui quali vengono fissati le prese (appigli) e gli ancoraggi che permettono di arrampicare in sicurezza. Le strutture sono solitamente installate all’interno (indoor) di palazzatti o palestre. L’altezza della struttura è assai varia; ci sono sale d’arrampicata alte oltre 20 metri, mentre in altri edifici l’altezza non supera i 6-7 metri.
Anche la disciplina del bouldering si pratica indoor, nelle sale boulder.

ARRAMPICATA SPORTIVA: l’arrampicata sportiva è uno stile di arrampicata che si basa su ancoraggi permanenti fissi alla roccia come protezione/sicurezza. Il termine è usato in contrapposizione all’arrampicata tradizionale o trad, facente uso invece di protezioni amovibili come nut e friend. Poiché l’equipaggiamento è usato esclusivamente per l’assicurazione, e non aiutare la progressione, l’arrampicata sportiva è considerato un tipo di arrampicata libera. L’arrampicata sportiva si può praticare sia indoor (in palestra, su pareti artificiali) che outdoor (palestre di roccia o falesie) ed è senza dubbio uno sport completo per il corpo e per la mente.
Per quanto riguarda le competizioni l’arrampicata sportiva è regolamentata a livello internazionale dall’International Federation of Sport Climbing.

ASSICURARE: tenere in sicurezza il primo o il secondo di cordata attraverso l’uso di corda e dispositivi d’assicurazione, in modo tale che in caso di caduta questa venga frenata e arrestata dalla corda. Vedi Freni.

ASSICURATORE (1): la persona che assicura lo scalatore mentre arrampica.
ASSICURATORE (2): il dispositivo, lo strumento utilizzato per assicurare lo scalatore. Vedi Freni.

ASSICURAZIONE (TECNICHE DI): insieme delle manovre utili a trattenere il volo del compagno di cordata.

AUTO ASSICURAZIONE: manovre con le quali lo scalatore provvede alla propria sicurezza, per esempio agganciandosi alla sosta.

ATTACCO: punto di partenza di una via.

AUTOBLOCCANTE (NODO): nodo che ha la funzione di scorrere lungo la corda, bloccandosi se caricato del peso di chi arrampica. Sono nodi autobloccanti il prusik e il machard (vedi la pagina dei nodi).

AUTOBLOCCANTE (STRUMENTO): dispositivo di assicurazione a bloccaggio assistito che facilita e rende più intuitivo il bloccaggio della corda rispetto ad un dispositivo a secchiello. Vedi Freni.

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B

BARCAIOLO: il nodo barcaiolo è un nodo bloccante usato sia in montagna che in mare. Serve per fissare una qualsiasi corda a un punto di ancoraggio (vedi la pagina dei nodi).

BLOCCAGGIO: in arrampicata il bloccaggio (anche chiusura) è quella situazione che si presenta quando lo scalatore deve allungarsi il più possibile per raggiungere l’appiglio successivo. In questa posizione, il braccio e l’avambraccio si avvicinano molto, con grande dispendio di forza. Per rendere facilmente l’idea di cos’è un bloccaggio, immagina di fare una trazione su una sbarra, sollevarti e non scendere (ovvero trazionare e rimanere bloccati). Ecco, se non scendi ti trovi ad effettuare un bloccaggio con due braccia alla sbarra.

BLOCCO: nel gergo comune dei climbers, andare a far blocchi significa andare a far boulders.

BLOCCA!: è il comando che solitamente si dà al compagno che ci assicura quando ci troviamo in difficoltà e vogliamo fare un resting rimanendo appesi alla corda.

BIDITO: vedi appiglio.

BOMBÈ: strapiombo (dal francese).

BOULDERING: arrampicata sui massi (boulder) alti generalmente pochi metri, senza l’utilizzo della corda e imbracatura. Fare blocchi ha lo stesso significato di andare a far boulder. Si utilizza un materasso (“crash pad”) per limitare le conseguenze di una caduta, che comunque gli amici cercano di “parare” al meglio con le mani.  Il bouldering (o sassismo) si basa su un’arrampicata molto fisica e dinamica fatta di pochi movimenti portati al limite.
Lo STREET BOULDER è la filosofia del bouldering applicata ai palazzi cittadini, o meglio ai primi metri di questi ultimi.

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C

CAMINO: stretto canale verticale formato da due opposte pareti di roccia.

CAMBIO MANO: si dice quando bisogna sostituire la mano (destra o sinistra) che tiene l’appiglio con l’altra mano. Sostituisce la mano sulla stessa presa.

CAMBIO PIEDE: si dice quando bisogna sostituire il piede (destro o sinistro) posizionato su un appoggio con l’altro piede. Sostituisce il piede sullo stesso appoggio.

CANNA: formazione rocciosa tipica del calcare, a forma di colonnetta. Vedi immagine arrampicata su canne.

CAPOCORDATA: lo scalatore che sale per primo durante una scalata e che attrezza la via. Il capocordata si assume i maggiori rischi e la responsabilità della sicurezza della scalata.

CARICARE (IL PIEDE): si dice quando bisogna caricare il peso del corpo sul piede posizionato su un appoggio.

CATENA: molto spesso l’ancoraggio finale, al termine di un tiro in falesia, è costituito da due spit uniti da una catena.

CAVANUT: il cavanut è uno strumento che ha la funzione di semplificare l’estrazione dei nuts.

CENGIA: la cengia è una sporgenza pianeggiante di una parete rocciosa, una sorta di balcone, che interrompe la verticalità della parete. Le cenge sono spesso sede di vie ferrate o punti di riposo durante un’ascensione.

CHIODO: il chiodo da roccia è un attrezzo in metallo che si infigge col martello nelle fessure della roccia. Al suo termine vi e un anello a cui viene fissato un moschettone per la progressione in sicurezza. Vedi anche Ancoraggi o protezioni.

CLESSIDRA: la clessidra in arrampicata è una formazione rocciosa a forma di colonna che si crea dall’unione di due buchi nella parete. Può essere usata come punto di ancoraggio.

CONSERVA (PROGRESSIONE IN): la progressione in conserva, o progressione a corda corta, si ha quando non ci sono vincoli tra la corda e la montagna. I componenti della cordata procedono insieme, ed entrambi devono prestare la massima attenzione. La corda che unisce i componenti la cordata deve essere tesa, perché l’eventuale perdita di equilibrio deve essere immediatamente contrastata attraverso l’uso corretto della corda. L’azione decisa e immediata sulla corda consente, anche in caso di un’eventuale scivolata, di bloccare sul nascere il movimento errato del compagno, prima che questi acquisti velocità.

CORDA DOPPIA: la discesa in corda doppia è una tecnica che permette di calarsi lungo pareti verticali, ad esempio nell’ambito di attività sportive quali l’arrampicata, l’alpinismo e la speleologia, oppure nel corso di operazioni militari o di salvataggio. Impara di più sulla corda doppia.

CORDA: la corda che ci lega al compagno di scalata è l’elemento fondamentale di tutta la catena di assicurazione e può essere considerata come una sorta di salvavita. La corda da arrampicata è certamente il principale accessorio dell’attrezzatura alpinistica, ma non tutte le corde sono uguali: la sua scelta deve essere fatta in base all’impiego che se ne farà. La corda da alpinismo è formata da un intreccio di filamenti in nylon, che formano gli stoppini. Più stoppini attorcigliati tra loro formano i trefoli. I trefoli, intrecciati e attorcigliati tra loro formano l’anima della corda. L’anima è la parte interna della corda; all’esterno, la corda è completata da un ulteriore strato di stoppini intrecciati e di solito colorati, che costituiscono la calza. Anima e calza sono le due parti basilari di una corda da alpinismo. L’anima garantisce le funzionalità dinamiche, di assorbimento dell’energia di caduta e di resistenza alla rottura. La calza ha soprattutto una funzione protettiva, anti usura e anti taglio ma, contribuisce anche, per il 30%, alle caratteristiche di resistenza alla rottura di una corda. Leggi di più sulla pagina dedicata alle corde.

CORDATA: gruppo di persone che arrampicano insieme uniti da una corda. Le cordate sono formate da 2 o 3 componenti. Solo in alcuni casi specifici, come le salite sui ghiacciai, possono essere composte da più componenti.

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D

DIEDRO: incrocio di due pareti che assumono la forma di un libro semi-aperto (contrario di spigolo).

DINAMICA (ASSICURAZIONE): l’assicurazione dinamica consiste nell’attenuare lo shock sulla corda (e sul corpo dello scalatore che cade) al momento della caduta. Quando si vola e la corda va in tiro, occorre “dare dinamica” allo scalatore in modo tale che questi venga accompagnato in maniera più morbido. L’assicuratore deve aspettare l’istante preciso in cui l’arrampicatore, volando, metterà in tensione la corda, e in quel preciso momento fare un passo avanti o saltare.
Ci sono situazioni in cui non è una buona idea fare un’assicurazione dinamica, in particolare quando gli arrampicatori sono nei primi metri e c’è il rischio di caduta al suolo. Non occorre dare più corda del necessario, ma al contrario bisognerà fornire un’assicurazione “statica” in modo da fermarlo il più in alto possibile da non farlo arrivare a terra.
Nel filmato che segue, il forte scalatore Chris Sharma ci spega dettagliatamente la tecnica di assicurazione dinamica.

DISCENSORE: attrezzo meccanico che ha la funzione di permettere la discesa in corda doppia o la calata. Ad esempio il Reverso della Petzl.

DŰLFER: tecnica di arrampicata basata sull’opposizione tra la spinta dei piedi e la trazione delle mani. Viene utilizzata prevalentemente su lame, diedri e fessure. Prende il nome dal celebre alpinista Hans Dűlfer.

DYNEEMA: il Dyneema (Gel Spun Polyethylene) è una fibra sintetica particolarmente adatta alla produzione di cavo da trazione. Viene in particolar modo utilizzato per applicazioni sportive quali il kitesurf, il volo di aquiloni giganti, il parapendio, l’alpinismo, il tiro con l’arco, la pesca sia sportiva che professionale e la produzione di giubbotti antiproiettile. I cordini in Dyneema hanno un’eccezionale resistenza, paragonabile a quella dei cavi di acciaio, ma con il vantaggio di resistere molto bene agli sforzi da torsione e piegamento. Più informazioni sul dyneema e alpinismo.

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E

EDDY: vedi Freni.

ENGAGEE (engagée): tratto di arrampicata dove i punti di ancoraggio (protezioni), se pur ottimi, sono molto distanti tra loro (lunghi). Il potenziale volo può essere quindi importante ma non necessariamente pericoloso, soprattutto se il terreno è strapiombante. Il termine è traducibile con ingaggioso.

ESPLOSIVO (PASSAGGIO): si dice di un passaggio breve ma dove è necessario uno sforzo fisico notevole, quindi una forza esplosiva.

EXPO: tratto di arrampicata dove gli ancoraggi sono talmente rarefatti, precari (o addirittura assenti), da non proteggere efficacemente un eventuale caduta, le cui conseguenze possono essere quindi molto serie.

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F

FALESIA: parete rocciosa attrezzata per l’arrampicata sportiva.

FESSURA: spaccatura nella roccia che permette l’infissione con martello di chiodi, il posizionamento di protezioni veloci (friends – nuts) o la progressione a incastro.

FIFI: il FiFi è un gancio utilizzato prevalentemente in arrampicata artificiale. Ad esso si collegano le staffe, oppure può essere utilizzato per il posizionamento, la progressione e il sollevamento di carichi.

FREE SOLO: arrampicare in solitaria senza l’utilizzo di nessuna protezione o corda.

FRENI: per freno si intende il dispositivo utilizzato per assicurare il compagno di scalata mentre arrampica. Tra i freni più diffusi ci sono:

  • Gri-Gri, che viene utilizzato quasi esclusivamente in falesia e nelle strutture d’arrampicata indoor. Si può utilizzare con una sola corda. È prodotto da Petzl e probabilmente è il più diffuso dispositivo d’assicurazione. Per una descrizione dettagliata di questo strumento ti rimando a Wikipedia, clicca qui.
  • Eddy, con un funzionamento simile al gri-gri, questo è un altro valido dispositivo autobloccante prodotto da Edelrid. Clicca qui per l’immagine di Eddy.
  • Secchiello o Tuber A differenza del gri-gri o dell’Eddy, il secchiello non è un dispositivo autobloccante, ma è necessario l’intervento dell’assicuratore per frenare e fermare la caduta dello scalatore. Con il secchiello si possono usare due corde, e viene spesso utilizzato anche per le calate in corda doppia. Molto sono i produttori che commercializzano questo strumento, tra i più noti la Petzl con il diffusissimo Reverso. Per maggiori informazioni sul secchiello, vedi Wikipedia, qui.
  • Mega Jul, prodotto da Edelrid. Un altro valido strumento per assicurare il compagno di scalata. Il Mega Jul si poò usare con una o due corde, funziona come autobloccante ed è molto leggero. Personalemte lo uso volentieri in montagna.
  • Cinch, prodotto da Trango, non è più in commercio. Immagine.
  • Piastrina / Gi-gi. Il gi-gi o piastrina è uno strumento adatto alla discesa in corda doppia, ad assicurare il primo di cordata, uno o due secondi di cordata, alla risalita su corda e come autobloccante in paranchi da recupero. Più informazioni su Wikipedia.
  • Mezzo barcaiolo. Il mezzo barcaiolo non è uno strumento meccanico, ma un nodo frenante. Alcuni lo usano ancora oggi sulle vie multipitch. È un nodo che tutti gli scalatori dovrebbero conoscere. Cosa fare infatti se ti sfugge di mano il reverso e rimani senza alcun dispositivo frenante? Vedi pagina dei Nodi.

FRIEND: protezione veloce a camme che si posiziona all’interno di fessure o buchi (più info su Wikipedia). Vedi anche Ancoraggi o protezioni.

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G

GHIERA: la ghiera permette la chiusura sicura della leva del moschettone, ed evita che questo possa aprirsi involontariamente. Normalmente a vite, ma nei moschettoni moderni può essere anche a molla o baionetta. Su molti moschettoni a ghiera è presente un segno di color rosso. Se tale segno rimane scoperto, indica che la ghiera non è stata chiusa correttamente.

GHISA – GHISATO: modo di dire che si usa quando l’acido lattico, utile per produrre energia, viene prodotto in modo eccessivo e si accumula portando crampi e dolori muscolari. Il sintomo principale dovuto all’accumulo di acido lattico è l’affaticamento muscolare: potrebbe succedere di non riuscire a proseguire nella prestazione fisica a un determinato livello, fino a doversi fermare. L’acido lattico, o lattato, viene prodotto dal corpo umano quando messo sotto sforzo, per esempio in caso di esercizio muscolare prolungato.

GI-GI: vedi Freni.

GOCCIA: le gocce sono appigli tipici del calcare, piccole o medie concavità o buchetti creati dall’acqua piovana.

GRADO DI DIFFICOLTÀ: con grado di difficoltà si intende la valutazione della difficoltà di una via nei vari tipi di arrampicata e nell’alpinismo. Vedi la pagina dedicata ai gradi di difficoltà in arrampicata.

GRI-GRI: vedi Freni.

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I

IMBRAGATURA o IMBRACATURA o IMBRAGO: accessorio fondamentale dell’arrampicata, l’imbragatura è “l’anello d’unione” tra il corpo di chi la indossa e il resto della catena di sicurezza. Principalmente possiamo dividere le imbragature in due diversi tipi: imbragatura bassa e imbragatura intera.
L’imbragatura più usata è quella bassa, costituita da una cintura (che si trova in corrispondenza dei fianchi) attorno alla vita e da due cosciali collegati tra loro da un anello di fettuccia (anello di servizio). Tutte le imbragature per alpinismo devono rispondere alla norma EN 12277 ed essere quindi omologate. L’anello di servizio, posto sulla parte anteriore dell’imbragatura, unisce cintura e cosciali ed è dotato di caratteristiche di robustezza. Non viene utilizzato per legarsi direttamente alla corda.

INCASTRO: tecnica di arrampicata in fessura (jamming) che consiste nell’inserimento di un arto all’interno di una fessura, e nella sua successiva torsione fino all’incastro, che permette di sostenere il peso del corpo.

INCROCIO: la tecnica dell’incrocio di mani (ma anche di piedi) consiste appunto nell’incrociare le braccia. I tre tipi di incroci possibili sono: da sopra (il braccio che va a prendere la presa successiva passa sopra a quello che tiene la presa), da sotto (il braccio che va a prendere la presa successiva passasotto a quello che tiene la presa) e a braccio disteso. Qui una bella immagina del forte Luca Zardini “Canon” mentre esegue un “incrocio da sotto”.

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K

KEVLAR: il kevlar è un materiale molto resistente e molto adatto per l’alpinismo. Il kevlar viene utilizzato nell’abbigliamento tecnico, nelle calzature e nella produzione di cordini. I cordini il kevlar hanno all’interno un anima in kevlar (appunto) e all’esterno una calza in nylon. Più informazioni sul kevlar e alpinismo.

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L

LAMA: scaglia di roccia sottile separata dalla parete, che può essere utilizzata come appiglio.

LANCIO: fare un lancio significa fare un movimento molto dinamico (lanciare la mano verso la presa) per arrivare ad un appiglio molto lontano, altrimenti difficilmente raggiungibile con un movimento lento (statico). Il lancio deve essere effettuato sinergicamente spingendo sia con i piedi che con le braccia, guardando bene l’appiglio che dobbiamo raggiungere. I lanci necessitano di molta coordinazione.

LAVORATO (TIRO): si dice di un tiro che richiede alcuni tentativi per imparare i movimenti necessari a salirlo prima di essere salito in stile rotpunkt.

LIBERARE UNA VIA o UN TIRO: effettuare la prima salita di un itinerario in libera (rotpunkt).

LOLOTTE: la lolotte (posizione drop-knee) è considerata una posizione fondamentale dell’arrampicata moderna.
Nella lolotte la postura del bacino è laterale alla parete. Viene utilizzata prevalentemente in strapiombo, ma trova comunque applicazione su tutte le inclinazioni della parete.

Il movimento della lolotte richiede una rotazione del bacino, una forte torsione del ginocchio e una spinta di un piede in orizzontale. Attenzione: ancor più del tallonaggio, la lolotte è tra i più comuni meccanismi di infortunio al ginocchio.

LONGE: La longe è un dispositivo di protezione individuale utilizzato in alpinismo, arrampicata e speleologia, solitamente costituito da uno spezzone di corda o da una fettuccia, eventualmente divisi in più rami, vincolati all’imbrago e ad uno o più moschettoni. Essa può essere costruita dall’utilizzatore stesso, oppure acquistata; per alcuni utilizzi le longe acquistate sono ritenute più sicure. Più informazioni su Wikipedia.

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M

MAGNESITE: spesso chiamata impropriamente magnesio, la magnesite è utilizzata come anti-traspirante per asciugare il sudore dalla mani di chi arrampica, migliorando la presa. Anche i ginnasti utilizzano la magnesite, erroneamente chiamata spesso gesso. Scientificamente si tratta di carbonato di magnesio sotto forma di polvere (o anche in soluzione liquida).

MANETTONE: vedi Appiglio.

MACHARD: nodo bloccante. Vedi pagina dei Nodi.

MEGA JUL: vedi Freni.

MEZZO BARCAIOLO: vedi Freni.

MONODITO: vedi Appiglio.

MONOTIRO: via di arrampicata composta da un unico tiro. Normalmente il monotiro non supera i 40 metri di lunghezza. Il più delle volte in falesia si arrampica su monotiri, e non su vie lunghe di più tiri.

MORFOLOGICO (PASSAGGIO): un passaggio, o anche un tiro, è detto morfologico quando presenta dei movimenti adatti (o preclusi) ad una specifica caratteristica fisica dello scalatore. Per fare un esempio, immagina di avere soltanto due prese a disposizione per superare un determinato passaggio, ma le due prese sono molto lontane, e tu sei troppo basso di statura per poter passare da un appigio all’altro. Ecco, si tratta di un passaggio morfologico. Lo stesso può accadere su un camino molto largo e completamente liscio, o comunque quando lè indispensabile una grande scioltezza articolare delle gambe (vedi Spaccata); chi ha le gambe lunghe può superarlo in spaccata, ma se sei troppo piccolo di statura per te sarà impossibile risalire il camino.

MOSCHETTONARE – RINVIARE: inserire la corda nel moschettone del rinvio che sta agganciato allo spit. Il moschettonaggio è un momento delicato in quanto per qualche secondo lo scalatore rimane attaccato con una sola mano (con i piedi in appoggio), dovendo usare l’altra mano per alzare ed inserire la corda nel moschettone. In caso di volo questo risulta più lungo, in quanto il compagno di cordata sta “dando corda” per consentire la manovra. Per evitare questo inconveniente, quando è possibile è sempre conveniente moschettonare quando ci si trova con il bacino all’altezza del rinvio.

MOSCHETTONE: il moschettone, detto anche connettore, è un anello di metallo incompleto per permettere l’apertura e la chiusura dello stesso. Può avere diverse forme e presenta un lato apribile tramite una leva che può essere fermata da una ghiera. Può essere di acciaio oppure leghe leggere. Viene usato laddove c’è necessità di unire due elementi in maniera rapida sicura e riutilizzabile, per questo è usato spesso per sport quali arrampicata, alpinismo, parapendio, speleologia ma anche, ad esempio, in edilizia nelle imbracature anticaduta.

MOULINETTE: la moulinette, chiamata anche top rope o arrampicata con la corda dall’alto è un metodo di assicurazione utilizzato in arrampicata su monotiro. Nella moulinette la corda va dal compagno che assicura dalla base della via, alla sosta in cima alla via, per poi ridiscendere fino all’arrampicatore assicurato.
Assumendo che la via sia verticale, che l’ancoraggio sia robusto e che l’assicuratore presti attenzione, la moulinette garantisce che l’arrampicatore cada al massimo di una breve distanza.

I casi principali in cui si utilizza l’arrampicata in moulinette sono:

  • Quando si prova una via al limite delle proprie capacità: alcuni arrampicatori preferiscono questo metodo di assicurazione per studiarsi la via.
  • Quando si vuole far provare ad arrampicare qualcuno alla prima esperienza.
  • Nella arrampicata indoor in alcune palestre è preferita all’arrampicata da primo per motivi di sicurezza.
  • In alcuni casi di bouldering quando il masso è troppo alto.
  • In alcuni siti d’arrampicata dove la roccia è troppo friabile per utilizzare gli spit.

Le vie salite senza cadute ma in moulinette non sono considerate ascensioni valide. Per essere valide le vie vanno invece salite da primo di cordata, o come si usa dire, con la corda dal basso.

Nell’arrampicata in moulinette, ovvero quando il punto di ancoraggio è costituito da un solo moschettone, è più facile sostenere il peso dell’arrampicatore se ti trovi subito sotto di lui, questo proprio perché l’angolo di avvolgimento è maggiore rispetto a quando ci si trova distanti dalla parete.

Schema di arrampicata in moulinette

Attenzione però, la moulinette è un’operazione da non sottovalutare! Va infatti sottolineato che statisticamente gli errori generati da questa manovra sono alla base di un grande numero di incidenti.

Ecco gli aspetti critici e gli errori da evitare:

  • Valutazione ed utilizzo improprio della sosta per la moulinette: uso di soste inaffidabili, corda passata in maillon o anelli piccoli od usurati, corda passata direttamente nei fix, in anelli della catena, assieme ad altre corde presenti nello stesso anello, in maillon disposti parallelamente alla parete.
  • Uso di cordini in sosta su cui fare la moulinette (pericolo elevatissimo di taglio per abrasione).
  • Utilizzando una corda molto elastica, se un eventuale volo si verifica nei primi metri della salita lo scalatore rischia di finire a terra. Perciò, soprattutto nei primi metri, la persona che assicura deve mantenere la corda assai tesa.
  • Disattenzione da parte dell’assicuratore con conseguenti possibili sfilamenti della corda dal freno (ricordarsi di legare anche chi assicura o, in ogni caso, fare sempre un nodo sul capo opposto a chi arrampica).
  • Calata in moulinette troppo veloce con conseguente surriscaldamento e danneggiamento della corda.

Alcuni suggerimenti:

  • Lasciare rinviata la corda di colui che arrampica in moulinette mediante rinvio nell’ancoraggio precedente la sosta: questo aumenta la sicurezza
  • In caso di moulinette in strapiombo, è estremamente consigliato lasciare più di un rinvio lungo l’itinerario, in maniera tale che colui che arrampica, in caso di volo, non si stacchi completamente dalla parete e si trovi in difficoltà per continuare il tiro di corda.
  • Non lasciare mai troppo lasco di corda al compagno che arrampica in moulinette per evitare lunghi voli in caso di caduta; non tenere altresì troppo teso per non impedire a chi sale la libertà di movimento.
  • Non arrampicare in moulinette su tiri ove siano presenti lunghi traversi per evitare, in caso di caduta, lunghi pendoli.
  • Chi sale in moulinette deve utilizzare il capo di corda opposto a quello usato da chi ha arrampicato da primo, ovvero il tratto di corda che passa per i rinvii; non utilizzare il capo libero.
  • Calate lentamente il compagno per evitare di rovinare la corda, di rovinare il freno e di mettere a rischio l’incolumità di chi arrampica.

Tratto dal sito GognaBlog. Leggi l’articolo completo.

MULTIPITCH o VIA LUNGA: via di arrampicata composta da più tiri.

MUNGERE (IL RINVIO): nel gergo dell’arrampicata mungere il rinvio significa aggrapparsi ad esso per sollevarsi ad aiutarsi a superare un passaggio troppo difficile per lo scalatore, che altrimenti non è in grado di salire. Una sorta di arrampicata artificiale, grado A0 (vedi Gradi arrampicata artificiale).

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N

NUT: dado asimmetrico, in metallo, collegato ad un cavetto d’acciaio. Viene incastrato in fessure o spaccature della roccia come protezione veloce. Vedi di più su Ancoraggio o protezioni.

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O

ON SIGHT: a vista. Vedi Arrampicata libera.

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P

PASSAGGIO CHIAVE: il passaggio più difficile della via, spesso si tratta del passaggio che dà il grado alla via stessa.

PIASTRINA: vedi Freni.

PINZA: vedi Appiglio.

PRIMO: il capocordata, colui che sale da primo. Al suo opposto troviamo il secondo (il compagno di cordata). Il primo di cordata, su una via multipitch, è ovviamente il più esperto (da qui il nome di capocordata), in quanto si assume i maggiori rischi e la responsabilità della sicurezza della scalata.

PROTEZIONI: vedi Ancoraggio o protezioni.

PROTEZIONI VELOCI: per protezioi veloci si intendono gli attrezzi amovibili quali friend e nut, che vengono posizionate dal primo di cordata nelle fessure e/o buchi della roccia, per poi essere recuperate dal secondo di cordata.

PRUSIK: nodo autobloccante. Vedi pagina dei Nodi.

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R

RESINATO (FITTONE): vedi Ancoraggi o protezioni.

RESTING: fare un resting si dice quando durante una via ci si ferma appesi alla corda per riposare o per studiare i movimenti necessari alla progressione. Si considera resting anche tenersi momentaneamente al rinvio per moschettone o rinviare.

REVERSO: vedi Freni.

RINVIO: coppia di moschettoni collegati da fettuccia. Un moschettone viene agganciato nell’anello dell’ancoraggio, nell’altro viene fatta passare la corda. Permette di agganciare rapidamente la propria corda ad un punto di ancoraggio limitando l’attrito della corda tra i vari punti di ancoraggio posti durante la salita.

RINVIARE: passare la corda dentro al moschettone di un rinvio.

ROTPUNKT: salita di una via di arrampicata sportiva senza effettuare resting. Vedi anche Arrampicata libera e storia del Rotpunkt.

ROVESCIO: vedi Appiglio.

RUN OUT: lungo tratto di arrampicata da un ancoraggio al successivo, o dall’ultimo ancoraggio alla catena.

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S

SECCHIELLO: vedi Freni.

SPAZZOLINO: lo spazzolino viene usato per pulire gli appigli quando questi risultino troppo “sporchi” di magnesite. Molto utilizzato nel bouldering.

SPIT: tassello a bussola autoperforante a cui viene fissata una piastrina fornita di un anello nel quale far passare il rinvio. È un ancoraggio fisso. Il nome è l’acronimo di Société de Prospection et d’Inventions Techniques, l’azienda francese nata nel 1951, che fu tra le prime aziende a produrlo.

SOSTA: punto finale del tiro di corda, dove il capocordata (lo scalatore che sale per primo) recupera il secondo (il compagno di cordata) per poi ripartire per il tiro successivo. La sosta è composta da un insieme di punti di ancoraggio tra loro opportunamente collegati, utilizzati per l’assicurazione della cordata durante la sua progressione su una parete.

SPACCATA: massima apertura (laterale o sagittale) delle gambe. Nell’alpinismo, forma particolare della tecnica di opposizione, adottata per il superamento di camini (talvolta anche di diedri) e attuata mediante spinte contrapposte di mani e piedi, cioè con un piede e una mano appoggiati a ciascuna delle due pareti.

SPALLATA: vedi Appiglio.

SPIT: vedi Ancoraggi o protezioni.

SPITTARE: fissare gli ancoraggi, Spit o Resinati, nella roccia. Più generico: ATTREZZARE oppure CHIODARE.

STATICA (ASSICURAZIONE): vedi Dinamica (assicurazione).

STATICA (CORDA): vedi Come scegliere la corda da arrampicata.

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T

TALLONAGGIO: il tallonaggio consiste in un movimento in cui bisogna “tirare” (invece che spingere) con le gambe. Anzichè usare la punta del piede, si utilizza il tallone, che si aggancia su una sporgenza della roccia. Utile in falesia, il tallonaggio risulta spesso indispensabile nel bouldering. I tallonaggi richiedono un’importante contrazione dei muscoli posteriori della coscia ed esercitano una rotazione esterna della tibia. Al pari della lolotte (posizione drop-knee) i tallonaggi sono tra i più comuni meccanismi di infortunio al ginocchio.

TETTO: in arrampicata il termine tetto definisce una sporgenza orrizzontale. Esempio: il tetto di “Araxas” in Cinque Torri (8b).

TIRO: tratto di arrampicata dalla base della parete fino alla prima sosta e da qui alla successiva, e così via fino al termine dell’itinerario. In falesia, il più delle volte si parla di monotiri, dove l’arrampicata si sviluppa per un massimo (salvo eccezioni) di 40 metri, dalla base della parete alla catena finale.
Sulle vie multi pitch si parla di TIRO DI CORDA o LUNGHEZZA: tratto di arrampicata con lunghezza solitamente inferiore ai 70 metri, tra una sosta all’altra o dall’attacco della via alla prima sosta.

TREFOLO: la corda da alpinismo è formata da un intreccio di filamenti in nylon, che formano gli stoppini. Più stoppini attorcigliati tra loro formano i trefoli. I trefoli, intrecciati e attorcigliati tra loro formano l’anima della corda.

TUBER: vedi Freni.

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U

UIAA: Unione Internazionale Associazioni Alpinismo.

UNTO – UNTA (ROCCIA): si dice della roccia o di una presa diventata liscia e scivolosa a causa dell’usura data dai numerosi passaggi. Anche il continuo uso della magnesite, fa sì che sulle prese rimanga una patina che rende la presa o l’appoggio sfuggente e scivoloso.

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V

VIA COMUNE: la via comune, detta anche via normale, costituisce l’itinerario di minore difficoltà per raggiungere la cima di una montagna.

VIA FERRATA: salita attrezzata con cavi d’acciaio e staffe. Leggi tutto e impara di più sulla Via ferrata.

VOLO: caduta durante l’arrampicata per esaurimento della forza, errore nel movimento, rottura di un appiglio od appoggio eccetera. Il volo ha sempre conseguenze imprevedibili e costituisce un “tabù” nell’arrampicata classica – tradizionale e nell’alpinismo.
In arrampicata sportiva il volo viene invece accettato, pur essendo comunque un evento psicologicamente non ininfluente e che bisogna saper gestire:

  • Volare in modo scomposto può provocare il ribaltamento con il rischio di battere il capo.
  • Volare con la protezione mal posizionata rispetto alla base della parete o ad un gradino/terrazzino, può provocare l’impatto al suolo o contro l’ostacolo.
  • Il volo può avere gravi conseguenze se il compagno di cordata è distratto o sbaglia a manovrare l’attrezzo di assicurazione.

– Credtits: alcuni testi sono stati tratti dal sito regione.lombardia.it e dal sito sestogrado.it