Avventura4 - Guide Dolomiti: arrampicata, vie ferrate, sci

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Chi sono

Finalmente! Abbiamo terminato la via ed ha smesso di piovere, ora dobbiamo solamente passare sul versante sud camminando lungo la cengia e chiamare l'elicottero. Ci sediamo un momento, dobbiamo cambiarci le scarpe. Aperto lo zaino, con disappunto scopriamo che non c'è assolutamente niente di asciutto. Dobbiamo svuotare le scarpe come si farebbe con un bicchiere pieno d'acqua. Pazienza, l'importante è che siamo in cima, stanchi ma vivi. Vorremmo incamminarci ma in realtà anche la cengia, che in condizioni normali si può percorrere agevolmente senza corda, oggi si rivela scivolosa ed impegnativa a causa del suo aspetto invernale, che ci costringe a procedere in cordata. Più di mezz'ora per un tratto che normalmente si fa in 5 minuti.

sulla cengia

Alla fine, comunque, arriviamo al termine di questa fatica, nel punto in cui l'elicottero ha spazio sufficiente per appoggiare i pattini e farci salire.
Prendo il cellulare per chiamare Hansi (il pilota) ma con amarezza mi rendo conto che il telefono è irrimediabilmente rovinato dall'acqua. Un paio di  tentativi, provo ad aprirlo ed asciugare i contatti, ma non c'è niente da fare. Nel frattempo anche Paolo, capito il mio problema, prende il suo cellulare e … non va! Anche il suo è da buttare! Non vogliamo crederci, scendere lungo la via  normale in queste condizioni sarebbe una prova durissima. Un'ultima speranza: tentiamo con il telefono di Tony e … funziona, grazie a Dio!

Ora siamo felici. Dieci minuti di attesa ed ecco, in lontananza, il rumore dell'elicottero che si avvicina, una musica per noi. Con la bravura che lo contraddistingue Hansi posa i pattini sulla cengia,  con la velocità e facilità con cui noi parcheggiamo un motorino. Saliamo a bordo e con una picchiata vertiginosa in meno di un minuto siamo al rifugio, dove veniamo accolti calorosamente.
Ricorderò sempre il piacere provato nel mangiare la calda e fumante minestra. Per metà abbiamo dovuto farlo con dei pezzi di  pane nelle mani, perché dal freddo queste tremavano ancora così tanto che era impossibile reggere fermamente il cucchiaio.
Poi, finalmente, saliamo in auto e ci avviamo verso casa.
Ora piove nuovamente.

Conclusione
In serata chiamo Davide. Mi racconta della sua discesa in corda doppia, se l'è vista brutta pure lui.
Ha dovuto aiutare gli spagnoli, che avevano completamente perso la testa e non sapevano più che cosa fare. Una volta alla base della parete, ha provato più volte a chiamarci con forti grida, ma era impossibile per noi sentirlo. Dopo mezz'ora di  tentativi ha desistito, ormai sconsolato: mi confesserà che ci credeva morti.
Quanto a noi, penso che il fatto di essere due scalatori con un alto livello di arrampicata  in falesia sia stato irrilevante. Sono invece convito che a fare la differenza sia stata l'esperienza accumulata in tanti anni di uscite in montagna, centinaia  e centinaia di vie facili e difficili salite nelle condizioni più disparate.

Tony Scott e Enrico Maioni

E mi piace credere, per concludere, che un atavico istinto trasmesso ai nostri geni da generazioni di alpinisti e montanari ci abbia aiutato e guidato nel prendere le decisioni  migliori.


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