Avventura3 - Guide Dolomiti: arrampicata, vie ferrate, sci

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Avventura3

Chi sono

Ci fermiamo un attimo per indossare la giacca a vento, le prime gocce si sono già trasformate in una pioggia continua e inopportuna. Raggiungiamo Paolo, che riparte in tutta fretta. Stiamo salendo lungo una serie di fessure e colatoi, il posto peggiore quando piove: l'acqua infatti si incanala lungo queste profonde rughe della parete, trasportando con sé pietre e detriti; inoltre tutti gli alpinisti sanno quanto queste linee siano i principali punti di scarico della corrente elettrica che scaturisce dai fulmini quando colpiscono le montagne.
Siamo preoccupati!
Ora la pioggia è mista a grandine, che comincia ad imbiancare la parete, ed i fulmini sono più frequenti. Siamo già in alto, abbiamo superato più di due terzi della parete e ritirarsi a questo punto non è più conveniente. Non manca più molto alla termine della via, e poi questi temporali violenti passano in fretta, pensiamo. Inoltre, una discesa in queste condizioni sarebbe comunque rischiosa e difficile.

Mentre saliamo, una scossa elettrica colpisce Paolo che ci sta assicurando: non è una scarica violenta, ma quanto basta per togliere le mani dalle corde. Il pericolo maggiore è infatti proprio questo: abbandonare la presa mentre si arrampica da primo di cordata può essere fatale su queste difficoltà. Infatti su difficoltà maggiori i chiodi di protezione sono numerosi, e un'eventuale caduta si risolve in un volo di pochi metri nel vuoto. Qui invece siamo sul 5° grado, ed i chiodi sono pochi: si rischiano voli di 30-35 metri su una parete molto articolata, dove cadendo si sbatterebbe violentemente su sporgenze e spuntoni.
Poi è il mio turno, anch' io vengo colpito da una scarica di corrente: non è forte, non più di quelle che molti di noi hanno avuto modo di sentire in occasione di qualche piccolo incidente domestico, ma questo comunque non mi tranquillizza affatto. Vorrei arrampicare più in fretta, ma devo stare vicino a Tony che per fortuna non dimostra alcuna paura e rimane sempre molto calmo. Raggiungiamo Paolo in una specie di grotta formata dall'allargamento della fessura lungo la quale stiamo salendo. Quest'anfratto offre un minimo riparo, ma purtroppo anche le grotte sono da evitare durante i temporali, per cui cerchiamo di allontanarci da qui in fretta e furia. Paolo riparte, è veramente bravo a salire in queste condizioni.
Non gli chiedo più se vuole il cambio.
All'uscita dalla grotta segue un lungo traverso, ma piove così forte che non si riesce a vedere, e pur conoscendo bene la via Paolo sbaglia strada. Sale, scende, risale e dopo un po' trova dei chiodi e si ferma per assicurare me e Tony, che subito partiamo. Un mare d'acqua inonda la parete e non vedo l'ora di concludere questa salita. Raggiunto Paolo sul piccolo terrazzino, mi volto e vedo Tony in difficoltà: "Non cadere" - penso - "Non qui sul traverso". Ma invece Tony non ce la fa più, scivola sugli appigli coperti di grandine e lascia la presa. Il "friend" (uno strumento che ha la stessa funzione del chiodo da roccia) incastrato nella fessura non regge, e così con un notevole "pendolo" Tony si ritrova sotto di noi. Fortunatamente non si fa male, ed in qualche modo riesce a risalire e a raggiungerci sul terrazzino.
Ora grandina spaventosamente!
E' impossibile proseguire, dobbiamo fermarci. Siamo bagnati fradici fino alle mutande e fa un gran freddo, la temperatura è crollata ed un tremito continuo e incontrollabile scuote vistosamente i nostri corpi. Nessuno parla, siamo presi dai nostri pensieri. Guardo in basso, cerco di individuare gli spagnoli e Davide, ma lo strapiombo sottostante li nasconde alla nostra vista. Sicuramente stanno scendendo,  sarebbe da pazzi continuare a salire da laggiù.
Mentre aspettiamo in silenzio, all'improvviso udiamo un gran boato, un'accecante luce rossa illumina la parete che sembra bruciare, e massi e detriti rimbalzano tutt'intorno a noi.
Tony è sempre calmo, trova addirittura la voglia di fare alcune fotografie. Per noi guide è una vera fortuna questo suo gran carattere, se ci fossimo trovati con un cliente in preda al panico la situazione avrebbe potuto avere risvolti ben diversi.
Sostiamo impotenti sull'
angusto terrazzino da più mezz'ora, ma ci sembra di essere lì da due ore. Paolo ed io ci guardiamo, sappiamo che dobbiamo ripartire perché stiamo rischiando l'ipotermia. Il maltempo si calma un po', ora piove soltanto. Come ho già detto, nel salire Paolo ha sbagliato strada ed ora ci troviamo troppo in alto rispetto alla giusta via. Per fortuna conosciamo la parete, e sappiamo che pochi metri più in basso, sulla sinistra, ci sono i chiodi della giusta via: così lo calo, poi lui attraversa e raggiunge la sosta. Calo anche Tony, ed in breve è da Paolo. Poi tocca a me, ma nessuno può calarmi e scendere arrampicando è troppo difficile e pericoloso in queste condizioni:  la manovra per scendere è complicata, devo pensare bene alla  tecnica da adottare e concentrarmi per non fare errori. Mentre preparo le corde osservo le mie mani e noto la pelle  raggrinzita, come succede quando si sta nell'acqua per troppo tempo. Raggiungo gli altri,  Paolo riparte ed in breve tocca nuovamente a noi. Da sopra la voce di Paolo ci dice di salire, deve essere l'ultima sosta penso, e riparto più sollevato. I piedi sembrano due pezzi di legno, non hanno alcuna sensibilità e devo cercare gli appoggi più grandi per potermi fidare delle scarpette d'arrampicata. Tony rimane un po' indietro, mi fermo ad aspettarlo e poco dopo siamo nuovamente tutti e tre riuniti. Paolo riprende l'arrampicata. Mancano circa venti metri alla fine, non vedo l'ora di arrivare in cima, ma Paolo ci mette più del previsto: l'uscita sulla cengia ghiaiosa, inclinata e piena di grandine lo mette nuovamente alla prova, anche l'ultimo metro di parete oggi ci ha fatto penare.

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