Avventura2 - Guide Dolomiti: arrampicata, vie ferrate, sci

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L'avventura - 02 luglio 2008

Ore 5,00. Le prime luci dell'alba rischiarano il cielo sereno, non c'è una nuvola e l'aria è secca e pulita. Ancora  assonnati, ci avviamo in auto verso il Rifugio Lavaredo . Da qui ci incamminiamo verso la forcella omonima, che si raggiunge in 15 minuti ed offre una spettacolare veduta sulle pareti nord delle Tre Cime. Un altro quarto d'ora  di cammino ci porta infine al punto d'attacco della nostra via; un avvicinamento molto comodo se paragonato a tanti altri nelle Dolomiti.

Mentre ci prepariamo  per la scalata, arrivano tre ragazzi spagnoli, anche loro lì per salire lungo la nostra stessa via. Uno di loro mi chiede gentilmente se possono partire per primi, ed altrettanto gentilmente io gli rispondo di no. Tutti gli scalatori sanno come non sia piacevole avere qualcuno sopra la testa mentre si arrampica, inoltre Paolo ed io conosciamo bene la via e riteniamo di essere più veloci di loro. Finita questa breve conversazione, Paolo comincia a salire. Il giorno prima avevamo infatti deciso che sarà lui il primo di cordata, mentre io salirò insieme a Tony, standogli vicino per meglio aiutarlo nel caso ne avesse bisogno. Le prime due lunghezze di corda di questa via sono facili, ottima cosa per sciogliere e riscaldare un po' i   muscoli prima delle vere difficoltà. In poco tempo raggiungiamo un comodo terrazzino sovrastato dalla imponente parete nord della Cima Grande, e da qui ci accorgiamo che alla base della parete è arrivata un'altra cordata: ieri Davide  ci aveva detto che forse sarebbe venuto anche lui sulla "Nord", con il suo cliente Galileo, ed infatti eccoli lì, tutti intenti a prepararsi per la via.

Tre Cime

Li salutiamo dall'alto, e Paolo inizia a salire.
La parete può essere idealmente divisa in due sezioni: la prima metà della Comici - Dimai è molto difficile, su parete spesso strapiombante che richiede un'arrampicata atletica ed una buona tecnica. La seconda sezione è nettamente più facile (ma pur sempre di 5°grado), e la via segue una serie di fessure e colatoi per finire su una cengia che circonda interamente la cuspide della Cima Grande.
Mentre assicuro Paolo anche gli spagnoli e Davide arrivano sul terrazzino. Sembrano abbastanza bravi e sono simpatici, così ci scambiamo qualche battuta scherzosa.

Ora tocca a noi: parte prima Tony, io lo seguo a poca distanza. Questo primo tiro difficile si rivela veramente tale per il mio amico; fatica un bel po', e quando arriviamo alla sosta ha le braccia già stanche e comincia a dubitare di riuscire nell'impresa. Ne parliamo e decidiamo  di proseguire per un altro paio di tiri, perché anche più su c'è ancora la possibilità di ritirarsi senza problemi.

Paolo riparte, arrampica sicuro e veloce. E' "figlio d'arte", suo padre Luciano, nato nel 1939, è stato un fortissimo arrampicatore, ma il destino ha voluto che scomparisse prematuramente nel 1996, quando ancora scalava sul 7a, cosa notevole in quegli anni per un uomo della sua età.
Poi tocca nuovamente a noi, ma ora decido di stare davanti a Tony in modo da poterlo meglio aiutare piazzando alcuni lunghi cordini nei punti più critici. Anche lui apprezza questa scelta, che infatti si rivela vincente.

Proseguiamo per altri due tiri, Tony si è ripreso e se la cava bene. Paolo per aiutarlo tira sempre molto la corda, e questo lo stanca di più che non l'arrampicare, comincia ad accusare dei lievi crampi alle braccia… Dopo un  altro tiro gli propongo il cambio: posso salire io da capocordata, ho le braccia ancora fresche e mi sento bene. Ma lui non accetta, mi dice: "Andiamo ancora un po', un paio di tiri e poi vediamo"… E così continuiamo a salire.
Stiamo andando bene. Abbiamo distanziato gli spagnoli, Tony continua a fare un sacco di fotografie ed è molto soddisfatto di come procede la salita, e manca solo una lunghezza di corda per arrivare al termine delle difficoltà, sulla cengia dove bivaccarono i primi salitori. Propongo nuovamente il cambio a Paolo, ma anche stavolta non accetta dicendomi di essersi un po' ripreso. E così poco prima di mezzogiorno arriviamo all'inizio della zona "facile".
Negli ultimi dieci giorni abbiamo sempre arrampicato, ogni giorno con tempo bello e stabile. Anche per oggi le previsioni meteo locali non segnalano cambiamenti di rilievo, però il cielo si è improvvisamente scurito e questo non ci piace affatto. Evitiamo perciò di fare la consueta pausa ristoratrice, e mentre Paolo inizia nuovamente a salire io e Tony mangiamo in fretta una "barretta" e beviamo abbondantemente. Quando ripartiamo, alcune gocce iniziano a cadere ed in lontananza sentiamo i primi tuoni. Cerchiamo di sbrigarci ma, per quanto bravo sia,  Tony ha già dato molto e non è in grado di andare più veloce.


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